La scienza spiega perché le allergie primaverili stanno peggiorando sempre di più

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Stagioni dei pollini più lunghe, più intense e sempre più precoci: non è solo una sensazione, le allergie primaverili stanno davvero peggiorando

Daniele Particelli

27 maggio - 18:18 - MILANO

Naso chiuso, occhi che lacrimano e starnuti continui sono tra i sintomi più frequenti e fastidiosi delle allergie primaverili. Chi ne soffre sa bene che negli ultimi anni qualcosa è cambiato: i sintomi arrivano prima del solito e sono più intensi. Non si tratta di una sensazione, ma di una realtà confermata dalla scienza a più riprese.

Uno studio del 2021, ad esempio, ha documentato che la stagione dei pollini inizia in media 20 giorni prima rispetto al 1990 e produce il 21% di polline in più. Il fenomeno riguarda decine di milioni di persone: nei soli Stati Uniti, secondo i Centers for Disease Control and Prevention, le allergie primaverili, note anche come febbre da fieno, colpiscono circa 60 milioni di persone ogni anno, mentre in Italia, secondo l'Istat, "le riniti allergiche colpiscono tra il 10% e il 30% della popolazione, con un’incidenza complessiva che sfiora il 28%". Se per la maggior parte si tratta di disturbi lievi ma fastidiosi, in alcuni casi possono diventare seri e persino pericolosi per la vita.

perché le allergie primaverili stanno peggiorando sempre di più

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Gli esperti sono ormai concordi: il principale responsabile dell'aggravarsi delle allergie stagionali è il cambiamento climatico. "Le stagioni dei pollini iniziano sempre prima a causa delle temperature insolitamente elevate che si verificano sempre più precocemente rispetto alla primavera tradizionale. Il cambiamento climatico provoca inoltre livelli più elevati di CO2, che favoriscono piante iperproduttrici di polline. Le stagioni non sono solo più lunghe, ma anche più intense", ha spiegato Purvi Parikh, allergologa dell'Allergy & Asthma Network, a Healthline.

Il meccanismo alla base della reazione allergica è relativamente semplice: il nostro sistema immunitario produce anticorpi IgE contro un allergene specifico, di solito il polline, e quando vi entra in contatto scatena una risposta ipersensibile, rilasciando istamina nel sangue. Più polline c'è nell'aria, più la reazione tende a essere severa. I sintomi più comuni sono la congestione nasale, gli occhi rossi e lacrimosi e la tosse, ma nei casi più gravi si possono manifestare attacchi d'asma, respiro sibilante, difficoltà respiratorie e reazioni cutanee.

Come ridurre l'esposizione al polline

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Visto che non possiamo controllare il clima, non possiamo far altro che limitare il più possibile il contatto con i pollini, adottando alcune precauzioni pratiche come evitare di tagliare l'erba o svolgere lavori in giardino nelle giornate calde, quando i pollini sono più abbondanti. Anche tenere porte e finestre chiuse nei giorni di maggiore concentrazione pollinica, impedendo così che il polline si depositi sulle superfici di casa, può rivelarsi molto efficace, così come cambiare i vestiti la sera, dopo essere stati all'esterno, e fare una doccia prima di andare a letto: in questo modo si evita di portare il polline a letto, dove potrebbe causare irritazione e fastidi durante la notte.

Anche adottando tutte le precauzioni possibili, il polline è difficile da evitare del tutto. E alla comparsa dei sintomi può essere necessario farsi aiutare dai farmaci, a cominciare dagli antistaminici a lunga durata d'azione, che garantiscono il controllo dei sintomi per 12-24 ore con una sola somministrazione giornaliera, come la cetirizina o la loratadina. Gli esperti sconsigliano invece i prodotti che contengono decongestionanti, come alcuni spray nasali. Non tutti i sintomi, però, si possono gestire autonomamente: se compaiono difficoltà respiratorie, tosse persistente, respiro affannoso o dolore al petto, è il caso di rivolgersi al proprio medico.

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