L’argentino in gruppo solo nella seconda parte della settimana ma vuole essere convocato: non verranno corsi rischi, ma il ritorno è decisivo
Più che i minuti in campo, pochi o molti che siano, conta il ritorno alla normalità. Lo scorrere naturale delle cose nerazzurre. All’Inter tutto gira attorno a Lautaro Martinez e non da ieri, ma mai come nelle ultime settimane balbettanti è stato dimostrato il teorema secondo cui esiste una squadra con l’argentino in campo e un’altra con l’argentino che guarda da fuori. È il giorno contrapposto alla notte, una formazione che sfonda le linee nemiche e un’altra che viene respinta. I numeri sono talmente evidenti da turbare: nelle 13 partite giocate dal capitano la percentuale di vittorie è del 77% e la media gol di 2,4 a partita; nelle sei gare saltate dal Toro la percentuale di successi precipita al 33% e le reti segnate diventano soltanto una a gara. Più chiaro di così, difficile a dirsi: non esiste evidenza maggiore dell’assoluta necessità di rimetterlo in piedi subito, ancora di più vista la luna opposta dei colleghi d’attacco: Thuram calante fino a sparire, Pio che brilla in alto.
verso firenze
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Il percorso di recupero dall’infortunio di Lautaro è, comunque, alla fine. Servono solo gli ultimi giorni di classica riatletizzazione per rimetterlo in gruppo: questo passaggio è decisivo per i preparatori di Chivu e dovrebbe accadere solto nella seconda parte della settimana, non lontano dalla sfida contro la Fiorentina di domenica sera. Nonostante il poco margine, l’obiettivo dell’argentino è strappare una convocazione e rientrare in campo un po’. L’ultima volta era stata il 18 febbraio, nel primo tempo dello sciagurato playoff di Champions contro il Bodo Glimt. Quella partita ha congelato i sogni europei dell’Inter, ma la trappola sintetica dei norvegesi ha pure portato al risentimento muscolare al polpaccio destro del Toro. Se e per quanto tempo potrà effettivamente aiutare al Franchi, dipenderà solo e soltanto dal grado di sicurezza dell’operazione: non verrà preso alcun rischio viste le successive partite all’orizzonte e l’obiettivo scudetto da mettere sotto chiave. Al di là di tutto, però, il semplice avvicinare Lautaro al campo dovrebbe avere un effetto benefico per tutta l’Inter: l’argentino è una coperta calda per la squadra, ristora con leadership e non solo con i gol. Nonostante il mese out, sono 14, 4 in più di Douvikas-Hojlund secondi in classifica cannonieri. Sabato dopo la Dea, nel pieno della furia arbitrale, è andato giù a tranquillizzare oltre il torto subito.
il progetto
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Sin da quando si è fatto male tra i vichinghi, Lautaro aveva comunque messo nel mirino la sfida alla Viola come trampolino per il vero obiettivo: la Finalissima Fifa contro la Spagna, a cui ogni argentino teneva come una cosa sacra. L’evento è stato cancellato, tra ragioni geopolitiche e polemiche tra federazioni: adesso c’è meno urgenza di raggiungere la Selección, che pure si vedrà nel centro federale di Ezeiza per una settimana di allenamento durante la sosta. L’idea è di arrangiare un’amichevole a Rosario nello stadio “Marcelo Bielsa”, casa rossa e nera del Newell’s, che poi sarebbe anche la squadra di Messi: il pubblico vuole salutare i campioni del mondo e anche Leo prima del Mondiale in cui l’Albiceleste proverà lo storico bis. Da un lato, il Toro vorrebbe partecipare a un eventuale match tanto simbolico, dall’altro sa bene che sarebbe meglio restare ad Appiano per sprintare alla ripresa. Nessuna decisione potrà essere presa prima degli ultimi giorni di recupero e dell’effettivo rientro in campo. Il tutto, però, con una consapevolezza generale: prima di ogni esigenza argentina, il bisogno di Lautaro è tutto italiano.









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