Prevenire il fuoco di Sant’Antonio potrebbe ridurre l’infiammazione cronica e rallentare alcuni processi chiave dell’invecchiamento
Daniele Particelli
4 aprile - 17:07 - MILANO
E se proteggerci dall'herpes zoster potesse aiutarci anche a invecchiare meglio, più lentamente e con un organismo biologicamente “più giovane” rispetto alla nostra età anagrafica? Stando a uno studio condotto dalla USC Leonard Davis School of Gerontology, il vaccino contro il fuoco di Sant’Antonio potrebbe anche contribuire a rallentare i processi dell'invecchiamento biologico.
La ricerca, pubblicata su Journals of Gerontology, ha analizzato i dati di oltre 3.800 persone che avevano 70 anni o più nel 2016, confrontando chi si era vaccinato contro l’herpes zoster con chi non lo aveva fatto. Anche tenendo conto di fattori come condizioni di salute pregresse, il livello socioeconomico e lo stile di vita, i partecipanti vaccinati hanno mostrato in media un invecchiamento biologico più lento.
Il fuoco di Sant'Antonio e l'importanza del vaccino
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L'herpes zoster, noto come fuoco di Sant’Antonio, è causato dalla riattivazione del virus della varicella, che rimane latente nell’organismo anche dopo l’infezione iniziale. Il rischio di svilupparlo aumenta col passare dell'età, soprattutto dopo i 50 anni, e nelle persone con un sistema immunitario indebolito. Oltre all’eruzione cutanea, spesso molto dolorosa, la malattia può lasciare strascichi importanti come la nevralgia post-erpetica, con dolore persistente anche per mesi. La vaccinazione, oggi raccomandata e offerta gratuitamente in molti Paesi agli over 65 e ai soggetti fragili, riduce in modo importante il rischio di herpes zoster e delle sue complicanze.
L'invecchiamento biologico è più importante dell’età anagrafica
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A differenza dell'età anagrafica, l'invecchiamento biologico misura lo stato reale di salute di organi e tessuti ed è legato a processi come l'infiammazione cronica, l'efficienza del sistema immunitario, la salute dei vasi sanguigni e i meccanismi molecolari che regolano l’attività dei geni.
Nello studio statunitense, i ricercatori hanno valutato diversi indicatori chiave dell’invecchiamento, inclusi l'infiammazione sistemica, il funzionamento dell'immunità innata e adattativa, i parametri vascolari, i segni di neurodegenerazione e i marcatori epigenetici e trascrittomici, combinando tutti questi dati in un punteggio complessivo di invecchiamento biologico.
Cosa è emerso dallo studio
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I risultati hanno mostrato che le persone vaccinate contro l’herpes zoster presentavano livelli di infiammazione significativamente più bassi e un invecchiamento molecolare e genetico più lento rispetto ai non vaccinati. In media, il loro punteggio complessivo di invecchiamento biologico risultava inferiore e questo effetto persisteva anche a distanza di quattro anni o più dalla vaccinazione.
Secondo gli autori dello studio, una possibile spiegazione è che prevenire la riattivazione del virus della varicella riduca uno stimolo infiammatorio cronico sull'organismo. L’infiammazione di basso grado, infatti, è uno dei motori principali dell’invecchiamento e di molte malattie legate all’età, come patologie cardiovascolari, declino cognitivo e disturbi neurodegenerativi.
Da qui l'ipotesi secondo la quale stimolare in modo controllato il sistema immunitario possa rafforzarne l’equilibrio nel lungo periodo, rendendolo meno incline a risposte infiammatorie dannose. Gli autori si sono affrettati a sottolineare che si tratta di uno studio osservazionale e che non è possibile dimostrare un rapporto di causa-effetto diretto. I dati, però, suggeriscono che la vaccinazione contro il fuoco di Sant’Antonio possa influenzare domini chiave dei processi di invecchiamento, offrendo benefici che vanno oltre la prevenzione dell’infezione.











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