L'ex attaccante convinto che "non basterebbe solo la conferma di Vlahovic. Storicamente c'è stata sempre una grande concorrenza lì davanti, tengo Zhegrova"
La crisi degli attaccanti della Juve non sembra avere una fine. Spalletti ci convive da un po’ di tempo, dovendo tarare le forze con le esigenze di calendario e non solo. Vlahovic è appena tornato a disposizione, Yildiz non è al meglio e al tecnico non resta che continuare a dare fiducia a David. Che però, spiega Fabrizio Ravanelli, uno che di Juve ne sa, “ha pagato troppo il salto di qualità”. Non a caso il club ha avviato già le riflessioni sulla ricostruzione del reparto offensivo, spaziando dall’ipotesi di rinnovare Vlahovic a fine stagione a quella d’imbarcare un top player all’ultimo ballo come Lewandowski. Sulla ricostruzione, l’ex attaccante ha un’idea molto precisa.
Ravanelli, cosa manca all’attacco della Juve quest’anno?
“Un finalizzatore, credo che la difficoltà della Juve sia quella. È mancato per tanto tempo Vlahovic: anche lui aveva avuto delle difficoltà, ma sicuramente con Dusan al cento per cento la Juventus avrebbe avuto qualche punto in più. Spalletti ha provato in tutti i modi a far diventare la squadra più cinica davanti, perché comunque di occasioni ne crea tantissime e ha fatto anche tanti gol in queste ultime partite, però il problema è che non ha un centravanti veramente cinico e che fa la differenza. Manca un numero nove”.
Vlahovic va a scadenza al termine della stagione, meriterebbe un'altra opportunità?
“Molto dipenderà da Spalletti, da Chiellini, da Comolli, da come vorranno giocare. Sicuramente lui è un giocatore che può dare una mano, ma la Juventus non ha bisogno solo di Vlahovic. Se dovesse rimanere, credo servirebbe comunque un altro attaccante di spessore che faccia la differenza. La Juve storicamente ha avuto sempre grandi attaccanti e c'è stata puntualmente una concorrenza lì davanti. Solo Vlahovic, dovesse restare, non sarebbe sufficiente per poter lottare su tutti i fronti”.
La Juventus ha bisogno di ragazzi che hanno davanti un grande futuro e che si vogliono costruire nella Juventus. Non Lewandowski a 38 anni
Fabrizio Ravanelli
Si è parlato di Lewandowski, sarebbe l'uomo giusto?
“Secondo me no, perché manderebbe un messaggio sbagliato a tutta la tifoseria e a tutta la programmazione della Juventus. Si farebbe un passo indietro. Non perché Lewandowski non sia all'altezza o non sia bravo: è un fuoriclasse, un grande campione e lo sappiamo tutti. Ma la Juventus ha bisogno di ragazzi che hanno davanti un grande futuro e che si vogliono costruire nella Juventus, con il DNA da Juventus. Penso il club debba andare a cercare altri profili in attacco, non quello di Lewandowski a 38 anni”.
Lei chi sceglierebbe?
“Farei di tutto per prendere Osimhen, ma so che non è facile per le diverse clausole. Di attaccanti forti ce ne sono in giro, a partire da Gabriel Jesus che, secondo me, sarebbe un attaccante da Juventus, anche se ha avuto qualche infortunio. Ce ne sono altri giovani, lo scouting dev’essere bravo a individuare il profilo migliore che può vincere qualcosa di importante in futuro. Gli attaccanti pronti sono pochi e costano tantissimo, la bravura di un club è quella di costruire un giocatore puntando su giovani che hanno talento e futuro. Nella Juve in cui si è vinto pure la Champions era stata costruita una base di prospettiva forte, partendo da me, da Tacchinardi, da Di Livio, da Del Piero, da Porrini, da Torricelli, da Peruzzi. Cioè tutti ragazzi con grande voglia di mettersi in mostra, di costruire e meritare la maglia della Juventus. Secondo me bisogna pensare a rimettere queste basi, tralasciando gli ultra-trentacinquenni, perché è vero che un po’ di esperienza ci vuole ma servono soprattutto energia, intensità e forza fisica”.
C'è un attaccante italiano sul quale bisognerebbe puntare con convinzione?
“A me è sempre piaciuto Kean, che alla Juventus c’è stato. Forse ha avuto qualche infortunio di troppo e ha vissuto un periodo difficile del club, ma lo considero uno dei giovani che ha più prospettiva nel calcio italiano. Ha forza fisica e il portamento di chi potrebbe essere un attaccante da Juventus”.
David ha pagato troppo il salto di qualità. Un conto è giocare a Lilla, un altro alla Juventus
Fabrizio Ravanelli
È tutta da buttare la stagione di David?
“Sì, la sua è una stagione negativa. Ha fatto pure qualche gol, ma non credo sia un giocatore per poter vincere Champions o scudetti. Se andiamo ad analizzare gli ultimi 30 anni di storia della Juventus, onestamente, faccio fatica a trovare attaccanti che non siano stati determinanti. David ha pagato troppo il salto di qualità, perché un conto è giocare a Lilla, in un campionato francese senza troppa pressione e in contesto di squadra che gioca a memoria, e un altro è dover fare la differenza alla Juventus. Il peso della maglia è molto più difficile da sopportare, devi avere una grande personalità. Oggi credo che la differenza tra un campione, un fuoriclasse e un giocatore normale la facciano soprattutto la personalità, il carattere e la determinazione. Per poter indossare la maglia della Juventus devi avere queste qualità, altrimenti fai fatica”.
Vale lo stesso per Zhegrova e Openda?
“Zhegrova mi sembra un giocatore con molta più personalità di altri. Vedendo l'atteggiamento nei momenti difficili, anche prima dell'arrivo di Spalletti, David e Openda mi hanno sempre dato la percezione di non voler prendere tante responsabilità, muovendosi quasi per non farsi dare la palla. Secondo me su Zhegrova bisognerebbe puntarci ancora invece, ha qualità. Lo vorrei vedere in una Juve super positiva, con una mentalità vincente. Lui è uno che le responsabilità le prende, non un giocatore che se sbaglia un dribbling non ne fa un altro. Ha una forte personalità”.
Bisogna ripartire da Yildiz?
“Lui è un fenomeno. Bisogna partire da lui ma anche da Conceiçao, Zhegrova e Boga, tutti giocatori importanti e che possono spaccare le partite. Yildiz per tanto tempo è andato anche oltre, spesso gli ho visto fare tutta la fascia e questo lavoro alla lunga ti toglie lucidità. Credo anche per questo sia stato importante l’arrivo di Boga per sostituirlo qualche volta. È comunque il numero 10 della Juve, un fuoriclasse”.
C’è più consapevolezza in questa Juve, a differenza delle recenti stagioni?
“Secondo me ci sono tre-quattro giocatori su cui poter ricostruire. Yildiz, Bremer, Conceiçao sono gli elementi da tenere al centro per formare lo zoccolo duro della squadra”.









English (US) ·