Quando lanciò il suo marchio alla fine degli anni '60 "mio padre non era mai stato a una partita di polo, ma era innamorato di quel tipo di stile di vita elegante e sportivo": un amore, quello ricordato oggi alla Milano Fashion Week dal figlio David, cui Ralph Lauren è rimasto sempre fedele e che, in tempi di crisi del lusso, ha spinto il brand a chiudere il 2026 superando per la prima volta gli 8 miliardi di dollari.
Dietro questo successo - racconta David, Chief Branding and Innovation Officer del brand, subito dopo lo show con ospiti come il pilota Lewis Hamilton e e l'attore Tom Hiddleston - "ci sono tanto duro lavoro e tanto amore. Dedichiamo molto tempo alla creazione di abiti che amiamo e a trovare nuovi modi per dare vita alla nostra visione. Sono appena stato a Londra e in Giappone ed è incredibile vedere come il marchio stia risuonando ovunque, perché per noi tutto inizia in modo molto personale.
Anche se lo presentiamo in passerella, il nostro prodotto non è una performance. È fatto per noi stessi. Sono i vestiti che amiamo. È ciò che Ralph Lauren ha sempre amato e, anche se non fosse così popolare, lo faremmo comunque".
In un momento di stanchezza dei consumatori, stanchi di prezzi folli e poco inclini a premiare le chiacchiere, è questa fedeltà al mondo costruito in 60 anni a premiare sul mercato il brand americano, che dopo la scorsa stagione è tornato di nuovo a Milano a sfilare con le collezioni uomo Polo - la linea sportiva - e Purple Label - l'etichetta di fascia più alta - per la Primavera 2027. In un mix di tradizione e performance, di fantasie e tessuti, il cappotto è un accappatoio, il completo da sera è in denim patchwork, il nuovo smoking accoppia marrone e bianco, una giacca con la scritta Love and peace chiude la sfilata.
Se quello di Lauren nel suo headquarter di via San Barnaba è un ritorno - garantisce David Lauren - destinato a durare, Milano nel suo giorno di apertura ospita anche il debutto del danese Martin Quad con una collezione coed che stravolge le costruzioni sartoriali ospitata dalla Fondazione Sozzani, la sede dove sfilano gli stilisti emergenti come questo 27enne danese alla sua prima passerella internazionale.
Nello showroom Ferrari, invece, il brand presenta la Resort SS27, un guardaroba che ibrida il tailoring e lo sportswear, pensato per veri 'ferraristi', appassionati di uno sport ultimamente nelle mire del mondo della moda - vedi l'ingresso di Gucci nell'automotive o la sponsorizzazione di Louis Vuitton della F1. In Ferrari è successo il contrario: "Dal 2021 a oggi abbiamo costruito la nostra piattaforma, abbiamo stabilito una conversazione con i nostri clienti e questo - spiega il direttore creativo Rocco Iannone - ci ha dato la possibilità di costruire un guardaroba che non è un racconto aleatorio, ma rappresenta il vero Made in Italy, la creatività applicata al bello e alla funzione". Ma c'è di più: "I ferraristi sono ispirati dalla visione eroica espressa dal nostro brand che, prima ancora di essere un'azienda automotive - conclude lo stilista - rappresenta un sogno realizzato, quello del nostro fondatore Enzo Ferrari, di Nicky Lauda, di Michael Schumacher e tanti altri".
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