Roma croce e delizia di ogni elezione. Certamente non una città come le altre. È da qui che prende forma il tam tam sul nome "giusto" per il centrodestra in vista della sfida al sindaco Roberto Gualtieri. Un nome che fino a ieri circolava sottotraccia e che oggi viene esplicitato da Forza Italia, è quello di Carlo Calenda che però si è affrettato a smentire: "fantascienza". A evocarlo è Maurizio Gasparri, che al Corriere della Sera parte da un dato politico: il voto per il Campidoglio sarà una prova complessa e il centrodestra, per essere competitivo, non può affidarsi a "candidati di bandiera".
Secondo il senatore azzurro, serve allargare il perimetro della coalizione e puntare su un profilo capace di intercettare un elettorato più ampio. Inserito in un centrodestra allargato, che potrebbe rendere la coalizione competitiva contro il dem uscente Roberto Gualtieri. Un'ipotesi che resta tutta da verificare e che incrocia gli equilibri interni. In particolare quelli di Fratelli d'Italia, primo partito della coalizione e forza a cui spetterà l'ultima parola sulla scelta del candidato per la Capitale.
È su questo scenario che arriva la smentita netta del diretto interessato. Calenda parla infatti di una notizia "destituita di ogni fondamento", e la liquida come "fantascienza" e "creatività artistica". Nessun dialogo con il centrodestra sul Campidoglio, ribadisce, rivendicando la linea di costruzione, sul nazionale, di un centro liberale ed europeista. Senza dimenticare che poco prima di Natale, il segretario di Azione, aveva aperto le porte al suo ex sfidante nella tornata del 2021. Rilanciando quindi l'ipotesi che Azione potrebbe essere al fianco del dem Gualtieri per tentare il bis.
Oggi, però, nel chiacchiericcio politico, la mossa di FI viene letta anche come un segnale nei confronti della Lega, reduce da tensioni interne e da un periodo di fibrillazione con l'uscita delle ultime ore del generale Roberto Vannacci. C'è chi la interpreta come una risposta alle iniziative del Carroccio con la candidatura di Rinaldi sul fronte romano e chi, invece, intravede il tentativo di presidiare quello spazio moderato che potrebbe diventare decisivo. Di certo, in Forza Italia la linea, almeno quella del segretario, resta quella dell'apertura. Tajani lo dice senza giri di parole: "se bisogna vincere bisogna allargare". Il ministro degli Esteri ha inoltre più volte ricordato come con Calenda, già in passato, non siano mancate collaborazioni a livello amministrativo, a partire dalle elezioni in Basilicata.
Una sintonia sui temi liberali - temi cari anche alla famiglia Berlusconi - che trova conferma anche nelle parole pronunciate dallo stesso Calenda la scorsa settimana, quando ha invocato un fronte di "liberali, popolari e riformisti" che non si sottometta né ai sovranismi di destra né agli estremismi di sinistra. Un terreno comune che, almeno per ora, non si traduce in un'operazione politica sulla Capitale. Ma che fa prendere corpo a diverse suggestioni su un centrodestra allargato a livello nazionale, e un'ala moderata e centrista che bilanci le spinte della Lega. Ma a rimettere tutti nei ranghi è Fratelli d'Italia. Roma è una partita centrale, commenta Marco Perissa, deputato e presidente di FdI Roma, e il centrodestra "vuole vincerla". Ma le decisioni, viene ricordato, si prendono nei luoghi deputati. In ogni caso il calendario consiglia prudenza.
Le grandi città torneranno al voto nel 2027 e i dossier restano aperti, come la legge elettorale sui comuni. Per ora quindi si prende tempo. E poi "se sono rose - come detto giorni fa da Tajani - fioriranno".
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