L'urlo di Park terrorizza anche l'Occidente: la storia del primo asiatico a vincere la Champions

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Manchester United's South Korean midfielder Park Ji-Sung (C) celebrates with the trophy after beating Chelsea in the final of the UEFA Champions League football match against Manchester United at the Luzhniki stadium in Moscow on May 21, 2008. The match remained at a 1-1 draw and Manchester won on penalties after extra time.      AFP PHOTO / Paul Ellis (Photo by PAUL ELLIS / AFP)

Oggi compie 45 anni: ufficialmente centrocampista ma in realtà giocava ovunque, Ferguson se ne innamorò e lui a Manchester si scavò una nicchia nel calcio che conta

Paolo Marcacci

Collaboratore

25 febbraio - 11:27 - MILANO

Prima di lui la Champions League non si era mai specchiata in uno sguardo vincente asiatico. Quegli occhi erano i suoi. Park Ji-Sung, oggi che si volta indietro a contemplare il nastro dei suoi 45 anni, srotolatosi tra due continenti e indossando maglie che soprattutto grazie a lui in Estremo Oriente sono state acquistate da centinaia di migliaia di tifosi, capisce una volta di più di non essere stato uno di passaggio. Ricettore di passaggi, casomai, visti la duttilità tattica e il fondo atletico inesauribile: in quasi tutte le porzioni del rettangolo di gioco, all'inizio come alla fine delle partite. Nato a Seul il 25 febbraio del 1981, Park Ji-Sung sboccia al calcio nell'epoca in cui il serbatoio asiatico comincia ad aprirsi ai mercati (e ai mercanti) europei, con un viavai di calciatori in mezzo ai quali non è sempre facile capire, certamente non all'inizio del fenomeno, dove sia la linea di confine tra la suggestione esotica e la reale, sorprendente occasione tecnica. Park Ji-Sung fa capire immediatamente, appena mette piede in Europa, di appartenere alla seconda tipologia, avvalorando il giudizio di stagione in stagione, di trofeo in trofeo. 

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