Le feste in Iran, gli allucinogeni con gli indigeni. Poi la pazza vita di Vroman finì in una piscina

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  in action during the Euroleague Basketball Top 16 Game 4 between Tau Ceramica and Lietuvos Rytas at the Fernando Buesa Arena on March 5, 2008 in Vitoria, Spain.  (Photo by Rafa Rivas/Euroleague Basketball via Getty Images)

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Figlio di Brett, visto a lungo in Italia a metà anni 80, un'esistenza sempre sopra le righe, terminata tragicamente a Los Angeles per un mix di droghe: Jackson passava dall'allenamento alla discoteca, comprava morfina di contrabbando e non si perdeva un solo Burning Man

Massimo Oriani

Giornalista

3 marzo 2026 (modifica alle 14:15) - MILANO

Lo hanno trovato in una piscina, a faccia in giù, morto annegato. Jackson Vroman era l'emblema della vita da vivere a mille all'ora, tutta d'un fiato, senza lasciarsi frenare da nulla. La palla da basket gliel'avevano messa in mano sin da piccolo, d'altronde papà Brett lo faceva di mestiere, come ben ricordano a Siena, Perugia, Mestre, Gorizia e Napoli, dove evoluì a metà anni 80. Per Jackson era uno strumento di lavoro, una passione, ma non il fine ultimo dell'esistenza. Non viveva per giocare, giocava per vivere. Divertendosi, facendolo al meglio delle sue capacità, ma sapendo che oltre il parquet c'era tanto altro da scoprire.

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