Farmaci anti-obesità: servirebbero a un adulto su quattro. Trump: “Forse ne ho bisogno anch'io”

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Lo studio

Negli ultimi 30 anni, l'obesità è più che raddoppiata nel mondo, portando con sé un aumento delle malattie legate al peso, come diabete, malattie cardiovascolari e tumori

di Redazione Salute

9 gennaio 2026

FILE PHOTO: U.S. President Donald Trump looks on as he signs executive orders and proclamations in the Oval Office at the White House, in Washington, D.C., U.S., May 5, 2025. REUTERS/Leah Millis/File Photo

Oltre un quarto degli adulti nel mondo potrebbe beneficiare dei farmaci per perdere peso: lo rivela uno studio pubblicato su The Lancet Diabetes & Endocrinology e condotto presso il Mass General Brigham di Boston e la Washington University School of Medicine di St. Louis. Negli ultimi 30 anni, l'obesità è più che raddoppiata nel mondo, portando con sé un aumento delle malattie legate al peso, come diabete, malattie cardiovascolari e tumori. Un nuovo Sacro Graal quello dei farmaci anti obesità - al centro di grandi investimenti e interessi da parte delle aziende farmaceutiche - che ha contagiato anche il presidente Usa Donald Trump. Il tycoon ha spesso fantasticato pubblicamente di amici e collaboratori che assumono quello che lui chiama “il farmaco per i grassi”. In un'intervista al New York Times Trump ha detto di non aver mai assunto farmaci GLP-1 come Wegovy e Ozempic. “No, non l'ho fatto”, ha risposto quando gli è stato chiesto direttamente. “Probabilmente dovrei”, ha aggiunto.

Una enorme potenziale platea a livello globale

 Gli esperti che hanno realizzato lo studio hanno raccolto dati provenienti da 99 paesi e relativi a 810.635 adulti per determinare quante persone in tutto il mondo potrebbero trarre beneficio dall'uso degli agonisti dei recettori del GLP-1, i farmaci per dimagrire. E hanno scoperto che più di un adulto su quattro sarebbe idoneo all'uso dei GLP-1 per il controllo del peso, con le donne, gli anziani e i paesi a basso e medio reddito tra i più idonei. Questi parametri critici potrebbero essere determinanti nello sviluppo di politiche per l'utilizzo dei GLP-1 in tutto il mondo per combattere l'obesità e le malattie collegate. Il potere e le promesse dei GLP-1 sono stati riconosciuti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, che sta lavorando attivamente per renderli farmaci standard e accessibili. I ricercatori hanno usato i dati delle indagini sulla salute delle famiglie raccolti in 99 paesi tra il 2008 e il 2021, per un totale di 810.635 adulti di 25-64 anni. A livello globale, il 27% degli adulti è risultato idoneo all'uso del GLP-1 per il controllo del peso, quattro quinti dei quali provenivano da paesi a basso e medio reddito. In Europa e Nord America è idoneo il 42,8% degli adulti e nelle isole del Pacifico il 41%. Anche le donne erano più idonee (28,5%) rispetto agli uomini, così come le persone anziane (38,3%) rispetto ai loro coetanei più giovani (17,9%). Lo scorso anno, il diabete di tipo 2 è risultato la principale causa di morte per le donne in Sudafrica. Ci sono parti del mondo in cui le donne possono davvero trarre beneficio da questi farmaci, concludono i ricercatori: “l'accesso globale ai GLP-1 è una questione di equità sanitaria”.

Gli effetti su chi smette di prendere i farmaci

Intanto una revisione di una serie di studi pubblicata sulla rivista “British medical journal” ha fatto emergere come chi smette di prendere i farmaci anti diabete e obesità Glp-1 per dimagrire rischia di riprendere tutto il peso nel giro di un anno e mezzo. L'effetto di questi farmaci, agonisti Glp-1, che vengono assunti da milioni di persone in tutto il mondo, è conclamato e il contributo al dimagrimento risulta evidente, come ricorda il “Washington Post”, ma la revisione prende in esame cosa succede alle persone che interrompono il trattamento. Il paper sottoposto a peer-review analizza 37 studi che coinvolgono 9.300 persone e diversi farmaci di questa classe. In particolare, 6 ricerche si sono concentrate su semaglutide e tirzepatide. I soggetti che smettono di assumere le terapie, si avviano a tornare al peso iniziale nel giro di 20 mesi - poco più di un anno e mezzo - se non modificano il proprio regime alimentare in maniera stabile e se non si dedicano all'attività fisica. A parità di peso perso, chi è reduce da una dieta - senza l'aiuto di farmaci - impiega un periodo anche 4 volte più lungo per tornare al punto di partenza. L'effetto dei farmaci, in sostanza, svanisce in assenza di correttivi allo stile di vita, secondo i ricercatori dell'università di Oxford. Il ritorno al passato vale anche per valori come la pressione e il colesterolo, che si modificano nuovamente nell'arco di 17 mesi circa.

Fondamentali sempre stili di vita ed esercizio fisico

Secondo i dati, rilanciati dal “Washington Post”, i pazienti che hanno assunto i farmaci - anche i più noti - in media hanno perso 16-17 chili nel corso del trattamento. Ne hanno ripresi circa 10-11 nel primo anno dopo aver sospeso la terapia. “Ciò che colpisce tra i dati è la velocità con cui il peso è stato ripreso”, osserva Sam West, ricercatore fisiologo a Oxford e coautore dello studio. Giles Yeo, professore di genetica a Cambridge, ha evidenziato un limite della ricerca: gli studi presi in considerazione hanno valutato gli effetti, dopo lo stop al trattamento, per un periodo relativamente breve. Le conseguenze a lungo termine, quindi, non sono definibili con precisione. Uno studio del 2024 ha rilevato che le persone che facevano esercizio fisico mentre assumevano un farmaco dimagrante hanno mantenuto un fisico asciutto rispetto a chi non si è allenato durante la terapia. I farmaci dimagranti, quindi, andrebbero considerati come uno strumento per costruire stili di vita più sani e non come uno strumento unico.

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