Lo sforamento del "costo del lavoro allargato" potrà essere coperto dal tesoro patrimoniale, come aveva chiesto De Laurentiis che a gennaio non ha potuto fare acquisti
Il Napoli si era visto bloccare il mercato a gennaio, pur vantando un patrimonio netto di 190 milioni al 30 giugno 2025. Dalla sessione estiva non sarà più così, perché il consiglio federale ha accolto le proposte della Lega Calcio Serie A, modificando il titolo VI delle Noif. La norma in questione riguarda il "costo del lavoro allargato", cioè il rapporto tra i ricavi (compresi i proventi netti del player trading) e le spese della prima squadra (stipendi, ammortamenti dei cartellini, commissioni degli agenti). I club che superano la soglia del 70% (valida per il prossimo controllo; si era partiti dall’80%) non possono operare liberamente sul mercato: hanno l’obbligo del saldo zero tra acquisti e cessioni, con il rischio di subire un blocco totale nella sessione successiva in caso di ulteriore peggioramento. È quanto era accaduto al Napoli, una delle due società di A ad aver sforato il parametro (l’altra, il Pisa, aveva sanato la situazione con apporti dei soci).
assemblea
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Aurelio De Laurentiis aveva invocato un cambio delle regole, proprio alla luce del quadro complessivo del Napoli, considerato uno dei modelli di sana gestione del calcio italiano. "Ma come, le mie casse sono piene e non posso operare sul mercato liberamente per una norma iniqua? Cambiamola, andiamo al voto": questa la sintesi dell’intervento del presidente azzurro in assemblea di Lega. Tutti gli altri club del massimo campionato erano d’accordo in linea di principio, ma non su una correzione in corsa. In particolare, Inter, Juventus e Roma si erano astenute, mentre il Milan aveva votato contro. Niente unanimità, nessun avallo da parte della Figc. A bocce ferme, le parti hanno lavorato a una modifica delle Noif valida per il futuro. E nell’ultimo consiglio federale è arrivato il via libera. Cosa cambia? Le società che sforano il "costo del lavoro allargato" potranno coprire l’eccedenza, oltre che attraverso apporti dei soci o cessioni pro soluto di crediti da calciomercato o contratti tv, anche utilizzando le riserve di utili, "se distribuibili ai soci nel rispetto della normativa vigente, contabilizzate nelle situazioni patrimoniali intermedie al 31 marzo o al 30 settembre, previa delibera dell’assemblea dei soci di apposizione di un vincolo di indisponibilità e quantificazione dell’importo da utilizzare". Resta inteso che non concorrono a compensare il disavanzo le riserve di rivalutazione e la riserva legale.
documentazione
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Si terrà conto, quindi, dello stato di salute finanziario e patrimoniale del club. Nel caso specifico, il Napoli, pur avendo alterato di recente l’equilibrio gestionale in virtù dei massicci investimenti compiuti nell’ultimo biennio, può fare affidamento sulle risorse derivanti da una rigorosa applicazione della disciplina di bilancio. Nel ventennio di De Laurentiis, il Napoli ha registrato un profitto aggregato di 120 milioni. Questo tesoro non è stato distribuito agli azionisti sotto forma di dividendi, ma è rimasto nelle disponibilità del club, in parte reinvestito sulla squadra e in parte conservato in cassa, tant’è che al 30 giugno 2025 la liquidità era pari a 174 milioni e il patrimonio netto a 190 milioni, con 216 milioni di riserve di utili (poi scese a 195 per coprire la perdita di 21 milioni dell’ultimo esercizio). Entro il 31 maggio le società dovranno presentare alla Commissione indipendente voluta dal Governo (che ha sostituito la Covisoc) la documentazione ai fini dei controlli che faranno testo per il mercato estivo. Le voci relative al "costo del lavoro allargato" dovranno riferirsi ai prospetti intermedi al 31 marzo. Dal prossimo monitoraggio, il Napoli potrà predisporre le carte utilizzando il meccanismo delle quote costanti degli ammortamenti: gli azzurri, insieme all’Udinese, adottano infatti ammortamenti a quote decrescenti ai fini del codice civile, circostanza che li ha ulteriormente penalizzati nel controllo di qualche mese fa. In ogni caso, al di là delle regole, De Laurentiis ha già in mente di ridimensionare il livello della spesa sportiva, cresciuta di oltre 100 milioni nelle ultime due stagioni tra stipendi dei tesserati e ammortamenti. Questo perché la gestione del Napoli è sempre stata impostata su un principio di autosufficienza. Impensabile, pertanto, mantenere lo stesso ritmo di crescita sostenuto nei primi due anni di Antonio Conte in panchina: ne va della sostenibilità del progetto.








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