In questa stagione solo una rete per il centrocampista nerazzurro che da fattore determinante si è trasformato in negativo. Anche contro il Bodo ha tradito
Doveva essere una notte fatta della stessa materia di cui sono fatti i sogni, è stata l’esatto, inquietante opposto: un incubo colorato di giallo. Altri vichinghi hanno dirottato la nave di San Siro e fatto sventolare bandiera norvegese: dove l’avevamo già vista, questa? Tra le onde in tempesta, i nerazzurri sono andati a fondo, tutti lontanissimi dai propri giorni migliori e incapaci di fare male davvero a questo ordinatissimo Bodo Glimt: non c’è niente di casuale in questo loro passaggio del turno. Qualcuno è naufragato più degli altri, in preda ai propri demoni, perfino chi non ti saresti mai immaginato: quella giocata sbadata e kamikaze di Manuel Akanji è una macchia su uno dei più positivi di stagione, lo svizzero venuto a portare sapienza nella difesa nerazzurra. È vero che sarebbero servite comunque due reti per ritrovare la giusta navigazione, ma l’errore dell’ex City è stato un colpo di sega elettrica sulla partita: crudele, spietato come la sfortuna che si è accanita quando lo stesso Akanji ha preso il palo nel successivo scomposto tentativo di risalita. Qualche metro più in là, tra centrocampo e attacco, c’è chi non è solo inciampato in una giocata, ma è stato completamente inghiottito dalla partita stessa, la più importante dell’anno per chi una stagione fa cavalcava fino alla finale: Nicolò Barella e Marcus Thuram contribuivano ad eliminare Bayern e Barcellona qualche mese fa e invece ora escono dalla nobiltà europea. Dovevano essere guide, sono diventati fantasmi.
quanti disastri
—
Lautaro guardava sconsolato dalla tribuna e il brutto è che rimarrà lì ancora per settimane: la fascia di sua proprietà era avvolta al braccio del vice, frenetico e nervoso fino all’isteria come tutta l’Inter. Dopo una settimana di infortunio, Barella era tornato direttamente a Bodo, pattinando nel gelo come i compagni, poi aveva avuto il tempo di riposare in Salento sfruttando una provvidenziale squalifica. Finalmente a San Siro con i gradi da capitano ha pasticciato dall’inizio alla fine, sia quando la speranza nutriva i 70mila del Meazza sia quando ormai tutti avevano capito che sarebbe arrivato l’inesorabile. "Non penso che il Bodo ci abbia messo in grande difficoltà. Abbiamo preso gol su errore individuale, può succedere. È capitato a Manuel, altre volte è capitato a me. Dovevamo sbloccarla e non siamo riusciti, complimenti a loro", ha detto Barella.
l'involuzione
—
Poi si è riferito al regalo ricevuto qua dal Liverpool che ha complicato il cammino e ha pure ammesso le priorità di stagione: "Questo è il calcio... Non finisci nelle prime 8 per un rigore al 90’ e ti devi fare due partite in più e la trasferta a Bodo. L’obiettivo è lo scudetto da inizio anno, non solo ora che siamo a +10". Questa triste notte di Barella arriva, comunque, in cima a una stagione non paragonabile a quelle migliori, con una sola rete portata negli almanacchi. Eccola, la grande involuzione di Nicolò. Testimoniata da freddi numeri. All'Inter era arrivato nell'estate 2019 e una volta prese le misure con la maglia nerazzurra poco aveva impiegato per diventarne protagonista: 3 gol e 13 assist tra tutte le competizioni l'anno dopo, 4 e sempre 13 in quella successiva, 9 reti e 10 passaggi vincenti nell'annata d'oro della seconda stella. E poi cosa è successo? Più corsa, sì, ma meno incisività, meno graffi, meno gol e meno assist. L'anno scorso ha chiuso con 3 centri appena in una stagione ingolfata da un'infinità di partite, quest'anno solo uno. Ecco quindi la nuova missione di Chivu, dopo quella completata con Dimarco: arrestare la discesa di Barella e spingerlo a tornare verso l'alto.









English (US) ·