Raptors e Suns, gli intrusi dei quartieri alti. La rivoluzione senza stelle funziona

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Toronto e Phoenix non erano tra le favorite e invece si sono guadagnate un posto tra le nobili del campionato. Rinunciando alle superstar e con allenatori non di nome ma di sostanza

Riccardo Pratesi

Collaboratore

13 febbraio - 19:03 - MILANO

Intruso. Il dizionario lo definisce come chi si trova in un ambiente nel quale è considerato come un estraneo. Ecco, Toronto Raptors e Phoenix Suns si sono intrufolati nei quartieri alti delle classifiche Nba, quinti a Est e settimi a Ovest, da intrusi. Sorprese o rivelazioni, se preferite, che hanno dimostrato di meritare quelle posizioni. Giocano di squadra in una lega di stelle dopo tutto parte dalla superstar, con effetto domino. Sono allenate da coach dal basso profilo, ma dall’alto rendimento. Mandano tre giocatori all’All Star Game, Scottie Barnes e Brandon Ingram dal Canada, Devin Booker dal deserto dell’Arizona. I playoff per Raptors e Suns sembrano scontati ormai, ma a inizio stagione non lo erano per nulla. Cosa serve ora, guardando avanti, per fare l’ulteriore salto di qualità? Ecco i nomi giusti.

toronto, l'allenatore

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Darko Rajakovic, 46 anni, serbo, terza stagione a Toronto, la sua prima panchina da capo allenatore Nba, sta lasciando l’impronta sui Raptors, 32 vittorie e 23 sconfitte, 16-10 in trasferta. Mimica facciale tutta europea, gestualità plateale. Empatia e umanità. La ricetta giusta in tutti i campi. Ai suoi ragazzi spiega, insegna. Non impone, convince. E sulle conoscenze di basket non ci possono essere dubbi. Lui lo dice così: "Se sei un allenatore serbo devi conoscere la tua m..da". Rende l’idea. Peccato per Ettore Messina e Sergio Scariolo che l’Nba si sia convertita agli allenatori europei con tempi biblici, per loro forse fuori tempo massimo.

Toronto Raptors head coach Darko Rajakovic shouts to players on the court during the first half of an NBA basketball game against the Orlando Magic, Friday, Jan. 30, 2026, in Orlando, Fla. (AP Photo/John Raoux)

giocatori

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Barnes e Ingram vanno a Los Angeles, alla partita delle stelle. Barnes ha 24 anni, è al secondo All Star Game dopo quello del 2024. Sta tirando col 50.6% dal campo, con l’81% dalla lunetta, efficiente come mai prima. Ingram, 28 anni, è pure lui alla seconda chiamata, ma la precedente risaliva al 2020 e sembrava perso per questi livelli. Ha saputo superare anche un problema di salute, i coaguli di sangue. Si è rimboccato le maniche e si sta costruendo una seconda carriera di vertice. I Raptors difendono forte e si passano la palla, i tratti distintivi delle squadre vere. Settimi in Nba per rating difensivo, terzi per assist, 29.3 per gara. Toronto è equilibrata, esibisce cinque giocatori in doppia cifra come media punti: nell’ordine Ingram, Barnes, Barrett, Quickley e Mamukelashvili. Corale.

cruccio e obiettivo

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Manca il fenomeno. Il campione che renda una squadra solida aspirante legittima al titolo. Manca un Kawhi Leonard, che ha saputo trascinare i Raptors al trionfo nel 2019, ma poi è scappato via. Non c’è uno così nell’organico attuale ed è dura portare i big a Toronto dal mercato degli svincolati. Però ci sono obiettivi verosimili che potrebbero aiutare, in prospettiva. RJ Barrett, talento canadese che male non sta facendo, ma che resta tra color che son sospesi come status e prestazioni, potrebbe venir buono come pedina di scambio per arrivare a un’aggiunta cruciale. L’incastro più logico pare Domas Sabonis, il lungo lituano di Sacramento che ai Kings ha fatto il suo tempo e che negli schemi di Rajakovic - che ha fatto benone ma non può fare miracoli con l’austriaco Poeltl e il georgiano Mamu - potrebbe fare meraviglie. Più di una suggestione, tempo al tempo.

Toronto Raptors' Sandro Mamukelashvili (54) drives against the Detroit Pistons during the first half of an NBA basketball game in Toronto, Wednesday, Feb. 11, 2026. (Sammy Kogan/The Canadian Press via AP)

phoenix, l'allenatore

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Jordan Ott ha 40 anni. Il general manager dei Suns, Brian Gregory, un ex allenatore, l’ha preferito rispetto a profili più illustri perché Phoenix voleva cambiare pagina dopo essersi scottata con la filosofia del tutto e subito. Basta effetti speciali e frasi a effetto, quelle sciagurate del proprietario Mat Ishbia, l’idea è quella di un approccio da colletti blu, di un allenatore con fame e voglia di dimostrare che abbia fatto la gavetta da assistente. Ott arriva da McConnellsburg, Pennsylvania, paesello di 1150 abitanti. Non è cresciuto con posate d’argento in tavola. Ha pedalato per arrivare. E chiede di fare lo stesso ai suoi ragazzi. Lo hanno accontentato sinora, lo dimostra il 32-23 di record, 18-10 in casa.

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giocatori

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Via le primedonne. Via Kevin Durant e Bradley Beal, dopo la scorsa deludente stagione. Dentro giocatori con la bava alla bocca. Dillon Brooks, il cattivo della narrazione, amato come il Joker sul grande schermo in Arizona dove il 29 gennaio al Mortgage Matchup Center hanno distribuito ai primi 5000 tifosi all’ingresso le magliette "Dillon The Villain". Brooks segna 21.2 punti per gara, massimo di carriera, a 30 anni "rischia" la chiamata all’All Star Game da sostituto delle stelle internazionali infortunate. Sgomita, difende, abbraccia la mentalità intensa che i Suns - dopo aver disconosciuto l’anima borghese del recente passato - vogliono propagare per contagio. E che rappresenta Collin Gillespie, promosso titolare da regista. 13.4 punti e 4.7 assist per partita. Lucido, tosto, carismatico. Grazie a loro i Suns a Booker possono chiedere di fare solo quel che sa fare meglio: canestro.

 Dillon Brooks #3 of the Phoenix Suns goes to the basket against Luguentz Dort #5 of the Oklahoma City Thunder during the second half at Mortgage Matchup Center on February 11, 2026 in Phoenix, Arizona. NOTE TO USER: User expressly acknowledges and agrees that, by downloading and or using this photograph, User is consenting to the terms and conditions of the Getty Images License Agreement.   Chris Coduto/Getty Images/AFP (Photo by Chris Coduto / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / Getty Images via AFP)

cruccio e obiettivo

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I Suns sono secondi in Nba per palle rubate: 10.1 per partita. Racconta lo spirito di squadra: Phoenix compete, anche se non sempre è la squadra con più talento sul parquet. C’è anche una nota stonata, però: Jalen Green ha giocato solo 7 partite sinora, afflitto da mille acciacchi. Incastro storto rispetto al puzzle messo assieme in Arizona. Ridondante con Booker. Un intruso. Superfluo come le uscite del proprietario, l’ultima di Ishbia è la partecipazione all’All Star Game tra le celebrità. Guardando avanti per i Suns avrebbe più senso Michael Porter, l’ala che per Brooklyn, in ricostruzione, non è incedibile. Perché gli intrusi, annusata l’aria di alta classifica, ora vogliono di più. Vogliono prendersi tutto.

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