Dalle scope di Maroni ai 'bossiani', le diaspore nella Lega

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Dalla notte delle scope, con cui Roberto Maroni voleva fare pulizia nella Lega dopo gli scandali nel cerchio magico di Umberto Bossi, fino allo scontro più recente tra 'nordisti' e 'salviniani'. Dal divorzio tra Bossi e l'ideologo del federalismo Gianfranco Miglio, fino all'espulsione di Flavio Tosi che sognava di guidare il centrodestra a livello nazionale.


    Quello del generale Roberto Vannacci, che ha annunciato il suo addio alla Lega, è solo l'ultimo strappo nella storia del Carroccio, un partito che ha avuto solo tre segretari e che ha sempre messo al primo posto il 'rispetto per il capo' e per quelle "regole non scritte" a cui faceva riferimento poco meno di due anni fa il ministro Giancarlo Giorgetti. Ossia, "gerarchia e disciplina" ma "senza che diventi servilismo".
    In oltre 40 anni, di addii eccellenti ce ne sono stati diversi, alcuni volontari altri per espulsione. Uno dei più recenti è quello dell'ex ministro della Giustizia Roberto Castelli che nel 2023, in dissenso con il segretario Matteo Salvini, accusato di aver trasformato il Carroccio in un partito centralista, lasciò la Lega per fondare una sua associazione con l'obiettivo di rimettere al centro la questione settentrionale ed è ora diventato segretario del partito popolare del Nord.


    Qualche anno prima, nel 2015, era stato espulso l'ex capogruppo alla Camera Marco Reguzzoni, fedelissimo di Bossi, genero di uno dei decani della Lega Francesco Speroni, che si è poi candidato alle ultime europee tra le fila di Forza Italia, che aveva a sua volta lanciato l'associazione 'I Repubblicani'. Un'altra espulsione da ricordare è quella più recente di Paolo Grimoldi, deputato di lungo corso ed ex segretario della Lega lombarda, divenuto capo nel 2022 del 'Comitato Nord', la 'corrente' bossiana che professava il ritorno alle origini per la Lega.
    Grimoldi fu cacciato due anni dopo, anche dopo aver annunciato che Bossi avrebbe votato Forza Italia alle europee, esprimendo la sua preferenza per Reguzzoni. Il 'Comitato' è poi diventato un partito, il 'Patto per il Nord', con Grimoldi segretario. Nonostante l'ingresso di ex parlamentari come Giuseppe Leoni, storico co-fondatore della Lega Nord insieme a Bossi, Roberto Bernardelli, Angelo Alessandri, Jonny Crosio, Filippo Busin e Giancarlo Pagliarini e l'ex viceministro allo Sviluppo Economico Dario Galli, la nuova formazione nordista non sembra impensierire la Lega.


    Finora chiunque abbia lasciato il Carroccio per fondare un altro partito, non ha avuto molta fortuna, lo stesso epilogo in cui sperano adesso in via Bellerio per il futuro di Vannacci.
    Quasi tutte le dipartite recenti, eccetto quella del generale, hanno come motivo principale la trasformazione della Lega Nord di rito bossiano in un partito nazionale e dall'impronta sovranista, fortemente voluto da Salvini.
    Un altro addio rilevante fu quello dell'ex sindaco di Milano Marco Formentini, che lasciò in polemica con la linea indipendentista di Bossi. Oltre a Reguzzoni, sono passati in Forza Italia anche Tosi, dopo le frizioni su questioni venete e gli attriti con Salvini, e il piemontese Roberto Cota, che nel 2020 non rinnovò la tessera della Lega Nord e annunciò la sua adesione tra le file azzurre.
   

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