Processo Maradona, i risultati dell'autopsia: nel corpo nessuna traccia di droghe o alcol

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La deposizione dei medici che eseguirono gli esami: El Pibe sarebbe morto di edema polmonare acuto secondario a un'insufficienza cardiaca

2 aprile 2025 (modifica alle 11:22) - MILANO

Non c'erano tracce di droghe o alcol nel sangue di Diego Armando Maradona al momento della morte, a 60 anni, il 25 novembre del 2020. È quanto hanno affermato gli esperti che hanno eseguito l'autopsia e le analisi sul corpo del fuoriclasse argentino, nel corso dell'ultima udienza del processo che vede imputato l'intero staff medico che lo aveva in cura. "Nessuno dei quattro campioni ha rivelato tracce di alcol, cocaina, marijuana, mdma, ecstasy o anfetamina", ha affermato il biochimico Ezequiel Ventosi. L'altro esperto Alejandro Ezequiel Vega ha dichiarato in tribunale che il cuore di Maradona era "ingrossato" e pesava circa 503 grammi, mentre il peso medio è compreso tra 250 e 300 grammi. Vega ha spiegato che l'esame del cuore di Maradona ha mostrato che l'ex campione soffriva di una "ischemia di lunga data", con una "carenza di flusso sanguigno e ossigeno".

le patologie

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Nel sangue di Maradona sono invece apparse tracce di cinque sostanze corrispondenti a farmaci antidepressivi, antiepilettici, antipsicotici e antinausea. La patologa Silvana de Piero ha riferito invece che il fegato dell'ex calciatore mostrava segni compatibili con la cirrosi, e sono stati riscontrati segni di un'insufficienza renale, cardiaca e polmonare. 

le cause della morte

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L'autopsia ha concluso che Maradona è deceduto per un edema polmonare acuto secondario a insufficienza cardiaca. Maradona è morto in una casa alla periferia di Buenos Aires, pochi giorni dopo essere stato operato per un ematoma formatosi tra il cranio e il cervello. Secondo l'accusa, i sette professionisti imputati nel caso - un neurochirurgo, uno psichiatra, uno psicologo, medici e infermieri - che si occupavano dell'ex fuoriclasse non gli avrebbero fornito cure adeguate, il che potrebbe aver contribuito alla sua morte.

La Gazzetta dello Sport

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