La matematica alla base di un (buon) bluff: studiamo come capirla

2 giorni fa 6

Troppi giocatori pensano al singolo bluff in una mano di poker. Le teorie e i consigli sono i più svariati: puntare tanto, puntare poco, raccontare una storia credibile e via dicendo. Prima di capire le dinamiche di una delle mosse più complicate al tavolo, dobbiamo iniziare dai numeri e dalla matematica

Tra le tante emozioni che si provano al tavolo da poker, poche battono quelle che generano un bluff portato a casa. Non è un concetto semplice da analizzare. Serve molta conoscenza: vediamo insieme la matematica dietro buon bluff ma anche perché altri non sono "buoni"

OH NO ANCORA NUMERI

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Siamo un popolo di santi, poeti e navigatori. D'accordo: alla base della navigazione ci sono principi matematici ma numeri e formule non piacciono tantissimo alla maggior parte della popolazione. Per giocare bene a poker però la matematica serve...e tanto. Si può vincere anche senza, ci si può divertire non sapendo un tubo ma nel lungo periodo è necessaria per migliorare e ottenere risultati. Una delle "mosse" più complicate al tavolo da poker è il bluff, inutile negarlo. Servono un bel po' di elementi per intavolarne qualcuno davvero incredibile. La domanda che tutti si fanno è: come si fa un buon bluff? La risposta non è così semplice e lineare. Ci sono tanti fattori da passare in esame e noi iniziamo da quello matematico. Porre la domanda fondamentale significa entrare in un mondo per che per molti non sarà così intuitivo. Dobbiamo infatti chiederci: quante volte devo riuscire con il mio bluff affinché esso risulti profittevole nel lungo periodo? Non dobbiamo quindi concentrarci solo sul presente della nostra mano ma anche su situazioni simili future. Una possibile risposta è: se una volta su quattro il mio avversario passa, allora va bene. Il "problema" è che le altre 3 volte chiama, noi perdiamo e pensiamo che sia un brutto bluff! E' qui che tutto cambia: quelle tre mani perse, numericamente parlando, possono essere accettabili anche se psicologicamente (magari) non lo sono visto che siamo usciti dal torneo

LA FORMULA MATEMATICA DIETRO A UN BUON BLUFF

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Per proseguire ripassiamo brevemente i concetti di pot odds e fold equity. Le pot odds rappresentano il rapporto tra il piatto totale e la somma che devi chiamare. La fold equity è la probabilità che il tuo avversario passi. È la parte del valore atteso di un bluff che deriva direttamente dal fare foldare l'avversario senza showdown. Ci sono due formule che bisogna capire e imparare per districarsi del complicato universo del bluff. La prima è la formula del breakeven. Questa misura la percentuale di volte nelle quali l'avversario deve foldare per fare zero profitto. Dato un piatto di 100, decidiamo di puntare 75. A questo punto il calcolo prevede la divisione tra la nostra puntata e il piatto totale. Il pot, compresa la nostra puntata, è 175 quindi 75 diviso 175 dà una percentuale del 42,8% di fold. Significa che, a fronte di quel pot e di quella size, il nostro avversario deve foldare almeno il 42.8% delle volte perché il nostro bluff raggiunga il breakeven. Se folda di più, il bluff è profittevole. Se folda di meno non è profittevole. L'altra formula è relativa a quante volte l'avversario debba vincere la mano per giustificare il suo call. Strano ma vero, la formula di fatto è la stessa. E quindi chiamare (vincendo) il 42,8% delle volte porta al punto di breakeven nel lungo periodo il nostro avversario. In conclusione quindi: la percentuale di fold che ti serve per fare breakeven con un bluff è esattamente uguale alla percentuale di volte che il tuo avversario deve vincere per giustificare la sua chiamata. In equilibrio perfetto il risultato atteso è zero. Il profitto nasce dagli errori dell'avversario (o nostri....)

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