Rangnick dice no, e ora su chi vira il Milan? Resiste Planes e spunta Ozek, l'enfant prodige tedesco

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Ai rossoneri mancano l’amministratore delegato, un direttore tecnico, un direttore sportivo e l’allenatore. Per la scrivania anche Krösche tra i candidati, in panchina pesano le valutazioni di Amorim e la clausola che lega Jaissle all’Al Ahli

Dopo il no di Rangnick di ieri, è tempo di guardare alle alternative. Il tecnico tedesco resterà ct dell’Austria e ora si concentrerà sul Mondiale. Dopo l’incontro con Cardinale e l’attesa di una risposta dal Milan, Rangnick si sarebbe tirato indietro dalla possibilità di diventare il nuovo capo dell’area tecnica rossonera. Il Milan, infatti, non sarebbe stato del tutto convinto di affidargli piena autonomia nella scelta dell’allenatore, dei collaboratori, dei giocatori, del settore giovanile e delle strutture. E adesso?

alternative

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Il Diavolo valuta altri nomi di dirigenti. Con Ramon Planes, che si è separato da poco dall’Al Ittihad, i contatti risalgono a un paio di settimane fa. Più freschi i colloqui con l’appena 31enne Devin Ozek, considerato un enfant prodige in Germania per aver contribuito a creare il miracolo Leverkusen, prima di tentare l’esperienza al Fenerbahçe. In Turchia non è andata benissimo e ora cerca un nuovo impiego. Il Milan ci ha già parlato due volte: è giovane e di sicuro meno “ingombrante” di Rangnick, su cui qualche dubbio persisteva anche prima del dietrofront dell’attuale ct dell’Austria. Un altro nome è quello di Markus Krösche, diesse dell’Eintracht Francoforte. I rossoneri, insomma, continuano nel casting. All’appello mancano un ad, un dt, un ds e un allenatore.

in panchina

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A proposito di quest’ultimo, sono da registrare negli ultimi giorni gli incontri a Londra (presente anche Cardinale, che rientrerà a breve negli Stati Uniti) con Matthias Jaissle e Ruben Amorim. Il primo poteva essere considerato un delfino di Rangnick, ma piace in generale per la freschezza delle sue idee. Ha solo 38 anni, ma ha già vinto due Champions League d’Asia con l’Al Ahli e pratica un calcio moderno, offensivo, che convince sia gli head hunters che la proprietà milanista. Il problema? La clausola da sei milioni di euro per liberarlo dal club saudita. Più ancora dell’ingaggio, perché per tornare in Europa e in particolare al Milan, Jaissle è disposto a rinunciare al mega stipendio attuale (11 milioni). Amorim, invece, è libero, dopo la fine della sua (brutta) avventura al Manchester United. Come filosofia, il portoghese è una via di mezzo tra Jaissle e Oliver Glasner, il tecnico del Crystal Palace che sembrava in pole per la panchina rossonera fino a qualche giorno fa. Amorim, però, non è ancora convinto al 100% di accettare il progetto prospettatogli da Cardinale e sta valutando il da farsi. Chi non avrebbe dubbi a prendere l’aereo per Milano è il già citato Glasner, che resta in attesa. Evidentemente la pazienza dell’austriaco supera quella del suo mentore (ai tempi del Salisburgo) Rangnick. Mentre sullo sfondo resta Mauricio Pochettino, ct degli Stati Uniti, che ha perso qualche posizione.

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