Il mondo dell'automobilismo piange la scomparsa del pilota, affetto da un tumore allo stomaco da diverso tempo
I rally li descriveva con gli aggettivi. E una volta ne mise in fila alcuni: “Emozionanti, tecnici, pazzi, polverosi, completi”. Ma Alex Fiorio non aveva bisogno di parole per parlare del suo mondo e di quel brivido che sentiva ogni volta. Quel brivido glielo leggevi addosso. Non se n’è andato solo un campione della velocità, uno dei protagonisti dell’epoca d’oro della Lancia a cui vertici c'era papà Cesare. Alex era un uomo che aveva messo la passione in ogni cosa. Fiorio, appena 61 anni, da anni combatteva contro un tumore allo stomaco. Nel 1989 arrivò secondo nel Campionato del Mondo Rally alle spalle di Miki Biasion. Una stagione, quella, che rappresentò sì il vertice della sua carriera e che lo inserì stabilmente tra i protagonisti dell’epoca d’oro del rally italiano, ma anche il punto più doloroso. Era con lo sci che aveva cominciato. Una cosa che Alex non aveva mai smesso di ricordare. Per prima cosa, diceva, “sono stato uno sciatore, lì sono stati gli anni più belli della mia vita, anche se purtroppo a causa di un infortunio ho dovuto chiudere la mia carriera nonostante un titolo italiano e la presenza nella squadra B di slalom gigante”. E anche quando aveva smesso con gli sci non perdeva mai l’occasione per ricordarli: “Ritengo che ci siano molte somiglianze tra il rally e lo sci, più di quanto si possa credere”.
la carriera
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Negli anni ’80, però, passò ai rally. E lì la sua carriera prese un’altra piega. In quel periodo suo padre era a capo della Lancia: “Mi ha trasmesso questa passione e l’auto ha preso il sopravvento”. Il padre inizialmente non voleva, ma dopo un successo al Sestriere con un’auto stradale in una gara su neve e ghiaccio, anche Cesare Fiorio se ne fece una ragione. Con una Fiat Uno Alex iniziò la sua carriera vincendo, nel 1985, il Torneo Uno. “Il premio erano alcune gare del Campionato del Mondo sempre su Fiat Uno Turbo A7, anche se non tutto andò come preventivato, e tra incidenti e ritiri per noie meccaniche riuscimmo a centrare il risultato solo all’ultimo rally della stagione, il Sanremo”. Al volante di una Delta del Jolly Club si era laureato Campione del Mondo Gruppo N al Rally 1000 Laghi (ora Rally di Finlandia) al termine di un testa a testa con Tommi Makinen, pilota che vinse poi ben quattro titoli mondiali Wrc. Oltre al secondo posto del 1989 (con 65 punti complessivi), Fiorio andò a podio nove volte, con sei secondi posti e tre terzi posti.
dopo i rally
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Sempre nel 1989 ci fu il drammatico incidente al Rally di Monte Carlo, nel quale la Lancia di Fiorio uscì di strada durante la quinta prova speciale, travolgendo alcuni spettatori. L'equipaggio Fiorio-Pirollo rimase illeso, mentre due persone persero la vita. Fiorio tornò comunque a competere ai massimi livelli e nel 1990 conquistò l'ultimo podio della sua carriera nel Wrc al Rally d'Australia, chiudendo inoltre la stagione al nono posto nel campionato. Affrontava le curve con coraggio, disegnando linee morbide o graffianti a seconda delle necessità. Alex, in questo, era un maestro. E lo sci e il rally, ricordava, si intrecciavano nella sua testa, soprattutto nel modo di “affrontare una curva, nel dove guardare. Infatti tutti gli sciatori che poi hanno corso in macchina sono andati sempre forte”. Dopo il ritiro della Lancia dalle competizioni e una breve esperienza nei rally con la Ford, nel 2000 Fiorio è stato team manager del team Honda Benetton Playlife Racing Team nella classe 125 del Motomondiale, con i piloti Masao Azuma, Mirko Giansanti e Stefano Bianco, vincendo il titolo costruttori. Dal 2001 al 2004 è stato team manager del Bmw Cibiemme Team nel campionato Fia Super Produzione e Turismo. Alex lascia papà Cesare e mamma Francesca, il fratello Cristiano con i figli Cesare jr. e Milla, la sorella Giorgia, la moglie Oxana e le figlie Mariapaola e Francesca.











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