Di nuovo al Mondiale dopo 28 anni. Sollievo per l’azzurro, ieri in gruppo dopo un problema allo stomaco
Dal nostro inviato Davide Chinellato
13 giugno - 10:48 - KANSAS CITY
L’aeroporto di Heathrow, il più grande di Londra, ieri mattina era pieno di soldati dell’esercito del Tartan Army, il colorato e pittoresco cuore del tifo scozzese che torna a spostarsi per un Mondiale dopo 28 anni di attesa. "Ricordo di aver visto il 1998 in tv da piccolo, non potevo non essere qui" racconta uno di loro. Riconoscerli è facile: la stragrande maggioranza di loro porta il kilt, a scacchi e colorato, e i calzettoni tirati su fin sotto il ginocchio. La vera divisa, quella che indossano indistintamente uomini e donne, però, è la maglia della Scozia. Non importa se vecchia o nuova, come quella che Scott McTominay ha sfoggiato in "Choose Scotland", lo spot con cui lo sponsor tecnico Adidas ha lanciato l’avventura mondiale. L’importante è averla addosso, riconoscersi, portare la passione del Tartan Army fino a Boston, dove stanotte alle 3 la Scozia riprende la sua storia mondiale affrontando Haiti. "Con noi, tutto può succedere, quindi pensiamo a una partita alla volta" racconta John, il soldato del Tartan Army.
McTominay
—
Per non sbagliare il debutto, la Scozia spera in McTominay. A Napoli sarà anche diventato McFratm, una leggenda del club e protagonista dell’ultimo scudetto. Per la Scozia però è un eroe nazionale, e quando, come giovedì, salta l’allenamento per un problema allo stomaco o non viaggia con la squadra ma in compagnia di un medico per precauzione, tutta la Scozia trema. L’allarme è rientrato: ieri McTominay era regolarmente in gruppo per la rifinitura e il Tartan Army è tornato a sorridere: quello che sta invadendo Boston sicuro di poter ammirare una meraviglia del suo giocatore più rappresentativo in campo contro Haiti; quello che è rimasto in Scozia e vedrà la partita di notte, pronto a gridare il suo nome a qualsiasi ora e ad approfittare del giorno speciale di vacanza istituito da Re Carlo per permettere ai suoi sudditi scozzesi di fare l’alba per vedere il ritorno al Mondiale senza preoccuparsi del lavoro.
Le attese
—
La Scozia, oltre ad Haiti, nel girone ha anche Brasile e Marocco, due delle tre avversarie affrontate nel girone del 1998 nella sua ultima volta al Mondiale. L’attesa stavolta è di uscire dal gruppo, di andare almeno ai sedicesimi e visto che Haiti è sulla carta inferiore a Brasile e Marocco questo ritorno al Mondiale diventa immediatamente da non sbagliare. "Ho 26 superstar qui: mettere tutta la pressione addosso a McTominay è ingiusto - ha ricordato alla vigilia il ct Steve Clarke -. Tutto quello che abbiamo fatto negli ultimi sette anni, tutto quello che abbiamo costruito, è basato sul concetto di squadra sull’essere uniti come gruppo, sull’idea che ciascuno abbia un ruolo e faccia la sua parte. Siamo felicissimi di avere Scott e conosciamo bene le sue qualità, ma servirà l’aiuto e l’impegno di altri 15 giocatori se vogliamo cominciare questo torneo nel modo migliore". Uno da cui la Scozia si aspetta tanto è John McGinn, capitano dell’Aston Villa con cui quest’anno ha sollevato l’Europa League. L’altro è Andy Robertson, il terzino sinistro che ha chiuso una vita al Liverpool alla fine del 2025-26 e che è già stato annunciato come primo acquisto dell’era De Zerbi al Tottenham. L’esperienza e il talento alla Scozia non mancano, il ct Clarke dovrà assicurarsi che si trasformino in vittorie già dal debutto.
Ritorno
—
Anche Haiti torna al Mondiale, ma la sua attesa durava da 52 anni. È straordinario che l’isola ci sia riuscita in un periodo politicamente difficile, con povertà, corruzione e guerriglia parte integrante della vita dello Stato caraibico. La nazionale al Mondiale è un messaggio di speranza, di rinascita non solo sportiva costruita attorno al ct Sebastien Migné, nato in Francia come buona parte dei suoi giocatori. Ad Haiti non ci ha mai messo piede ("Di solito vivo nei posti dove lavoro, ma lì è impossibile" ha raccontato a France Football prima del torneo), ma è grazie a lui che la nazione numero 83 nel ranking FIFA sogna che il suo Mondiale non finisca subito.









English (US) ·