Ci vuole molto spirito di adattamento per i ciclisti, che postano sui social le loro "recensioni" degli alberghi che li ospitano
Pensavate che la parte più dura del Tour de France fossero le tappe a oltre 40 gradi con 4mila metri di dislivello? Forse non avete visto gli alberghi dove dormono i corridori. ASO, come tutti gli organizzatori, cerca di fare una media tra gli hotel buoni e quelli meno buoni nel corso delle tre settimane, garantendo a ogni squadra una certa equità. Questo vuol dire che a turno a tutte le squadre capita il due stelle. E le due stelle in Francia sono spesso elargite con una certa larghezza. Ma quando il due stelle ti capita nella Francia profonda nel bel mezzo di un’ondata di calore, ecco che sui social esplode il lato B della Grande Boucle.
Corridori costretti a dormire sul balcone perché le loro camere non sono soltanto bollenti, ma anche sporche: piene di polvere e di ragnatele. Muffa, puzza, bagni deprimenti, pipì fatta nelle bottiglie di plastica. Tadej Pogacar ha raccontato la sua notte di domenica senz’aria condizionata a Vic-sur-Cère, in Alvernia (c’era anche la Lidl-Trek nella stessa struttura). Le squadre si erano portate dietro i loro condizionatori, ma quando li hanno accesi è saltato l’impianto elettrico dell’hotel. Pure peggio è andata alla Uno-X.
le recensioni
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Il danese Magnus Cort Nielsen, vincitore di una tappa nel 2018 e di un’altra nel 2022, da anni fa recensioni sugli hotel del Tour. Nel 2024 aveva definito un hotel di Le Lioran probabilmente "il peggior posto in cui abbia soggiornato negli ultimi anni". Nel giorno di riposo la Uno-X si è vista assegnare ancora una volta quel "vecchio bunker abbandonato". I fratelli Tobias e Anders Halland Johannessen hanno spostato i loro lettini sul balcone perché la camera era troppo tetra oltre che invivibile. E per due notti hanno dormito all’aperto. "Improvvisare. Adattarsi. Superare", ha scritto su Instagram Tobias, undicesimo in classifica generale e secondo dietro a Mathieu van der Poel domenica a Ussel. L'hashtag dice tutto: #Itshardtobeacyclist. Sì, è difficile essere un ciclista. Provate a immaginare se gli alberghi che hanno ospitato i corridori nel giorno di riposo sul Massiccio Centrale fossero proposti alle nazionali di calcio impegnate nel Mondiale.
Questa mattina, attesissima, è arrivata la nuova recensione di Magnus Cort. Due anni dopo, neanche fosse Dumas. "Abbiamo soggiornato qui anche due anni fa durante il Tour. E anche se è stata solo una notte, ci ha lasciato ricordi indelebili. Ha una vista mozzafiato e dall'esterno sembra davvero bello. Ma in realtà è tra i peggiori posti in cui abbia mai alloggiato. Avevamo un intero appartamento che poteva ospitare fino a otto persone, quindi io e Anthon (Charmig, ndr) non potevamo lamentarci di non avere abbastanza spazio. L'appartamento era disposto su tre livelli, con l'ingresso e il bagno al piano terra. Questa volta non era completamente allagato e c'era solo un leggero odore di marciume. Inoltre, abbiamo avuto il lusso di trovare carta igienica asciutta. C'era un lavandino nell'armadio, il che è stato comodo perché non ho dovuto salire due rampe di scale durante la notte. È difficile trovare altri aspetti positivi. Era sporco, senza aria condizionata e senza Wi-Fi. Era molto usato, con diverse cose rotte, come il porta carta igienica e il soffione della doccia. Anche se era meglio della volta precedente, gli darei comunque solo 1 stella su 7".
caldo o rumore
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Stessa esperienza anche per l’Alpecin PremierTech di Mathieu van der Poel. E infatti il fuoriclasse olandese ha postato una storia con Silvan Dillier: il granatiere svizzero, uno capace di tirare il gruppo per cinque o sei ore senza fare una piega, ha mostrato col piglio dell’agente immobiliare l’appartamento (il numero 40) che ha diviso nelle ultime due notti e nel giorno di riposo con il compagno di squadra Tim Marsman. Due lettini da bambini, un pinguino rumorosissimo appoggiato sulla scrivania, un bagno che non ha conosciuto ristrutturazioni dall’ultima guerra, un cucinino fatiscente. E la decisione inevitabile di spostare i materassi sul balconcino e dormire sotto le stelle. "Expect the unexpected", aspettati l’inaspettato, era lo slogan scelto dal team per questo Tour. In realtà i due stelle francesi sono tutto fuorché inattesi, sono ormai un classico.







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