Inter furibonda, nel mirino l'arbitraggio e il clima post caso Bastoni: i retroscena

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I neroazzurri hanno mal tollerato le decisioni di Manganiello della partita con l'Atalanta. Le parole a bordocampo, l'incontro della dirigenza con gli arbitri, la strategia del silenzio

Filippo Conticello e Roberto Maida

15 marzo - 09:12 - MILANO

"Non ci credo, l’ha dato". Nicolò Barella scatta dalla panchina, incredulo e infuriato, quando l’arbitro Manganiello indica il centro del campo a seguito del controllo Var. Un caso ha appena scosso la volata scudetto. In quel momento, mentre l’Atalanta esulta timidamente sotto alla pioggia incessante, l’Inter tutta esplode come un vulcano che spara lapilli incandescenti. Il più agitato è Cristian Chivu, mai visto così furibondo, che si allontana dall’area tecnica e becca prima il giallo e poi il rosso, urlando anche ripetutamente al quarto uomo Collu: "Era fallo, era fallo". Irrefrenabile. Dumfries intanto non si capacità di ciò che sta osservando. Si inginocchia, quasi supplica l’arbitro di rivedere una decisione che ritiene assurda: giura e mima di aver perso l’equilibrio sull’azione del gol di Krstovic perché toccato a una gamba da Sulemana. Alza più volte il piede, quasi per mostrare la prova di un torto subìto.

il seguito

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Protesta con convinzione anche Josep Martinez, il secondo portiere. Ma è solo il primo atto di una rappresentazione caotica e nervosa. Passano pochi minuti e Scalvini colpisce in area di rigore Frattesi, proprio il calciatore subentrato a Barella. L’Inter chiede a gran voce il rigore con Aleksandar Kolarov a guidare ora la contestazione, mentre dalle tribune di San Siro si levano cori ostili contro l’arbitro Manganiello. Anche qui, silent check con Lissone. E il Var, Gariglio (dismesso dalla Can, nel 2023, dopo appena 19 gare di A in sei stagioni, e poi ”promosso” al Var) , convalida la decisione di campo: si ritiene che non ci sia chiaro errore. Il risultato non cambia più, finisce 1-1. E forse il campionato si riapre davvero. Lo stadio fischia, buona parte della squadra accerchia l’arbitro per chiedere chiarimenti. Tutto per fortuna rimane nei confini di una conversazione civile. Si affaccia anche Pio Esposito, che ha segnato un gol non sufficiente per vincere la partita. "Perché?", domanda e si domanda. Manganiello spiega a Dumfries di essere sicuro di non aver sbagliato, ha visto solamente una leggerissima spinta e non l’incrocio delle gambe.

il dopogara

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Il clima diventa teso negli spogliatoi, dove scendono i dirigenti Marotta e Ausilio. Il presidente chiede e ottiene un garbato confronto con la squadra arbitrale. Da parte dell’Inter, già in occasione del derby, si respira un clima di ostilità che la società attribuisce al caso Bastoni, ieri infortunato e sostenuto dalla Curva Nord. "Ce la vogliono far pagare...", sussurra qualcuno. Compaiono anche Andrea De Marco, il coordinatore federale dei rapporti tra arbitri e club, e Andrea Gervasoni, il delegato della commissione Can che ha il compito di giudicare l’arbitraggio. Si parla, ci si scambia impressioni. L’Inter si sente confortata nelle rimostranze, soprattutto sulla vicenda del rigore: la giurisprudenza da Var è piena di episodi molto simili che sono stati giudicati in maniera opposta. Due hanno penalizzato proprio l’Inter: Dumfries-Alex Sandro nell’ottobre 2021 contro la Juventus, Darmian-Magnani nel gennaio ‘24 col Verona. In entrambi i casi è stato assegnato il rigore.

tutti zitti

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Dopo una mezz'ora di colloqui, prima tra società e arbitri e poi tra dirigenti per gestire una strategia comunicativa, l’Inter ordina il silenzio stampa. Meglio evitare di alzare i toni, con il rischio di provocare danni senza ottenere niente di buono. Marotta e Chivu lasciano lo stadio tardi, intorno alle 19, oltre due ore dopo il fischio finale: in quel tempo il presidente, il direttore sportivo Ausilio, il suo vice Baccin, il club manager Ferri e tutto lo staff restano chiusi nello spogliatoio per sbollire la rabbia e per parlare del caso arbitrale. Soltanto un’altra volta l’Inter si era lamentata in questa stagione degli arbitri: a Napoli, per il rigore concesso ingiustamente a Di Lorenzo per il contatto con Mkhitaryan. In quel caso però aveva parlato attraverso Marotta. Stavolta il presidente ha, invece, preferito tacere. Almeno in pubblico. Si è solo fatto sentire già negli spogliatoi e manifesterà la sua posizione anche in settimana nelle sedi istituzionali.

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