Pirlo, Maldini e i figli procuratori: perché è un caso diverso da quello di Lippi nel 2016

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L'ex ct rinunciò al ruolo di dt per il mestiere del figlio ma le situazioni di Pirlo e Maldini non generano conflitti di interesse: i due figli d'arte non hanno ottenuto l'abilitazione

Non c'è pace per il nuovo ct in pectore della Nazionale, Andrea Pirlo, finito ieri in una bufera politica per il suo ruolo di global ambassador per l'agenzia di scommesse russa Fonbet. Nel corso della giornata è nata pure una polemica su un possibile conflitto di interessi che coinvolgesse lui, il dt federale Paolo Maldini e i rispettivi figli. Riportando la memoria indietro di 10 anni, quando Marcello Lippi fu costretto a rinunciare al ruolo di direttore tecnico azzurro (con Ventura ct) a causa della professione di agente ricoperta dal figlio Davide. Ecco come stanno le cose.

pirlo, maldini e il caso dei figli agenti

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Nicolò Pirlo, classe 2003, figlio dell'ex centrocampista, dall'anno scorso lavora nella sede milanese della società You First/Garsh Sports, che cura gli interessi di molti giocatori, tra cui il campione del mondo Fabian Ruiz e Davide Calabria e conta tra i suoi assistiti il tecnico della Spagna, De la Fuente. Ha compiti compiti di intermediazione e scouting. Stesso discorso Christian Maldini, 30 anni, che collabora con l'agenzia Gr del procuratore Beppe Riso, che gestisce numerosissimi calciatori nel giro della Nazionale. Scenari che sarebbero vietati per le norme sul conflitto di interessi, ma in verità né Nicolò né Christian hanno sostenuto l'esame per l'abilitazione alla professione di procuratore e non risultano iscritti al Registro nazionali degli agenti sportivi.

lippi e il figlio procuratore

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Diversa fu la situazione verificatasi nel 2014 con Marcello Lippi e il figlio Davide: allora il figlio dell'ex ct campione del mondo era un procuratore affermato, svolgeva la professione già da oltre 10 anni e, soprattutto, risultava iscritto all'albo. Al contrario dei due figli d'arte di Pirlo e Maldini, ancora impiegati in ruoli di secondo piano e senza "tesserino". Nel 2016, complice la norma federale sul conflitto di interesse e l’incompatibilità tra i ruoli in Figc e i parenti agenti, Marcello Lippi fece un passo indietro. Stavolta il caso è diverso, ma martedì in Consiglio federale c'è chi potrebbe chiedere un chiarimento a Malagò.

La Gazzetta dello Sport

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