L'attaccante dopo il gol realizzato con la maglia del Trescore - seconda categoria, Girone I - è diventato uno degli unici quattro giocatori ad aver segnato in tutti i campionati del nostro calcio: dalla terza categoria alla Serie A. Poi racconta tra ricordi e passato: "Al Chievo Julio Cesar aveva una qualità strepitosa con i piedi, Sartori un gigante"
Dieci secondi per togliersi un peso che si teneva dentro da un oltre un anno. È bastato chiudere gli occhi e infilare il portiere all’angolino. Mattia Marchesetti ha visto la palla entrare ed è scoppiato a piangere: “Era diventata un’angoscia. Volevo il record a tutti i costi”. Già, il record. Perché Marchesetti dopo il gol realizzato con la maglia del Trescore - seconda categoria lombarda, Girone I - è diventato uno degli unici quattro giocatori ad aver segnato in tutti i campionati del nostro calcio: dalla terza categoria alla Serie A. “Dovrò mandare un messaggio a Godeas, con cui ho giocato a Mantova. Ho raggiunto il suo primato. So che siamo in un club ristrettissimo”.
Marchesetti, intanto il gol. Che emozione è stata?
“Grandissima. Ho realizzato un sogno. Dopo aver visto il pallone entrare in rete sono scoppiato a piangere. Così come l’allenatore e svariati miei compagni. E pensi che me l’avevano detto domenica: ‘Mattia oggi segni’. Sono stati profetici”.
Ho realizzato un sogno. Dopo aver visto il pallone entrare in rete sono scoppiato a piangere. Così come l’allenatore e svariati miei compagni"
Marchesetti sul record
Fino a domenica le mancava solo una rete in Seconda Categoria. È stato un peso?
“Sì, un’angoscia. Mi chiedevano tutti ‘quando segni?’. Io volevo togliermi questo sfizio e battere questo record a tutti i costi. È stata la ciliegina sulla torta a un percorso lungo più di vent’anni. Dovrò mandare un messaggio a Godeas, con cui ho giocato a Mantova. Ho raggiunto il suo primato. So che siamo in un club ristrettissimo”.
In totale i centri in carriera sono più di cento. Li ricorda tutti?
“Ho come un database per i miei gol. Ricordo tutto. Partita, annata, contesto. E adesso ho chiuso un cerchio. Questo è stato l’ultimo della carriera”.
Ne è sicuro?
“Sì, ho scelto di smettere. Da oggi non giocherò più. Ho già detto al mister che verrò all’ultima partita per salutare, poi basta. Ho 42 anni, ho fatto il mio. Adesso vorrei fare l’allenatore. Mi piacerebbe lavorare con i ragazzi, magari in un settore giovanile professionistico”.
Capitolo Serie A. Vanta un gol con il Chievo e una manciata di presenze tra i gialloblù e la Samp. Ogni tanto ci ripensa?
“Altroché. Faccio vedere ai miei figli il gol ogni tanto. ‘Vedete papà come era da giovane?’, gli dico. Me lo ricordo come fosse successo ieri. Giocavamo contro il Parma: lancio di Zanchetta, io taglio alle spalle di Paolo Cannavaro e buco Frey in uscita. Un sogno. Quel gol resterà con me per sempre”.
Ricordo il gol in A come fosse successo ieri. Giocavamo contro il Parma: lancio di Zanchetta, io taglio alle spalle di Paolo Cannavaro e buco Frey in uscita"
Marchesetti sul gol in Serie A
La prima squadra a scommettere su di lei fu il Chievo. Ricordi?
“Tantissimi. Del Neri che mi chiedeva di calpestare la linea laterale. Baronio mi diceva ‘quando vedi che alzo la testa, tu corri’. E me la metteva sui piedi. Amauri, invece, la voleva forte in mezzo. E faceva sempre gol”.
In rosa con lei c’era Julio Cesar. Un flash?
“Io rimanevo a calciare a fine allenamento e lui non andava mai via. Io sono interista e mi raccomandavo di fare bene in nerazzurro. Lui rideva. E in effetti ha vinto tutto. Ricordo una qualità immensa con i piedi: lanci, passaggi filtranti, faceva quello che voleva. A volte giocava anche a centrocampo in partitella e non sfigurava mai”.
Ha avuto due grandi direttori sportivi: Sartori a Verona e Marotta a Genova.
"Due grandi. Marotta alla Samp mi presentò al mister Novellino e a tutto lo spogliatoio. Mentre Sartori era uno che sapeva tutto di tutti: ogni giocatore di ogni categoria. E mi ha chiamato a sorpresa qualche tempo fa, voleva sapere che cosa facessi nella vita".
L’emozione più grande oltre il gol a Frey?
“Entrare a San Siro, senza dubbio. Ho giocato sia con il Milan che contro l’Inter. Uscire dal tunnel e vedere la curva piena… mi metti i brividi ancora oggi”.
In chiusura. Quello di domenica è stato l’ultimo, quello in A lo porta nel cuore, ma quale è stato il più importante?
“Lo segnai con la maglia della Cremonese, playoff con il Sudtirol per andare in C1. Avevo 21 anni. Esplose lo stadio, tutti gridavano il mio nome. Io ero cresciuto lì. Fu bellissimo”.








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