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Storia di un talento italiano che ha girato tantissimo prima di trovare un posto nel nostro calcio. Il Senegal lo voleva, ma lui aspetta sempre una chiamata da Gattuso
Con Cher Ndour non c’è neanche bisogno di rimpiangere i bei tempi di quando a pallone si giocava all’oratorio: lui è venuto su proprio così, al campetto sotto casa. I ragazzi del muretto, le bici sgonfie, il pallone contro il muro. E gli amici, certo. Tutti più grandi di lui. “A cinque anni mi lasciavano giocare con loro perché ero forte, e ci passavo le giornate". È l’enfant prodige della porta accanto: lo hanno chiamato anche così. Uff, il solito bravo ragazzo. Questo però era ieri. Oggi Cher, un nome che è bijoux, è più feroce di un gringo. Volete le prove? Ne troverete alcune in Fiorentina-Inter, l’ultimo ritrovato di questo centrocampista moderno, capace di forza, grinta, energia, gol. E un sogno: “Giocare il Mondiale del 2026 con l’Italia”. Lo diceva tre anni fa, era ancora un pulcino work in progress, ma già guardava avanti. “Avrò 22 anni, sarò più maturo, devo ancora crescere molto: in queste due stagioni in Portogallo, però, sono migliorato potendo giocare sia con i grandi in Serie B sia con i miei coetanei in Europa, come accadrà oggi”. Il ct Gattuso prenda nota. Magari dopo i playoff contro l’Irlanda del Nord. Intanto Ndour è come la goccia che scava la roccia: inesorabile. Si sta prendendo la Serie A, ma la sua strada è molto più grande.







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