Da bambino a caccia di autografi nel Mondiale del 2006 a simbolo della nazionale americana: il bianconero trascina una squadra che punta in grande
20 giugno 2026 (modifica alle 15:45) - DALLAS (STATI UNITI)
Quando un bambino portò le sue scarpe bianche da calcio nel ritiro degli Stati Uniti al Mondiale tedesco del 2006, ottenne la firma anche di Landon Donovan, all’epoca stella della nazionale, qualche foto e una battuta scherzosa sulla puzza delle scarpe. Weston McKennie, figlio di un militare Usa di stanza in Germania, aveva sette anni, una passione infinita per il pallone e quello fu il primo approccio con la Coppa del Mondo. Vent’anni dopo gli autografi li chiedono a lui, da protagonista della nazionale americana, e alla vigilia del match con l’Australia si è fermato per firmare una carta da Pokemon di un piccolo tifoso: video, lacrime, post visto ovunque. Il gradimento di Weston è salito ancor di più.
come nella juventus
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Gli Usa sono già ai sedicesimi, dopo aver battuto l’Australia per 2-0: non infilavano due successi di fila alla Coppa da 92 anni. La stella della squadra è Christian Pulisic, ma venerdì era fuori per infortunio. Come nella Juve, McKennie è sempre un passo indietro, però poi diventa un giocatore a cui non si può rinunciare. Dall’analisi dei dati risulta colui che ha creato più occasioni da gol, tre, e ha effettuato più passaggi all’interno dell’ultimo terzo di campo (18). Un trequartista, partendo dal centro destra, con la resistenza di un mediano e la voglia di non piegarsi di un difensore. Come dice Luciano Spalletti, “è il giocatore perfetto per un allenatore: tu chiedi e lui esegue. Ha coraggio, tenta sempre delle cose che magari non sono nelle sue caratteristiche, ma poi ci riesce”. Il McKennie tuttofare di qualità è apprezzato anche dal pubblico di casa. Quando è uscito venerdì, agli sgoccioli di un successo celebrato con entusiasmo in ogni angolo del Paese, dalle tribune dello stadio “waterfront” di Seattle è partita la standing ovation, perché incarna lo spirito americano del crederci sempre, a maggior ragione adesso con il vento dell’ottimismo che spinge la squadra, come ha detto: “L’America si fonda su questa convinzione, e quindi anche noi ce la aspettiamo sempre. Non importa cosa dicono dall’esterno, noi crederemo sempre in noi stessi, crederemo sempre gli uni negli altri”
libertà
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Si vede come lo juventino in campo abbia molta libertà, riesce a puntare verso l’area con decisione, insieme con Tillman contro l’Australia ha frammentato con il suo movimento la protezione degli avversari, riuscendo a farsi rincorrere tra le linee. L’energia fisica del gruppo è evidente, però è necessaria anche l’idea al momento giusto, lo spostamento che esce dai codici della prevedibilità, e McKennie lo prova spesso. Il suo ruolo preferito è quello centrocampista box to box, da numero otto, ma piace per questo anche a Pochettino: fa parte degli irrinunciabili che stanno alimentando le ambizioni americane, alcuni riccioli colorati di rosso, verde e giallo lo rendono ancor più personaggio per i ragazzi. Non ha fornito spiegazioni, ma sembra sia anche un omaggio al giorno dell’abolizione della schiavitù, che ricorreva proprio venerdì. McKennie, che ha creato una fondazione per aiutare i ragazzi in difficoltà, si vuol sempre sentire libero.








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