Longevità: un esame del sangue potrebbe prevedere la sopravvivenza meglio dell'età

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Ricercatori della Duke University hanno trovato nel sangue molecole che predicono la sopravvivenza a breve termine meglio di qualsiasi dato anagrafico

Eugenio Spagnuolo

24 marzo - 12:01 - MILANO

L'età anagrafica, in fondo, è sempre stata un pessimo indicatore. Sa poco di noi: non sa se il nostro cuore ha perso colpi a cinquant'anni, se abbiamo dormito male per un decennio, se le nostre cellule stanno invecchiando in anticipo o in ritardo rispetto al calendario. Uno studio pubblicato su Aging Cell da un gruppo di ricercatori della Duke University e dell'Università del Minnesota suggerisce che a raccontare una storia più precisa su quanto (a lungo) vivremo potrebbe essere un gruppo di molecole nel sangue di cui, fino a poco fa, quasi nessuno sospettava il ruolo: i piRNA, frammenti genetici di piccole dimensioni che si pensava operassero quasi esclusivamente nelle cellule riproduttive. Analizzando il sangue di 1.271 adulti dai 70 anni in su, i ricercatori hanno costruito un modello predittivo capace di stabilire chi sarebbe sopravvissuto nei due anni successivi al prelievo, con un'accuratezza superiore a quella dell'età e paragonabile o superiore agli strumenti clinici più complessi che i medici usano oggi. 

828 piccole molecole

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Il campione era composto da partecipanti allo studio Duke-Established Populations for Epidemiologic Studies of the Elderly e più della metà dei partecipanti era di etnia afroamericana, il che rende la coorte una delle più eterogenee nel panorama della ricerca sull'invecchiamento. I ricercatori hanno misurato 828 piccole molecole di RNA non codificante in ciascun campione, poi hanno seguito i partecipanti per verificare la sopravvivenza a due, cinque e dieci anni. I campioni usati per costruire il modello predittivo e quelli usati per testarlo sono stati processati separatamente, un accorgimento che riduce il rischio di ottenere risultati gonfiati. La precisione ha retto lo stesso. Tra tutte le molecole analizzate, nove piRNA si sono distinti: tutti e nove erano sistematicamente più bassi nei partecipanti che vivevano più a lungo. Un risultato controintuitivo, dato che i piRNA sono noti per sopprimere l'instabilità genetica, e ci si aspetterebbe che livelli più alti proteggano la salute. È accaduto il contrario e il pattern si è ripetuto in gruppi indipendenti di dati. 

L'età da sola, invece, ha ottenuto risultati appena superiori al caso. Un modello leggermente più ampio, che combinava cinque piRNA con un punteggio di funzionalità fisica e la misurazione del colesterolo HDL, ha ottenuto prestazioni simili o superiori ai modelli clinici attualmente in uso, la maggior parte dei quali si basa su alcune variabili riportate dai medici. Per dare un'idea della portata (teorica) di questi risultati, i ricercatori hanno eseguito una simulazione statistica: portare i livelli di piRNA di una persona ad alto rischio verso quelli osservati nei soggetti longevi era associato a un aumento della probabilità di sopravvivenza nei due anni successivi dal 47 al 90 per cento. Attenzione: sono proiezioni statistiche, non risultati di una terapia (e gli autori lo precisano).

Un nuovo test? 

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Che i piRNA abbiano qualcosa a che fare con l'invecchiamento però trova riscontro anche in altri organismi. Nel verme C. elegans, un modello classico della biologia dell'invecchiamento, disattivare il sistema che produce piRNA ha raddoppiato la durata della vita. Nei moscerini della frutta, silenziare geni correlati in tessuti specifici ha prolungato la sopravvivenza. Gli autori sono prudenti: quello che accade nei vermi non garantisce lo stesso negli esseri umani. Resta però il fatto che la coerenza tra specie diverse dà alla scoperta una plausibilità biologica difficile da ignorare. Test per misurare l'età biologica esistono già sul mercato, ma nessuno usa ancora i piRNA. Se il segnale rilevato in questo studio si confermerà su popolazioni più ampie e diverse, potrebbe aprire una nuova generazione di biomarcatori dell'invecchiamento e, in prospettiva, di bersagli su cui intervenire.

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