Influenza ancora in calo, ma ora si teme l'effetto scuola mentre i pronto soccorso restano sotto stress

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Sono circa 7 milioni e mezzo gli italiani finiti a letto finora a causa dell'influenza, ma per la seconda settimana si registra un calo dei casi di contagio per virus respiratori. Prima di Natale si era raggiunto il primo picco con 980mila contagi ora si è scesi a 803mila casi (erano 820mila nei sette giorni precedenti), ma l'Istituto superiore di Sanità invita alla cautela e sottolinea come sia importante “attendere il prossimo bollettino - puntualizzano gli esperti - per capire se continuerà l'andamento discendente o se i casi torneranno a salire, e in questo secondo caso se supereranno i livelli toccati nelle scorse settimane”. A pesare nei prossimi giorni potrebbe essere l'effetto della riapertura delle scuole oltre al periodo di freddo che spinge le persone a stare al chiuso: due fattori che favoriscono i contagi. Intanto la super influenza, alimentata dalla variante K, colpisce duro anziani e bambini anche provocando pericolose polmonit, aumentando gli accessi al pronto soccorso: da Nord a Sud molti pazienti stazionano sulle barelle in attesa di un posto letto in reparto e il sistema del 118 registra un superlavoro.

L'ultimo bollettino dell'Iss: curva in calo, ma casi sottostimati

Sono circa 803mila i nuovi casi di infezioni respiratorie acute, tra cui l'influenza, stimati in Italia nella settimana dal 29 dicembre al 4 gennaio, pari a 14,1 casi per 1.000 assistiti, in lieve diminuzione rispetto alla settimana precedente, quando era pari a 14,5. In totale dall'inizio della sorveglianza sono circa 7,5 milioni i casi registrati. E' quanto emerge dal rapporto della sorveglianza RespiVirNet dell'Istituto superiore di sanità (Iss), in cui viene specificato che i dati riportati questa settimana, in particolare quelli provenienti dalla sorveglianza sentinella nella comunità, potrebbero non riflettere la reale incidenza e circolazione dei dei virus influenzali a causa di una possibile riduzione nel numero di visite e dati trasmessi in concomitanza con le festività natalizie. L'incidenza più elevata si osserva, come di consueto, nella fascia di età 0-4 anni, con circa 37 casi per 1.000 assistiti. “La flessione nella curva che vediamo in queste settimane sembra essere più evidente di quella degli anni scorsi nello stesso periodo - commentano gli esperti del dipartimento di Malattie Infettive dell'Iss.-. Bisognerà attendere il prossimo bollettino per capire se continuerà l'andamento discendente o se i casi torneranno a salire, e in questo secondo caso se supereranno i livelli toccati nelle scorse settimane”. L'intensità è molto alta in Campania, alta in Sicilia e nelle Marche, media in Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Abruzzo, Puglia e Umbria mentre è bassa in tutte le altre. Nella prima settimana di gennaio nella comunità si registra per influenza un tasso di positività del 17%, mentre nel flusso ospedaliero è pari al 40,5%. La sorveglianza delle forme gravi e complicate di influenza evidenzia un numero di casi nella settimana da 22 al 28 dicembre, simile rispetto alla stessa settimana della stagione precedente. Il sottotipo più prevalente tra le forme gravi è A(H1N1)pdm09, mentre la forma di influenza più diffusa nella comunità è riconducibile al virus A(H3N2) e cioè la variante K. Si segnala che la maggior parte dei casi di influenza grave e complicata riguarda persone non vaccinate

Pronto soccorso sotto stress: pazienti nelle barelle

Sono in crescita un po' ovunque i casi di polmonite mentre si riducono le bronchioliti (da virus sinciziale) grazie alle vaccinazioni. Il nodo, ovunque, resta la capacità del sistema territoriale di fronteggiare l'aumento della richiesta di cura in particolare per i più fragili, come gli anziani. A causa dell'influenza, “stiamo riscontrando un aumento rilevantissimo della richiesta di interventi da parte dei cittadini alle centrali operative del 118. La crisi del filtro territoriale sta determinando un'impennata, soprattutto nel periodo che va da Natale ai primi dell'anno, delle richieste di soccorso per qualsiasi tipo di situazione acuta, per cui i cittadini, stanno inondando di richieste le centrali operative, mettendo in serio 'distress', quindi in una condizione di estremo carico prestazionale, i sistemi 118 che pure hanno l'obbligo di rispondere in tempi rapidissimi, soprattutto per le emergenze e urgenze”, ha spiegato Mario Balzanelli, presidente della Società italiana del sistema 118. L'appello è quello di chiedere l'intervento solo per sintomi gravi come difficoltà respiratorie. I Pronto soccorso di tutta Italia stanno registrando un aumento importante di accessi, soprattutto di pazienti fragili, con un peggioramento del fenomeno del 'boarding', lo stazionamento in barella dei malati che hanno bisogno di un posto letto, ha riferito Alessandro Riccardi, presidente nazionale della Società italiana della medicina di emergenza urgenza (Simeu). Alla base di questo problema, spiega Riccardi, “c'è un rallentamento delle dimissioni da parte delle degenze legato a malati che sono più difficili, più fragili. Ogni malato in boarding rallenta di 19 minuti il tempo di accesso di pazienti in pronto soccorso e se questi sono 20, significa più di tre ore di attesa”.

Il pediatra: attenzione a riapertura scuole e vita al chiuso

 “Non si può prevedere quando si raggiungerà il picco dell'influenza 2026 e delle altre infezioni respiratorie”. Ma “da un lato il freddo, che spinge a passare più tempo al chiuso”, e dall'altro “la ripresa delle scuole” e dei contatti fra milioni di persone - studenti, personale scolastico, e genitori che accompagnano i ragazzi - sono due fattori che incidono sull'andamento dell'epidemia di malanni invernali. E “ci si aspetta che porteranno a un aumento del numero di malati, ”possibile dalla settimana prossima”. A prospettarlo è il pediatra Italo Farnetani: “Fare previsioni sul picco non è possibile - chiarisce l'esperto - perché l'andamento nell'intera popolazione dipende da diversi elementi, come la carica infettante e il numero degli agenti patogeni in circolazione - e non c'è motivo di ritenere che quest'anno sia sostanzialmente diverso rispetto agli anni scorsi, su questo fronte - ma anche le condizioni meteorologiche. E questo è un fattore che fa la differenza non perché il freddo faccia ammalare in quanto tale, ma perché le temperature rigide, come quelle di questi giorni, spingono a stare di più in ambienti chiusi dove è più facile e rapida la trasmissione degli agenti infettivi e il contagio. Applicando questi principi alla situazione attuale è facilmente prevedibile che a un'impennata dei contatti corrisponda anche un aumento sostanziale nel numero di malati, dalla settimana che inizia il 12 gennaio”. In questi giorni, ricorda Farnetani, “bambini e ragazzi sono rientrati a scuola. E così venti milioni di persone, fra gli studenti e chi li accompagna, i docenti e il personale scolastico, si incontreranno con la possibilità di scambiarsi agenti infettivi. Basta pensare all'affollamento che c'è all'entrata e all'uscita dagli istituti scolastici per capire come si moltiplichino le occasioni di contatto. In questo contesto, fra scuola e lavoro, ogni singola persona incontra molti altri soggetti, in un numero che varia nell'arco della giornata. Ma matematicamente è un numero quotidiano elevato. Ci sono poi le condizioni climatiche: il peggioramento del meteo e l'abbassamento delle temperature inducono a stare sempre meno all'aria aperta”.

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