Oggi compie 45 anni: ufficialmente centrocampista ma in realtà giocava ovunque, Ferguson se ne innamorò e lui a Manchester si scavò una nicchia nel calcio che conta
Prima di lui la Champions League non si era mai specchiata in uno sguardo vincente asiatico. Quegli occhi erano i suoi. Park Ji-Sung, oggi che si volta indietro a contemplare il nastro dei suoi 45 anni, srotolatosi tra due continenti e indossando maglie che soprattutto grazie a lui in Estremo Oriente sono state acquistate da centinaia di migliaia di tifosi, capisce una volta di più di non essere stato uno di passaggio. Ricettore di passaggi, casomai, visti la duttilità tattica e il fondo atletico inesauribile: in quasi tutte le porzioni del rettangolo di gioco, all'inizio come alla fine delle partite. Nato a Seul il 25 febbraio del 1981, Park Ji-Sung sboccia al calcio nell'epoca in cui il serbatoio asiatico comincia ad aprirsi ai mercati (e ai mercanti) europei, con un viavai di calciatori in mezzo ai quali non è sempre facile capire, certamente non all'inizio del fenomeno, dove sia la linea di confine tra la suggestione esotica e la reale, sorprendente occasione tecnica. Park Ji-Sung fa capire immediatamente, appena mette piede in Europa, di appartenere alla seconda tipologia, avvalorando il giudizio di stagione in stagione, di trofeo in trofeo.









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