Infarto e plastiche nel sangue: sono legati?

12 ore fa 3

Microplastiche e nanoplastiche possono mettere a rischio la salute del cuore? Rispondere è complicato, perché studiare gli effetti diretti dell'inquinamento da plastica sul corpo umano è molto diverso rispetto a farlo nel contesto molto più controllato, di un laboratorio.

Uno studio italiano appena pubblicato sullo European Heart Journal ha trovato una quantità maggiore di micro e nano plastiche nel sangue che alimentava il cuore di pazienti reduci da un tipo di attacco di cuore grave - una forma di infarto miocardico detta STEMI ("ST-Elevation Myocardial Infarction") che avviene quando un'arteria coronarica si occlude completamente.

Anche se lo studio non permette di affermare che i frammenti di plastica possono causare un infarto, la scoperta è un'ulteriore prova del fatto che l'inquinamento ambientale in varie forme possa influire negativamente sulla salute cardiovascolare. Nel 2024 un gruppo di scienziati dell'Università della Campania Luigi Vanvitelli di Caserta aveva scoperto la presenza di nanoparticelle di polietilene e pvc, due tipi di materiali di plastica, nelle placche che possono ostruire le arterie

Plastiche nelle coronarie

Il nuovo studio è frutto di una collaborazione tra i ricercatori dell'Università degli Studi di Roma "La Sapienza", dell'Università di Verona e del Centro di Ricerca Universitario per l'Inquinamento Ambientale e le Malattie Cardiovascolari dell'Università degli Studi della Campania "Luigi Vanvitelli" di Napoli.

I medici hanno seguito 61 pazienti dell'Ospedale Universitario Sant'Andrea di Roma che avevano dovuto sottoporsi a coronarografia, un esame radiologico invasivo che permette di valutare la presenza di restringimenti o ostruzioni nelle arterie coronarie, i vasi sanguigni che irrorano il muscolo cardiaco (miocardio). Hanno prelevato campioni di sangue dalle coronarie e da vasi periferici, e hanno ricercato al loro interno la presenza di microplastiche (frammenti di plastica più piccoli di un chicco di riso e di dimensioni fino ai 5 millimetri) e nanoplastiche (inferiori a 1 micrometro, un milionesimo di metro).

I frammenti di plastica sono risultati presenti nell'84% dei pazienti che avevano avuto un infarto, nel 40% di coloro che avevano una cardiopatia ischemica (una condizione in cui il muscolo cardiaco riceve poco ossigeno, a causa di un restringimento delle arterie) e nel 32% dei pazienti che invece avevano arterie sane. I reduci da infarto hanno anche mostrato una maggiore varietà di tipi di plastica nel sangue.

I pazienti che abitavano in aree con livelli più elevati di inquinamento atmosferico (in special modo di particolato fine, PM2.5) avevano probabilità maggiori di presentare micro e nanoplastiche nel sangue, e i fumatori avevano sei volte più probabilità di presentarle rispetto ai non fumatori.

«I nostri risultati suggeriscono che il fumo potrebbe facilitare l'ingresso di micro e nanoplastiche nel flusso sanguigno attraverso i polmoni. L'inquinamento atmosferico potrebbe agire in modo simile» spiega Emanuele Barbato, Direttore dell'Unità di Cardiologia dell'Ospedale Universitario Sant'Andrea (di Roma) e professore Associato presso l'Università "La Sapienza" di Roma.

Quella che emerge (per ora) è solo una correlazione

Secondo gli stessi autori dello studio, i risultati non provano che le microplastiche causano l'infarto, ma dimostrano una correlazione tra esposizione a inquinanti ambientali, presenza di microplastiche nel sangue e problemi cardiovascolari acuti.

Occorre inoltre ricordare che la ricerca presenta diversi limiti, come il fatto di includere un campione di pazienti di piccole dimensioni e di non dare informazioni su come i pazienti siano stati selezionati né su possibili fattori confondenti: alcuni, come le abitudini alimentari o le condizioni socioeconomiche, potrebbero essere all'origine sia della presenza di microplastiche nei vasi vicini al cuore, sia dell'infarto.

Come spiega Alun Hughes, docente di fisiologia cardiovascolare e farmacologia presso l'UCL Institute of Cardiovascular Science dell'University College London (UCL), su Science Media Centre, c'è anche la possibilità di una causalità inversa, e cioè che siano state le cure ricevute in ospedale per un infarto a provocare un aumento delle microplastiche nella circolazione sanguigna: «Le persone che si presentano in ospedale con un sospetto infarto ricevono infusioni endovenose come parte del loro trattamento. È noto che le infusioni endovenose rilasciano microplastiche nel sangue» chiarisce. «Dato che le microplastiche di solito non rimangono a lungo nel flusso sanguigno, questo sembra un meccanismo credibile e non viene discusso dagli autori».

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