Meredith Whittaker, presidente di
Signal, app di messaggistica concorrente di WhatsApp, ha
espresso critiche in merito alle implicazioni per la privacy
derivanti dall'uso degli agenti di intelligenza artificiale. In
un'intervista a Bloomberg, la manager ha respinto la concezione
dei chatbot come interlocutori senzienti, chiarendo di limitare
il proprio utilizzo dell'IA a mansioni di semplice formattazione
testuale per preservare l'autenticità del processo di
ragionamento e scrittura.
"Non sono amici. Non sono esseri coscienti. Non sono
interlocutori senzienti", ha detto. Secondo Whittaker, concedere
a un sistema automatizzato l'accesso combinato a carte di
credito, browser, calendari e chat private per dedurre le
preferenze degli utenti costituisce un rischio sistemico.
All'interno di infrastrutture focalizzate sulla riservatezza
delle comunicazioni, come Signal, "una simile integrazione
configurerebbe una sorta backdoor", un metodo per eludere le
normali procedure di sicurezza e di autenticazione, per ottenere
un accesso non autorizzato a un computer, a un software o a una
rete informatica.
Le preoccupazioni sui permessi accordati ai sistemi
automatizzati trovano un primo riscontro normativo nelle recenti
decisioni dell'Estonia. Il governo di Tallinn ha infatti
annunciato l'introduzione degli "AI Id code", un'identità
digitale riservata esclusivamente alle intelligenze artificiali.
La misura è stata studiata proprio per circoscrivere l'autonomia
degli assistenti virtuali, impedendo accessi illimitati ai dati
personali dei cittadini e vincolando le operazioni dei software
a parametri autorizzativi e limiti finanziari rigorosi.
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