Iran, riprende terreno il Bitcoin. Canepa: "Nasce circuito finanziario alternativo"

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Una mossa che potrebbe permettere al Paese di creare una "liquidità alternativa"

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14 aprile 2026 | 16.31

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Dopo il blocco dei porti iraniani imposto dagli Stati Uniti, il Bitcoin rialza avvicinandosi ai 75mila dollari. La criptovaluta, dopo un calo gli scorsi giorni, riprende slancio in seguito all'annuncio dell'esecutivo iraniano dell'accettazione dell'asset come pagamento per il transito dei vascelli attraverso Hormuz. Una scelta che, secondo la professoressa Allegra Canepa, docente di Diritto dell'Economia dell'Università Statale di Milano, segna "un punto di non ritorno" nell’uso delle tecnologie decentralizzate da parte degli Stati sovrani.

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"La scelta del Bitcoin sorprende solo in superficie - spiega Canepa all'Adnkronos -. Le stablecoin, proprio per il loro ancoraggio al dollaro, passano spesso attraverso provider e exchange facilmente tracciabili e pronti a rispondere alle sanzioni". Il Bitcoin, se gestito tramite provider non europei né statunitensi, permetterebbe all'Iran non solo di riscuotere i pedaggi, ma "di costruire una vera e propria riserva di liquidità alternativa e autonoma". La moneta virtuale si trasformerebbe da asset speculativo per privati a strumento di Stato. Si è di fronte a un cambio di paradigma normativo: "Non si tratta più una transazione tra privati, ma di una scelta politica precisa per creare circuiti alternativi a quelli dominati dall'Occidente, una strada che anche Russia e Venezuela hanno tentato, seppur con fortune alterne. In Venezuela, sotto il governo dell'ex presidente Maduro, c'era stata una prima sperimentazione, poi fallita". Lato russo, "ci sono stati utilizzi negli scambi di petrolio per aggirare le sanzioni, ma non si hanno altri esempi rilevanti". Il quadro resta in evoluzione, ma è una strategia che potrebbe essere adottata anche per le caratteristiche particolari dello Stretto che consente il controllo di una risorsa critica come il petrolio, influenzando il prezzo del Bitcoin.

I mercati finanziari tradizionali hanno reagito. Secondo la professoressa, è in atto un movimento speculativo che non si vedeva dal 2012 sui titoli delle aziende europee che più risentiranno della crisi energetica, dove "si registrano livelli altissimi di short selling". Picchi speculativi che si registrano anche sui "mercati predittivi" come Kalshi e Polymarket che formano un collegamento tra geopolitica e scommesse digitali. "Si registrano picchi speculativi legati proprio alla capacità di prevedere attacchi o sviluppi della crisi iraniana. Sono risorse che, invece di finire nell'economia reale, alimentano l'incertezza globale". In questo scenario, l'Europa si mostra all'avanguardia sotto il punto di vista normativo. "L'Ue è già dotata di un regolamento sui cryptoasset, il MiCA (Markets in Crypto-Assets). È vero che non si applica nel caso specifico dei Bitcoin, ma sono già in essere discussioni su possibili modifiche, anche se al momento non riguarderebbero lo scenario in discussione". Con il regolamento MiCA e le recenti norme sull'antiriciclaggio, l'Unione Europea ha tracciato un perimetro stretto, che però fatica a contenere attori globali.

Il limite "è strutturale", sottolinea la professoressa. "Le nostre regole si applicano ai provider autorizzati in Europa, ma altri attori possono utilizzare piattaforme con sede in giurisdizioni molto meno trasparenti". Gli Stati Uniti hanno invece mantenuto maglie regolamentative più larghe, anche per favorire i propri campioni del settore Big Tech. "Anche se oggi decidessimo di invertire la rotta per rispondere a questa emergenza, i tempi della burocrazia non permetterebbero cambiamenti immediati. Abbiamo fatto una scelta ben precisa.

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