Montezemolo tra Ferrari e Fiat, un film in auto come 348 e 500

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Colloquio con l'ex presidente di Ferrari e Fiat in concomitanza con l'uscita nei cinema italiani di "Sognando Rosso", pellicola dedicata alla sua carriera e a mezzo secolo di corse in pista e produzione industriale. La 348, la 500 e Marchionne. Un'occhiata al futuro con le auto elettriche

Roberto Speranza

Giornalista

30 novembre - 09:31 - MILANO

Dalle corse all'industria, dalle piste di Formula 1 alle fabbriche. Uno spaccato sugli ultimi 50 anni di storia dell’automobile italiana, nel racconto di uno dei suoi protagonisti: Luca Cordero di Montezemolo. Dal 1° al 3 dicembre nelle sale cinematografiche italiane esce il film documentaristico Sognando Rosso, diretto da Manish Pandey e Christopher M. Armstrong. È una lunga intervista da parte del giornalista britannico Chris Harris all’ex presidente della Ferrari e del gruppo Fiat. Il cuore della pellicola è naturalmente sull’epopea sportiva, dagli anni Settanta trascorsi al muretto box quando Niki Lauda guidava le monoposto di Maranello all’epoca a cavallo del secolo in cui, dal vertice della Ferrari, costruì l’architettura che condusse ai trionfi a ripetizione di Michael Schumacher. Ma le competizioni non possono essere slegate dall’attività che permette loro di esistere: la produzione di serie. Quindi anche una parte non secondaria della pellicola ripercorre le vicende industriali. È su questi aspetti che ci siamo soffermati nella nostra intervista all’avvocato Montezemolo.

Nel film Sognando Rosso lei apre il periodo alla sua presidenza della Ferrari (1991-2014, ndr) con il noto episodio della 348 al semaforo con la Golf Gti. Ci può rinfrescare la memoria? Fu questo il punto di partenza del suo lavoro al vertice di Maranello?
"Fu proprio divertente dal vero a quel famoso semaforo, perché erano appena finiti i Mondiali di calcio e un ragazzo mi fece i complimenti dal finestrino. Poi spinse, io anche, ma lui era molto più rapido di me. Nella prima riunione a Maranello mi presentano le varie persone, dopodiché si parla di macchine: la Testarossa a 12 cilindri e poi la 348 ad 8 cilindri. E mi fecero una grande "promotion" della 348. Io li lasciai finire e dissi: «Guardate, voi siete molto sfortunati, perché il vostro nuovo presidente e amministratore delegato, che sono io, è uno sfortunato proprietario di una 348». E devo dire che fu anche divertente, perché rimasero tutti abbastanza a bocca aperta. Però fu l'inizio e io vedevo molto chiaro il tipo di Ferrari che volevo e dopo la 348 nacque la 355, che fu una macchina straordinaria da cui derivarono poi tutte le otto cilindri: 360, 458 fino al giorno d'oggi".

Sta per tornare sulle strade una Fiat 500 ibrida costruita a Mirafiori. Ci riallacciamo sempre al film in cui lei a un certo punto rievoca la 500 del 2007 progettata con i criteri di una Ferrari. Ci spieghi meglio quanto spirito del Cavallino ci fu in quella 500.
"Molto. Quando io divenni presidente della Fiat nel 2004 si stava preparando la cosiddetta nuova 500. Io vengo da una cultura in cui c'è una maniacale attenzione al dettaglio, ai colori, a tutto. Cercai di trasferire sulla nuova 500 alcuni di questi elementi che erano fondamentali e che poi, grazie anche a persone eccezionali che lavoravano con me, forse addirittura più brave di me, fecero di questa nuova 500 un'icona che aveva tutto il fascino della vecchia 500, quella che si vede nel film girare per le strade di Roma".

