(di Chiara Venuto)
"La latitanza legislativa ha
provocato un isolamento e una mortificazione della musica
'extracolta' italiana che l'ha resa non competitiva con la
musica anglo-americana" per cui "viene ogni giorno preferita la
musica proveniente dall'estero" costringendo "i nostri artisti,
per non soccombere, ad imitare forme musicali completamente
estranee alla propria tradizione musicale". A scriverlo era
l'onorevole Gino Paoli, eletto alla Camera nel 1987 tra le file
del Partito Comunista Italiano (ma che si sarebbe poi iscritto
al gruppo Indipendente di Sinistra), in una delle tre proposte
di legge a sua prima firma presentate nel corso della sua unica
legislatura (la decima).
Erano tempi di affluenza alle urne che superava l'88%. Oltre
che di una folla di buffe candidature: per il PCI c'era anche il
regista Giorgio Strehler, nella squadra DC l'ex calciatore
Gianni Rivera, per il PSI il presentatore Gerry Scotti, per la
Democrazia Proletaria si era candidato Paolo Villaggio e,
soprattutto, tra i Radicali figuravano Domenico Modugno e l'ex
pornostar Ilona Staller. La maggioranza sarebbe stata costituita
dal Pentapartito (sostituito tra 1991 e 1992 dal Quadripartito),
e si sarebbero susseguiti alla presidenza del Consiglio Goria,
De Mita e Andreotti (due volte: VI e VII).
Paoli parlava dell'esperienza a Montecitorio come di "un
errore", perché "non sono adatto" alla politica, riteneva, che
"vuole il compromesso, la mediazione, invece io sono uno molto
diretto. Non riuscii a fare niente, ma ho imparato tanto".
A sua prima firma, spulciando sul portale storico della
Camera dei Deputati, risultano tre proposte di legge che ben
poco hanno a che vedere con la Commissione a cui fu assegnato,
quella Trasporti, poste e telecomunicazioni. Quella di cui
sopra, del 1988, aveva come tema la "Valorizzazione e tutela
della musica leggera italiana". Prevedeva la "tutela dell'opera
musicale 'extracolta' come opera intellettuale", con sovvenzioni
per autori, interpreti, cooperative e gruppi musicali prese dal
Fondo unico per lo spettacolo, il 10% del quale sarebbe stato
riservato alle "attività e manifestazioni inerenti la musica
extracolta". Tra le iniziative anche l'integrazione del
Consiglio nazionale dello spettacolo con due rappresentanti del
settore, agevolazioni fiscali e l'ampliamento dei termini di
durata della protezione del diritto d'autore "a 70 anni dopo la
morte dell'autore per le opere e composizioni musicali".
Nel 1989 Paoli presentò un progetto per ottenere "Incentivi
per l'attività e l'espressione artistica dei giovani". Nel testo
di presentazione si legge che "la pressoché completa mancanza di
opportunità materiali e di incentivi allo svolgimento di
attività associate provoca, nel tempo di non lavoro non meno che
in quello lavorativo, situazioni di grave solitudine
esistenziale, nelle quali trova spazio lo sviluppo di fenomeni
di grave disagio sociale". Discorsi che si sentono ancora oggi.
Il cantautore proponeva "interventi pluriennali dei comuni per
la promozione di attività artistiche e culturali" con oneri da
50 miliardi di lire per ciascun anno (1990, 1991 e 1992)
attraverso la "predisposizione" di "strutture e immobili, nonché
delle attrezzature ritenute necessarie per lo svolgimento di
attività di produzione e sperimentazione" la cui gestione
sarebbe poi stata affidata "mediante concessione ad associazioni
di cittadini" senza fini di lucro, costituite da under 30.
Nel 1991, infine, Paoli propose "Interventi per la
realizzazione di impianti da destinare a spettacoli e
manifestazioni di musica leggera". Coinvolgeva i comuni con
almeno 100mila abitanti, che avrebbero potuto così realizzare
delle strutture con almeno 3mila posti a sedere con contributi
massimi di un miliardo di lire e che, comunque, non potevano
andare oltre il 40% della spesa. Come avviene per tante
iniziative parlamentari, però, tutte le proposte di Paoli si
fermarono in prima lettura.
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