La lezione di Brown: come il coach dei Knicks ha vinto finora la sfida col collega Johnson

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New York (3-1) stanotte potrebbe chiudere le Finals grazie anche agli aggiustamenti del suo allenatore

Riccardo Pratesi

Collaboratore

13 giugno - 15:11 - MILANO

Esperienza e buonsenso. Mestiere. Il valore aggiunto di chi le ne ha viste tante su un parquet di pallacanestro, di chi sa leggere le dinamiche di campo, di uomini, di sport. Sulle Finals 2026, sul vantaggio 3-1 dei New York Knicks sui San Antonio Spurs nella serie che assegna l titolo, c’è l’impronta di Mike Brown. Enorme, nitida.

l'esperienza

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Quella di chi c’è già passato, quella che fa la differenza. Coach Brown ha 55 anni, ha allenato per sei stagioni i Cleveland Cavs, per una e uno spicchio i Los Angeles Lakers, per due e mezza i Sacramento Kings. Ha vinto anelli Nba con i Golden State Warriors da braccio destro di Steve Kerr, era stato assistente pure a Washington, proprio a San Antonio e a Indianapolis. Brown è spigliato, divertente e spiritoso. Pare un animatore turistico. Ma non fatevi ingannare dalle apparenze, non ci cascate. La forza dei nervi distesi non è antitetica alla fame di vittorie. Questo approccio gli ha consentito di navigare nei momenti difficili di carriera senza perdere la bussola. Quando è stato cacciato, quando non è stato promosso. Quando ai Knicks tanti volevano mostragli la porta d’uscita a inizio playoff, con New York sotto 1-2 nella serie di 1° turno con Atlanta. La scritta exit si stagliava nitida sullo sfondo, maledettamente vicina, in caso d’eliminazione. E invece, come dice Jalen Brunson, il leader di questi Knicks dei miracoli a un successo dal titolo che manca loro dal 1973, la squadra s’è trincerata dietro al mantra believe. Crederci. Perché chi era al timone della barca nella tempesta non ha perso di vista l’orizzonte, il punto d’arrivo: l’ultima gara della stagione. La destinazione non era un porto da raggiungere, ma un trofeo da sollevare, il Larry O’Brien Trophy. Ci siamo quasi. Se stanotte (dalle 2.30 ora italiana) i Knicks vinceranno Gara 5, conquisteranno il titolo. Brown nel 2007 contro gli Spurs perse la finale da coach di LeBron. Ora è a una vittoria dal trionfo. Dice: “Capita a tutti nella vita, in un qualche momento, di essere sottovalutati. Quando finisci al tappeto devi rialzarti, continuare a lottare. Quello definisce chi sei”.

la tattica

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Brown ha stravinto il confronto con Mitch Johnson, il 39enne allenatore degli Spurs. Dalla palla a due di Gara 1 sino alla sirena di Gara 4. Le rimesse degli ultimi secondi dell’ultima sfida, i due possessi che hanno coronato la rimonta Knicks dal -20 nel 4° periodo, raccontano tutto. Su quella di New York sul -1, a 5” dalla fine, Johnson s’è scordato di marcare OG Anunoby, che rimetteva la palla in gioco. E lui ha segnato a rimbalzo offensivo il canestro della vittoria. Sulla rimessa successiva degli Spurs, con un secondo e due decimi rimasti da giocare, Brown s’è giocato la carta dei due lunghi, piazzando Karl-Anthony Towns di fronte a Dylan Harper, deputato a rimettere la palla in gioco, e tenendo Mitchell Robinson sotto canestro. Johnson s’è scordato le contromisure. Morale della favola - lieto fine per i Knicks – Towns ha deviato la palla, Robinson ostacolato Stephon Castle e gli Spurs non sono neppure riusciti a provare il tiro della replica. 

il confronto

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Mosse e contromosse. Così si vincono i titoli, aggiudicandosi la battaglia degli aggiustamenti. Le quattro partite delle Finals si sono decise in volata. Brown se n’è aggiudicate tre. Successi arrivati con rimonte dal -29, -14 e -12. Grazie a giocatori con nervi saldi e carattere d’acciaio. Brunson, Josh Hart e Mikal Bridges, i Villanova Boys, sono una garanzia e Anunoby pare l’uomo bionico. E la sorte è stata favorevole, i Knicks paiono predestinati. Avevano già rimontano nel 4° periodo da -22 in Gara 1 contro Cleveland in finale di Conference. Ma non è solo tenacia, non basta la magia del Madison Square Garden. Serve un allenatore lucido sotto pressione. Brown è flessibile. Non vincolato da minutaggi preconfezionate. Legge la gara, il racconto imprevedibile dei 48’. Così ha cavalcato gli exploit di Landry Shamet in Gara 1 e Gara 2 e ha capitalizzato la notte magica di Alvarado in Gara 4. I Knicks forse non sono la squadra col miglior organico, eppure stanno per completare l’accoppiata coppa-titolo. Brown ha creduto nel piccolo-grande Brunson quando li mondo dubitava, ha contribuito alla consacrazione di Anunoby. Ha tenuto in panchina Brunson e Towns per possessi decisivi in difesa perché i giocatori dii ruolo erano più funzionali. Brown non ha guardato il dito, ma la luna. Lungimirante nell’inserire Riccardo Fois nello staff. Brown è esperto. Conta.

tendenza invertita

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L’Nba è lega copycat. Tutti copiano chi vince. Gli ultimi allenatori da anello, Joe Mazzulla per Boston e Mark Daigneault per Oklahoma City, hanno trionfato a 35 e 40 anni. San Antonio s’è affidata a Johnson per il dopo Popovich copiando quell’esempio. Allenatori inventati dal nulla o quasi, messi alla guida di gruppi giovani. Capaci di legare per affinità generazionale coi loro ragazzi. In una lega di stelle in cui i gestori sono preferiti ai tattici, i tecnici graditi alla squadra sono preferiti a chi ha curriculum da stella delle panchine, è sembrata la filosofia giusta. Ha funzionato sino alle Finals. Poi il patatrac. 

la rivincita

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Lo sport è competizione. L’Nba muove interessi milionari, richiama attenzioni planetarie. Oltre gli slogan buonisti c’è l’agonismo sfrenato. Una squadra vince, l’altra perde. Alla fine è tutto qui. De’Aaron Fox da regista dei Kings la scorsa stagione chiese la cacciata di Brown. I Kings assecondarono la stella, è la logica Nba, e licenziarono Brown dopo 31 partite. Poi Fox piantò comunque tutti, destinazione Texas. Alle Finals i disastri di Fox, quelli di Gara 4 persino clamorosi, stanno regalando ai Knicks il titolo tanto agognato. Brown si sta prendendo pure questa rivincita. L’esperienza insegna: basta avere pazienza, basta saper aspettare.

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