Il camerunese torna accanto a Gilmour. De Bruyne in panchina, si rivede pure McTominay
Vincenzo D'Angelo
14 marzo 2026 (modifica alle 10:55) - MILANO
Quattro mesi in una stagione sono un tempo infinito. Enorme. Che incide e cambia la storia. Quattro mesi senza Frank Zambo Anguissa, per il Napoli e per Conte, sono stati interminabili. E pieni di cose. Anche buone, per carità, come la vittoria della Supercoppa o la svolta tattica. Ma il ritorno alla difesa a tre e della mediana a due, sono state una logica conseguenza dell’emergenza, della necessità di trovare soluzioni nuove contro la sfortuna e sfruttare al meglio gli unici superstiti lì in mezzo. Anguissa è un giocatore insostituibile, non soltanto perché in rosa non c’è nessuno con le sue caratteristiche fisiche. Frank è uno che si fa sentire nello spogliatoio e in campo, un leader. Un leader vero, che da quando è arrivato Conte in panchina ha imparato anche a essere letale nell’area avversaria.
Aria nuova
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Per intenderci, nonostante un avvio di stagione più complicato del previsto, il Napoli prima dell’infortunio di Anguissa viaggiava comunque a marce alte ed era appena due punti sotto le due capolista Inter e Roma. Nei mesi senza Frank, questo divario si è allargato. Per diversi motivi, certo. Ma l’assenza di Frank è stata un fattore chiave. Assaltatore, equilibratore, uomo di strappi in mezzo al campo, di pressione altissima, di fisicità ovunque. Frank si è fermato con la sua nazionale nella pausa di novembre, subito dopo la catastrofica domenica di Bologna. "Lesione di alto grado al bicipite femorale della coscia sinistra": diagnosi impietosa, che già da subito ha messo Napoli in allarme. Ma alla sfortuna non c’è mai limite, così mentre Frank recuperava più velocemente possibile uno stato di forma utile per ritornare a disposizione, ecco il secondo “incidente”, con quel problema alla schiena che lo ha tenuto fermo per un ulteriore mese. Un’attesa infinita, un ritorno vissuto dai napoletani come una sorta di benedizione. Venerdì scorso, quando all’intervallo nella sfida contro il Torino Frank ha accelerato il riscaldamento, il Maradona ha alzato i decibel ed è tornato a cantare nonostante in campo non ci fosse nessuno. E quando Anguissa si è tolto la tuta, è arrivata l’ovazione, una esultanza liberatoria.
Marcia in più
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Ha esultato anche Conte, perché soltanto a vedere Frank lì in mezzo cambiano le prospettive. Del Napoli e degli avversari. Anguissa si era fermato da miglior marcatore del campionato azzurro, con 4 reti, che hanno portato ad altrettante vittorie. La prima da tre punti, nell’ultimo assalto nel recupero contro il Cagliari. Poi quella contro il Genoa e quella del 3-1 definitivo contro l’Inter, con una cavalcata di potenza e qualità. L’ultimo gol, invece, fu proprio all’andata a Lecce, con la spizzata di testa su punizione laterale di Neres. Ecco, Anguissa con la sua fisicità fa saltare il banco, sia in mezzo al campo sia in area di rigore. E il lavoro di Conte in questa trasformazione del camerunese è stato decisivo. Ha convinto Frank a spingere di più, a lanciarsi nello spazio, a non aver paura di osare.
Fab 3...
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Napoli ritrova un po’ di sorriso, dopo mesi tormentati che non sono comunque ancora un lontano ricordo. Per un Anguissa che rientra c’è un Vergara che è stato costretto allo stop: lesione alla fascia plantare che lo terrà fermo per almeno un mese e mezzo. Però, oggi al Maradona si rivedranno tre dei Fantastici 4 con cui il Napoli aveva pensato di poter riuscire a difendere lo scudetto. De Bruyne è già tornato col Torino, oggi si rivedrà anche McTominay, dopo più di un mese. Con Kevin e Scott pronti ad uscire dalla panchina, c’è più gusto a voltarsi indietro e cercare una chiave per cambiare il match. Un lusso, finalmente. Dopo mesi di totale emergenza.










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