Il mercato italiano della robotica vale 3,5 miliardi di euro

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Il 28% delle aziende italiane oggi utilizza soluzioni di robotica, principalmente nella manifattura, il mercato nel 2025 ha raggiunto 3,5 miliardi di euro. La spesa media annua delle imprese italiane per la robotica è 456 mila euro. L'adozione è destinata a crescere fino al 36% entro il 2028, con una forte evoluzione grazie all'intelligenza artificiale. Oggi solo il 3% delle imprese italiane che ha soluzioni di robotica sta sperimentando robot umanoidi, saranno l'11% entro il 2028. Sono i dati della ricerca dell'Osservatorio Innovative Robotics del Politecnico di Milano, presentata oggi.
    Tra le imprese italiane che prevedono investimenti nel 2026 il 29% destinerà risorse per robot innovativi che integrano IA, sensori e apprendimento continuo. La spesa media pianificata è di 183mila euro, "contenuta, ma segnale di un interesse concreto per la nuova generazione di soluzioni abilitate dalla physical AI, che estende l'uso oltre la manifattura tradizionale".
    Del 28% delle aziende italiane che utilizza soluzioni robotiche il 44% sono grandi imprese, il 38% medie e il 18% piccole. Due terzi di chi ha già investito prevede di reinvestire, mentre l'11% pianifica un primo approccio entro il 2028. Per le aziende che oggi non adottano soluzioni robotiche e non prevedono di farlo nei prossimi tre anni, la ragione principale (nel 51% dei casi) è rappresentata da un contesto normativo e di mercato non pronto.
    I benefici delle aziende che hanno già investito sono ancora "tradizionali": aumento della produttività del lavoro (75%), miglioramento della qualità del processo (65%), aumento della sicurezza ed ergonomia (49%) e diminuzione dei costi di produzione (40%).
    "I sistemi robotici innovativi sono sempre più capaci di operare nel mondo reale: in magazzini non strutturati, in ambienti in cui la presenza umana è rischiosa, in spazi pubblici, ospedali e case. Non rappresentano solo una leva di competitività, ma una risposta concreta alla scarsità di lavoratori che in taluni comparti le imprese avvertono. Sarà un cambiamento graduale, ma centrale per difendere la competitività dell'industria italiana", dice Giovanni Miragliotta, Responsabile scientifico dell'Osservatorio.
   

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