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Figlio di Brett, visto a lungo in Italia a metà anni 80, un'esistenza sempre sopra le righe, terminata tragicamente a Los Angeles per un mix di droghe: Jackson passava dall'allenamento alla discoteca, comprava morfina di contrabbando e non si perdeva un solo Burning Man
Lo hanno trovato in una piscina, a faccia in giù, morto annegato. Jackson Vroman era l'emblema della vita da vivere a mille all'ora, tutta d'un fiato, senza lasciarsi frenare da nulla. La palla da basket gliel'avevano messa in mano sin da piccolo, d'altronde papà Brett lo faceva di mestiere, come ben ricordano a Siena, Perugia, Mestre, Gorizia e Napoli, dove evoluì a metà anni 80. Per Jackson era uno strumento di lavoro, una passione, ma non il fine ultimo dell'esistenza. Non viveva per giocare, giocava per vivere. Divertendosi, facendolo al meglio delle sue capacità, ma sapendo che oltre il parquet c'era tanto altro da scoprire.










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