Il pilota siciliano, 20 anni, è stato il più giovane a vincere in F.4 italiana e quest'anno corre in F.2 : "Voglio diventare un pilota ufficiale, ora lavoro con Gasly e Colapinto da lontano con gli assetti"
Oltre 9000 chilometri separano Enstone, dove ha sede l’Alpine, e Shanghai, che ospita la seconda gara della stagione di Formula 1. Il team francese, però, ha lavorato contemporaneamente in entrambi i luoghi per ottimizzare l’assetto delle proprie monoposto. Pierre Gasly e Franco Colapinto hanno raccolto dati in pista, ma il tempo a disposizione era troppo poco per completare il programma. Quindi Gabriele Minì, pilota dell’Academy Alpine, ha utilizzato il simulatore nel Regno Unito per ottenere ulteriori informazioni: "Li ho aiutati con la messa a punto dei set-up e ho provato alcune soluzioni che mi hanno chiesto gli ingegneri". Cresciuto a Marineo, un piccolo paese vicino Palermo, il classe 2005 è diventato nel 2020 il più giovane vincitore della F.4 italiana. Nel 2023 ha debuttato in F.3 e alla sua seconda stagione nella categoria ha lottato per il titolo fino all’ultima curva con Leonardo Fornaroli, chiudendo il campionato in seconda posizione. In questa stagione è impegnato in F.2 con MP Motorsport e aiuta l’Alpine nei weekend in cui non deve scendere in pista.
Minì, quanto è importante il lavoro che si svolge al simulatore?
"È fondamentale perché è molto attendibile, Gasly e Colapinto dicono che il feedback è quasi uguale alla realtà. Io ho iniziato giovedì a preparare il weekend cinese: in questi giorni ho sperimentato diversi assetti e quello che ha funzionato lo abbiamo provato sulle monoposto. L’Alpine mi ha chiamato per la prima volta ad Abu Dhabi nel 2024. Lo scorso anno sono stato impegnato in diverse gare, mentre questo è il mio debutto nel 2026. Tornerò sicuramente anche a Miami".
Le capita mai di pensare che da Marineo è arrivato a lavorare con un team di F.1?
"È una grande emozione, quando ho iniziato non avevo la certezza di riuscirci. Non è stato un percorso semplice, ma queste esperienze mi danno ancora più motivazione per cercare di diventare un pilota ufficiale".
Cosa ha imparato dalle sessioni al simulatore?
"Intanto ho guidato una macchina diversa rispetto a quelle a cui sono abituato. Poi ho avuto l’opportunità di confrontarmi con dei piloti di F.1, di entrare più all’interno delle dinamiche del team e di dimostrare la mia velocità".
Che rapporto ha con Flavio Briatore, team principal dell’Alpine?
"Ho avuto modo di parlarci qualche volta nel paddock. Ci salutiamo sempre, cerco di andare a vedere le sessioni nel box quando non sono occupato con la F.2. Lui è molto impegnato, lavora tantissimo per il team, ma direi che abbiamo un buon rapporto".
Ha un obiettivo per questa stagione?
"Vincere il campionato in F.2. In Australia sono andato veramente forte: in prova ero primo con quattro decimi di vantaggio sul secondo, ma in qualifica ho avuto un problema alla macchina e sono stato costretto a partire ultimo. Nella Sprint Race ho rimontato fino alla sesta posizione, lottando anche per il podio, mentre nella Feature Race ho chiuso all’ottavo posto, in zona punti. Questo dimostra che avrei potuto lottare per una doppia vittoria".
Che periodo stanno vivendo i piloti italiani?
"Più positivo rispetto al passato. Kimi Antonelli guida la Mercedes, Fornaroli è il pilota di riserva della McLaren e io corro in F.2. Sui kart abbiamo lottato molto, adesso cerchiamo tutti di arrivare in alto".
Quali sono le sue passioni?
"Non sono un ragazzo a cui piace fare festa la sera, preferisco passeggiare con gli amici. Mi diverto a giocare a padel e a risolvere il cubo di Rubik: il mio record è di 12 secondi, ma in media me ne servono tra i 15 e i 20. La mia vita, però, è dedicata soprattutto al motorsport tra allenamenti in palestra, in bici e al simulatore di casa".
Ha un idolo?
"Mi è stato tramandato l’amore per Ayrton Senna. Ho sentito tanti racconti su di lui, ho una collezione di dvd e ho visto diversi documentari. Tra i piloti attuali, invece, non mi ispiro a nessuno in particolare, cerco di essere me stesso e di non copiare gli altri".
Come è nata la sua passione per il motorsport?
"Me l’ha trasmessa mio padre, che mi ha comprato un kart quando ero piccolissimo e mi ha seguito fino ad ora. Viene a vedere tutte le gare, non se ne perde una. Il nostro rapporto non è quello tradizionale tra un genitore e un figlio: a volte è stata dura, ma i momenti difficili aiutano a crescere e se sono riuscito ad arrivare dove sono lo devo a lui. Per me è un punto di riferimento".











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