Valle d'Aosta, 7 alpinisti morti in 24 ore tra il Gran Paradiso e il Monte Bianco

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3 sono deceduti ieri, venerdì 12 giugno e altri 4 oggi: il riconoscimento è affidato al soccorso alpino

Andrea Fiori

13 giugno - 16:21 - MILANO

Un bilancio drammatico ha sconvolto in queste ore l'arco alpino della Valle d'Aosta, dove sette alpinisti hanno perso la vita nel giro di sole ventiquattro ore in diversi incidenti ad alta quota. La scia di tragedie è iniziata venerdì 12 giugno sulla parete Nord del Gran Paradiso: tre alpinisti residenti in Trentino - Antonio Sardano (49 anni), Sergio Martinelli (29 anni) e Maicol Zenatti (39 anni) - sono precipitati (probabilmente) per circa 400 metri a causa, forse, di uno scivolone da parte di uno dei componenti, che ha trascinato l'intera cordata nel vuoto. Partiti all'alba dal rifugio Chabod, i loro corpi sono stati individuati a 3.600 metri di quota solo in serata, grazie al segnale di un localizzatore GPS attivato dopo il mancato rientro.

in valle d'aosta 7 alpinisti morti

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Nelle dodici ore successive, la situazione è ulteriormente precipitata con altri quattro decessi tra il massiccio del Monte Bianco e il Cervino. L'incidente più grave si è verificato nella mattina di oggi, sabato 13 giugno, sul versante francese del Mont Maudit, lungo la cresta Kuffner a oltre 4.400 metri di altezza, dove due scalatori sono morti per cause ancora in via di accertamento da parte della gendarmerie. Quasi contemporaneamente, il Soccorso Alpino ha dovuto gestire altre due vittime: un alpinista è precipitato sul versante italiano del Cervino sotto gli occhi di un altro gruppo di scalatori e del compagno di cordata, rimasto illeso ma sotto shock, mentre un'ultima drammatica caduts è costato la vita a un altro sportivo sul ghiacciaio della Brenva.

le operazioni di riconoscimento

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Le operazioni di soccorso e il difficile compito del riconoscimento delle salme sono stati affidati agli uomini del Soccorso Alpino Valdostano e ai militari del Sagf della Guardia di Finanza. Sebbene le condizioni meteorologiche della zona non fossero considerate particolarmente proibitive, la tragica sequenza di incidenti riaccende i riflettori sulle insidie e l'estrema imprevedibilità dell'alta montagna, anche a fronte di itinerari classici affrontati da alpinisti esperti e ben equipaggiati.

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