La band guidata da Piero Pelù torna al completo, pubblica il brano 'perduto' '17 Re' e si prepara al tour celebrativo dell'album omonimo: "Non è operazione nostalgia"
A quarant’anni di distanza, un cerchio che si chiude o forse si riapre. I Litfiba riportano alla luce uno dei misteri più affascinanti della loro storia: ‘17 Re’, la title track ‘perduta' dell’album cult del 1986, che sarà finalmente pubblicata venerdì prossimo, prima del tour celebrativo da fine giugno che ha già registrato 70mila biglietti venduti. Ma guai a parlare di nostalgia. La conferenza stampa milanese, con Piero Pelù, Ghigo Renzulli, Gianni Maroccolo e Antonio Aiazzi, è tutto fuorché celebrativa in senso classico: è viva e ironica, attraversata da continui scambi e punzecchiature tra i quattro, che si ritrovano con la complicità di sempre e il gusto di chi, quattro decenni dopo, ha ancora qualcosa da dire. All’epoca, il brano non entrò nella tracklist definitiva, rimanendo nel cassetto per quarant’anni. Una scelta sorprendente, considerando che proprio ‘17 Re’, secondo album in studio della band fiorentina, avrebbe dato il titolo a uno dei dischi più iconici del rock italiano.
All'epoca il gruppo lo ritenne “poco convincente” e non all’altezza del resto dell’album ma il suo testo sopravvisse, stampato in parte all’interno della copertina, alimentando negli anni un’aura quasi leggendaria del disco, architrave per un’intera generazione e che, riascoltato oggi, suona sorprendentemente attuale. “Quando uscì ‘17 Re’ non fu capito e fu massacrato dalla critica - ricorda Pelù -. La maggior parte della stampa lo definì ‘barock and roll’ ma la cosa fondamentale è che siamo qui a parlarne oggi”. Un disco divisivo, quindi, ma destinato a durare. ’17 Re’, oltre a segnare una svolta per il gruppo fiorentino, lo consacrò a livello europeo. Il ritorno di Piero Pelù e soci passerà anche dal palco più simbolico della musica italiana: quello del Primo Maggio. Per l’occasione, la band si presenterà per la prima volta al Concertone nella formazione storica. “Suoneremo su TeleMeloni, live. Ci esibiremo nel cuore del concerto” assicura Pelù a poche settimane dall’apparizione all'evento, trasmesso in diretta Rai, che si inserisce perfettamente nella natura politica del progetto. Perché ‘17 Re’ fa parte di una trilogia dedicata alle vittime del potere.
“Il tema politico è sempre stato presente nelle nostre canzoni - evidenzia Pelù -. Il nostro primo Ep del 1982 si chiamava ‘Guerra’. Noi siamo sempre stati molto legati al tema del sociale e della pace”. Il punto, oggi come allora, è prendere posizione. “Come Litfiba non abbiamo mai avuto paura di schierarci dalla parte delle vittime del potere, siano esse palestinesi, russi del Donbass, ma anche israeliani contrari a questa guerra - spiega -. In questo periodo storico si è concentrato un abuso di potere di una tecnocrazia assassina con Netanyahu, Putin, Trump, gli Ayatollah e la Nord Corea. È un periodo in cui i prepotenti stanno cercando di fare piazza pulita, noi come artisti contiamo zero ma abbiamo la voce e abbiamo ancora il coraggio di schierarci. Questo sta un po’ mancando nello scenario artistico mondiale. Solo Bruce Springsteen e pochi altri hanno tirato fuori le unghie e i denti”. Quanto ai rapporti di Israele con l’Italia “la presa di posizione del governo è arrivata tardi - ha rimarcato Pelù -. Israele ha sorvolato lo spazio aereo italiano in modo impunito, mentre Olanda e Spagna hanno dato segnali più chiari. Dobbiamo prendere quel buono che c’è in giro e farlo crescere”.
