Referendum, il fronte del Sì: 'Ce l'abbiamo messa tutta, nessun rimpianto'

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La "fine della corsa" è arrivata con la prima proiezione. Il pessimismo che già si respirava nei minuti precedenti alla chiusura dei seggi si è trasformato in una realtà per i Comitati che in questi mesi di campagna elettorale hanno sostenuto la riforma della giustizia voluta dal Governo. Pochi i rimpianti per lo sforzo compiuto ma arriverà il tempo dell'analisi su quanto avvenuto. "Ce l'abbiamo messa tutta", taglia corto Nicolò Zanon, presidente del Sì Riforma. "Nessun rimpianto e nessuna critica al modo con cui abbiamo condotto la battaglia" aggiunge spiegando che "le persone sono state molto coinvolte con messaggi anche non corretti" ma il dato dell'affluenza conferma che "c'è stata partecipazione". Lo spoglio che scorre sui teleschermi, una forbice a favore del No che si amplia minuto dopo minuto, racconta di una sconfitta "chiara e netta". Per Francesco Petrelli, presidente del Comitato delle Camere Penali, uno dei motivi del risultato potrebbe essere ricondotto "alla contrapposizione polarizzata tra governo e opposizione". Per il capo dei penalisti italiani si è scelta "una formula semplice" che ha consentito "di parlare alla pancia del proprio bacino elettorale, usando slogan senza affrontare il cuore della riforma: noi ci siamo trovati davanti a questo muro". Restano sul tappeto, a detta dei favorevoli alla riforma, "criticità profonde nel sistema giustizia".

Da più parti si invoca, nonostante il netto risultato, l'avvio di un dialogo, l'apertura di "un grande cantiere per le riforme del comparto", che deve essere portato avanti "nell'interesse di tutti i cittadini, anche per quelli che hanno votato No e che hanno valutato questa riforma non sufficiente". Un obiettivo che deve, però, necessariamente fare i conti con le lacerazioni che una campagna così dura ha prodotto. "In questi mesi è accaduto un fatto straordinario: una esondazione della magistratura rispetto al suo compito ordinario di organo della giurisdizione", aggiunge Petrelli secondo cui si è assistito ad "un salto di qualità consistito da parte dell'Anm di fondare un Comitato: la magistratura ha tracimato al di fuori di quella che dovrebbe essere la sua vocazione di imparzialità istituzionale", ha aggiunto. Dal canto suo Gian Domenico Caiazza, presidente del Comitato Sì Separa, afferma che in queste settimane si è assistito ad una "formidabile campagna di mistificazione e di disinformazione" che ha "determinato lo snaturamento del confronto referendario in uno scontro politico del tutto estraneo al contenuto della riforma: è stata una consultazione schiettamente politica". Per i sostenitori della riforma il risultato non pone la parola fine alle criticità che "da decenni" affliggono la giustizia in Italia. "Quanto avvenuto oggi non esaurisce il bisogno di intervenire su alcuni aspetti centrali del sistema giudiziario, a partire dalla chiarezza dei ruoli, dalla percezione di terzietà del giudice e dal rafforzamento della fiducia dei cittadini nelle istituzioni", sostiene Carmine Foreste, responsabile del Comitato Riforme - Sì Cambia.

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