Presidente dell'app Signal su pericoli di dare troppo potere alle IA, 'non sono amici'

2 giorni fa 4

Meredith Whittaker, presidente di Signal, app di messaggistica concorrente di WhatsApp, ha espresso critiche in merito alle implicazioni per la privacy derivanti dall'uso degli agenti di intelligenza artificiale. In un'intervista a Bloomberg, la manager ha respinto la concezione dei chatbot come interlocutori senzienti, chiarendo di limitare il proprio utilizzo dell'IA a mansioni di semplice formattazione testuale per preservare l'autenticità del processo di ragionamento e scrittura.
    "Non sono amici. Non sono esseri coscienti. Non sono interlocutori senzienti", ha detto. Secondo Whittaker, concedere a un sistema automatizzato l'accesso combinato a carte di credito, browser, calendari e chat private per dedurre le preferenze degli utenti costituisce un rischio sistemico.
    All'interno di infrastrutture focalizzate sulla riservatezza delle comunicazioni, come Signal, "una simile integrazione configurerebbe una sorta backdoor", un metodo per eludere le normali procedure di sicurezza e di autenticazione, per ottenere un accesso non autorizzato a un computer, a un software o a una rete informatica.
    Le preoccupazioni sui permessi accordati ai sistemi automatizzati trovano un primo riscontro normativo nelle recenti decisioni dell'Estonia. Il governo di Tallinn ha infatti annunciato l'introduzione degli "AI Id code", un'identità digitale riservata esclusivamente alle intelligenze artificiali.
    La misura è stata studiata proprio per circoscrivere l'autonomia degli assistenti virtuali, impedendo accessi illimitati ai dati personali dei cittadini e vincolando le operazioni dei software a parametri autorizzativi e limiti finanziari rigorosi.
   

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