Emilio Deleidi
15 marzo - 09:11 - MILANO
Dall’incontro tra Charles Rolls e Henry Royce scaturisce un costruttore automobilistico senza pari, votato alla produzione di vetture che ambiscono all’eccellenza assoluta. E che, attraverso i decenni, diventano l’oggetto del desiderio di re, nobili, attori e cantanti. Un mito arrivato, nonostante le traversie finanziarie, ai giorni nostri
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Quell'incontro fatale
Frederick Henry Royce era il più giovane dei cinque figli di un agricoltore della contea inglese del Northamptonshire, dov’era nato nel 1863. Se non avesse avuto la passione per la meccanica, che lo spingeva a occuparsi di mulini mentre cercava di guadagnare del denaro come strillone, il mondo dell’auto avrebbe perso qualcosa di grandioso, che ancora oggi porta nel marchio il suo nome. Apprendista in diverse officine, Royce riuscì a studiare e a crescere professionalmente, fino a diventare elettrotecnico capo in un’azienda di impianti d’illuminazione; qualche anno dopo, fondò a Manchester una propria società di macchinari elettrici. La svolta arrivò nel momento in cui, per curiosità, decise d’interessarsi alle auto e di realizzare nel 1904 un prototipo, ispirato a una vettura francese della quale era rimasto deluso. L’auto di Royce aveva un motore bicilindrico di 1.800 cc, montato anteriormente, cambio a tre marce e trasmissione con coppia elicoidale. Quanto bastava per attrarre l’attenzione di un membro dell’Automobile Club londinese, che lo segnalò a uno dei soci fondatori del sodalizio, Charles Stewart Rolls, attivo all’epoca nel commercio di vetture d’importazione. L’incontro fu di quelli che segnano un destino. I due s’intesero, iniziarono a collaborare, misero in vendita qualche decina di esemplari di quattro modelli derivati dal prototipo di Royce (10 HP, 15 HP, 20 HP e 30 HP, rispettivamente a due, tre, quattro e sei cilindri) e, nel 1906, fondarono una società che porta entrambi i loro nomi. Era il 15 marzo di 120 anni fa, data di nascita della Rolls-Royce.
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