Parliamo di Sergio Marchionne. Quale ritiene sia stato il suo merito più grande e qual è il suo errore più grave nella conduzione di Fiat e poi Fca?
"Il merito è stato quello di essere un manager che lavorava moltissimo, che aveva una grande capacità di conoscere e di leggere i conti, che era molto concentrato sulle priorità, cosa importantissima nel management in generale e in quello automobilistico in particolare. Infine era un bravissimo uomo abile sia nel concludere accordi, sia nello spiegare agli analisti e al mercato tante vicende dell'azienda. Credo che per molti anni lui abbia spiegato che uno degli obiettivi era un grande rilancio dell'Alfa Romeo, senza che poi questo rilancio sia avvenuto completamente, purtroppo; un po' perché era difficile, un po' perché lui mancò, un po' perché forse lui era un po' ottimista sui numeri che si potevano fare, visti i concorrenti tedeschi. L'errore, secondo me, io lo lo riferisco alla Ferrari più che alla Fiat. Perché quando lui volle diventare il presidente della Ferrari, quindi diciamo essere il numero uno, credo che dentro di sé dicesse: «Io ho avuto tanto successi prima con la Fiat, adesso vi spiego come si fa a vincere in Formula 1». Lui sperava molto di riuscire a riportare la Ferrari al Mondiale. Purtroppo questo non è avvenuto. Credo che sia rimasto molto male di questo, ma il fatto è che la Formula 1 è talmente diversa dal mondo normale dell'industria, ma anche dell'industria dell'automobile, per cui ci vuole una grande esperienza, ci vuole una grande conoscenza e non è una cosa che anche un bravissimo manager può riuscire a fare".

Le piacciono le auto elettriche? Ritiene opportuna la scelta dell'Unione Europea sul 2035 (l’effettivo divieto di vendita delle auto termiche, ndr)?
"Io credo che l'Europa sia andata troppo in là. Non oggi, già almeno da due o tre anni, costringendo in particolare l'industria tedesca ad una rivoluzione costosissima. Io vedo che se la Porsche (obbligata a queste scelte dalla normativa europea, avendo l'azienda tedesca volumi superiori alla quota di veicoli che l’avrebbe esentata, ndr) non fosse tornata rapidamente indietro avrebbe corso un grande rischio, addirittura non dico di fallimento, ma di grandissime difficoltà e con la Cayenne ha fatto una marcia indietro totale verso il motore termico. Credo che come sempre in queste cose ci debba essere una via di mezzo. Da un lato non c'è dubbio che l'evoluzione in funzione dell'ecologia, in funzione della modernizzazione, vada benissimo. Dall'altro però che non sia un salto eccessivo sia in termini di costi, sia in termini di tempi. Io sono sempre stato, lo dissi pubblicamente tante volte, molto favorevole all'elettrico per le vetture cittadine, perché non c'è dubbio che l'elettrico con piccole batterie in città sia importante per abbassare la CO2, per essere verso una sostenibilità del mondo molto maggiore. Ma sono altrettanto convinto che il futuro, oltre che il presente, sia di un ibrido innovativo che possa unire una certa percorrenza elettrica al motore termico. Attenzione, con un'evoluzione straordinaria che è già in atto e che sarà ancora più forte da parte dei carburanti, perché i carburanti avranno un ruolo fondamentale nel tema ecologico. Penso che il futuro sia sempre di più degli ibridi di nuova generazione, che l'Europa qualche passettino indietro lo debba fare. Detto questo, come sempre chi poi più che altro fa polemiche o si lamenta è perché tecnologicamente più indietro degli altri e quindi non ha piacere che si vada in una direzione dove magari è più in ritardo".

Che impatto di immagine potrebbe avere la Ferrari elettrica?
"Ho visto che è stato già rinviato per oltre due anni il progetto. A me non piace mai di discutere dalla tribuna, perché quando io ero in campo mi dava fastidio chi dalla tribuna giudicasse. Credo che la Ferrari elettrica per il momento si potesse anche evitare, ma evidentemente se la Ferrari ha fatto ingenti investimenti sia in in stabilimenti, sia proprio per creare la Ferrari elettrica, aveva i suoi motivi. Forse la lezione di Porsche potrebbe essere utile per qualche riflessione".

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