Judit, protagonista di un documentario su Netflix, è l'unica donna mai entrata nella top 10 di uno sport maschile e maschilista: "Da bambina giocavo 10 ore al giorno. Da mamma, ho scelto una vita da bambini normali"
Judit Polgar ha avuto una vita divisa in 64 caselle bianche e nere. Suo papà, nell’Ungheria degli anni 80, decise che le sue tre figlie sarebbero diventate campionesse di scacchi e, come sulla scacchiera, non usò mezze misure: o bianco, o nero. Non le mandò a scuole e le allenò per 8-10 ore al giorno, tra aperture da mandare a memoria e fogli appesi per casa con situazioni di gioco da analizzare. Quando non ci stavano più, comprò uno schedario. Funzionò: Judit a 12 anni era tra i primi 100 giocatori al mondo e nel 2005 numero 8, l’unica donna a essere entrata nella top 10 di uno sport maschile e forse maschilista. Un documentario su Netflix, “La vera regina degli scacchi”, racconta la sua vita con un tratto leggero, inevitabilmente vintage. Qui invece Polgar parla soprattutto delle scelte che ha fatto per i suoi figli, rifiutando l’esempio paterno. La sua festa della mamma.
Come si fa a diventare Grande Maestro a 15 anni?
"Con l’allenamento. Il talento ti inganna: ti supporta solo se lo coltivi. Non credo che ognuno di noi abbia talento in qualcosa, abbiamo le nostre caratteristiche ma dobbiamo dirigerle e allenarle. E avere buoni mentori, allenatori, insegnanti".
Ecco… com’era la vita con papà?
"Io e le mie sorelle eravamo completamente concentrate sugli scacchi per molte ore al giorno. Diciamo 8-10 ore, in pratica tutta la giornata tranne i viaggi, lo sport e gli esami. Anche da piccole non andavamo a scuola, studiavamo a casa e poi andavamo a dare gli esami".
Lei ha battuto Boris Spassky e Garry Kasparov, due leggende.
"Quasi nessuno pensava che una ragazza ci sarebbe riuscita. La mia carriera è tutta centrata sulla sfida di una donna che prova a competere in un mondo maschile. Quando ho vinto il mio primo torneo internazionale a New York a 9 anni, la gente parlava di me. Nel 1986, esattamente 40 anni fa, ho vinto il mio primo assegno da mille dollari".
Judit Polgar
Ungheria
Judit Polgar è la più grande scacchista donna di sempre. Nata nel 1976, a 15 anni era Grande Maestro e nel 2004 numero 8. Il ritiro nel 2014
Ne è valsa la pena? I suoi figli giocano a scacchi?
"I miei figli hanno giocato un po’ da piccoli, hanno imparato all’asilo e giocato molti tornei ma non erano così appassionati... e io non ho fatto pressioni. Gli altri genitori pensavano fossero forti solo per il Dna, li indicavano, non era un bell’ambiente: quando hanno avuto 8-9 anni, hanno smesso. Ora Oliver ha 21 anni e studia per diventare dentista. Hanna ne ha 19 e studia psicologia e pedagogia".
Insomma, meglio la vita delle vittorie.
"Per loro ho scelto una vita regolare, da normali bambini di Budapest. Mi sono concentrata più sulle lingue, li ho avviati a inglese e spagnolo molto presto, anche con una babysitter sudamericana. Per me poi è importante far vedere il mondo ai bambini, perché viaggiare è educarsi. Della mia infanzia, considererei l’homeschooling: ti dà tempo per gli hobby ed evita problemi come bullismo a scuola e cattivi insegnanti. Le abilità sociali forse si possono sviluppare anche in altri modi, come lo sport".
Kasparov una volta disse: “Esistono gli scacchi veri e gli scacchi femminili. Ad alcuni non piace sentirlo, ma gli scacchi non si adattano davvero alle donne. È una lotta, una grande lotta. Non è roba da donne”.
"Bisogna dire prima di tutto che Garry ha poi cambiato idea vedendomi giocare. Nelle menti degli uomini però esiste ancora questo pensiero e purtroppo anche in molte menti femminili".
Perché?
"Perché molte donne non pensano di essere all’altezza. Io non vedo ragioni perché i maschi debbano essere più forti: gli scacchi sono un gioco mentale, non fisico. Noi pensiamo differentemente dagli uomini ma sappiamo che possiamo arrivare a un obiettivo in modo diverso".
Penso che in 10 anni avremo una donna forte negli scacchi… e che quella donna arriverà dall’India
Judit Polgar
Chiaro. Ma allora, perché nessuna donna ha mai più raggiunto il suo livello, in questi anni?
"Io credo che i genitori e i maestri non supportino abbastanza le giocatrici. Un allenatore non dirà mai a una ragazza: 'Diventerai il nuovo Magnus Carlsen'. E questo fa la differenza".
Pronostico finale. Quando ci sarà un’altra donna nei primi 10 al mondo?
"Preferirei averne tre nei primi 50, sarebbe più significativo. Penso che in 10 anni qualcosa accadrà… e che quella donna arriverà dall’India".







English (US) ·