Se il messaggio resta forte, è anche perché la band è tornata a funzionare come una macchina viva. E lo si capisce proprio dal clima della conferenza: battute continue, frecciatine e ironia. “Ritrovarsi insieme dopo tanti anni, 13, mi fa molto piacere - racconta Renzulli -. Ne abbiamo vissute tante insieme. Abbiamo girato il mondo, ci siamo spremuti, abbiamo litigato e riso e suonare con Gianni, Piero e Antonio mi dà soddisfazione perché è un déjà-vu che mi piace”. Aggiunge Aiazzi: “Abbiamo il nostro vecchio schema, per una volta dopo tanti anni si è riacceso senza che ci dicessimo nulla. Il risultato ci ha stupito perché arrivando in fondo abbiamo detto ‘butta bene’ sta venendo fuori una bella cosa”. Maroccolo mette invece l’accento sull’aspetto umano: “Sono qui per il piacere di condividere musica con artisti che stimo e con i quali ho vissuto momenti belli della mia vita, persone a cui sono affezionatissimo, tutto il resto viene in secondo piano”. La band ricorda come '17 Re' fu un album frutto di un periodo di apertura internazionale, fondamentale per l’identità della band. “Negli anni 80 i Litfiba erano famosi e apprezzati in Francia e questa cosa per noi è stata un grande motore - spiegano - perché la scena italiana era bella ricca ma c’era molto provincialismo. L’intuizione di andare all’estero ha funzionato. Tutto si fondava sull’istinto. Quando tornavano a Firenze ci chiudevamo in cantina, c’erano idee e un po’ di lisergia”.
Un percorso che ha portato fino a un episodio quasi surreale: “’17 Re’ fu presentato in anteprima a Melbourne, in Australia, nel dicembre del 1986 - ricorda Pelù -. Era tutto lasciato al caso ma era anche la magia di quel periodo: c’era qualcosa di magico se oggi presentiamo un singolo rimasto chiuso in un cassetto per 40 anni. Quale altra band può vantare questo?” La sfida vera sarà portare l'album sul palco, integralmente: "Questo disco resta inspiegabile – dice Pelù - all’epoca alcuni pezzi erano insuonabili, non venivano bene come nell’album. Oggi la sfida è suonare tutto il disco. E lo suoneremo tutto". E dopo il tour? “Noi viviamo all’ora, neanche alla giornata - scherza Pelù -. Abbiamo iniziato da qualche giorno le prove per il tour e peril Primo maggio e abbiamo rivissuto quello che succedeva 40 anni: litigate furiose che poi si risolvono. Però il bello è anche quello, perché in ogni discussione tutti gli altri punti di vista aggiungono qualcosa”. Ghigo aggiunge ironico: “Tra 40 anni ci sarà un’altra reunion”.
Resta infine una domanda: perché il rock fatica oggi a intercettare le nuove generazioni? Pelù non offre una risposta netta ma invita a guardare altrove: più che alla musica, alla realtà vissuta dai ragazzi. Sottolinea con orgoglio come i giovani tra i venti e i trent’anni siano tornati a partecipare attivamente alla vita politica, andando a votare e reagendo a scenari che considera pericolosi per la democrazia. Una generazione che ha pagato anche il prezzo dell’isolamento durante il Covid e che oggi, secondo lui, deve essere libera di esprimersi senza etichette. “È difficile interpretare questo fenomeno - ammette - ma l’importante è che i giovani partecipino e si facciano sentire. Noi siamo stati fortunati a vivere un’epoca di relativa pace, mentre oggi loro si trovano davanti a sfide completamente diverse. Devono essere liberi di fare le loro scelte, come abbiamo fatto noi, sempre nel rispetto degli altri”. Quarant’anni dopo, '17 Re' resta un oggetto non identificato: nato come azzardo, frainteso alla sua uscita, diventato culto nel tempo. Oggi, più che un’operazione celebrativa, torna come un disco vivo e lo stesso può dirsi del brano che porta il suo nome. Perché riesce ancora a parlare, fluentemente, la lingua del presente. (di Federica Mochi)













English (US) ·