La maledetta estate in cui tutti odiavano Fabbri e lui scappò in convento

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serie a noir

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L'eliminazione della Nazionale per mano dei "Ridolini" coreani ha cambiato per sempre la carriera di Edmondo Fabbri. Che dopo il lancio di pomodori all'aeroporto non ne poté più

Furio Zara

29 gennaio - 15:27 - MILANO

La peggior estate nella vita di Edmondo Fabbri fu quella del 1966. Divenne il capro espiatorio, la vittima sacrificale. Il parafulmine di tutti i guai che erano capitati all’Italia del pallone. Lo sciagurato che aveva condotto la nazionale a perdere contro una squadra di “Ridolini”. Il commissario tecnico che si era macchiato dell’onta più vergognosa, l’uomo, misero e tapino, che in tutti gli stadi - da quel momento in poi - sarebbe stato accolto dal grido di “Corea! Corea!”, a ricordargli una volta di più l’eliminazione dalla coppa del mondo che si era tenuta in Inghilterra. Il bersaglio principale del lancio di pomodori e ortaggi all’aeroporto di Genova, quando gli azzurri rientrarono in Italia. Fabbri non si diede mai pace di quello che gli capitò, non accettò la condanna, ma ne subì il peso della colpa. 

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