Un Conte Nazionale: Antonio tentato dal grande ritorno. Dubbi su Mancini

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De Laurentiis darebbe il via libera al tecnico del Napoli e non ci sarebbe un caso Spalletti-bis. Allegri si tira indietro, per Mancini pesa l'addio nel 2023

Guglielmo Buccheri

Giornalista

5 aprile - 00:05 - MILANO

Giù dalla torre non c’è nessuno, ma c’è chi sulla torre sta meglio di altri. Antonio Conte, Roberto Mancini, Massimiliano Allegri e dintorni: l’Italia senza commissario tecnico è come una nave alla ricerca della giusta rotta e la giusta rotta vale oro. Conte avanza, Mancini rimane fermo, Allegri fa più di un passo indietro, così nel borsino delle possibilità ora che la campagna elettorale per il nuovo presidente della Figc sta per prendere forma. Già, Conte. A Napoli ha vinto lo scudetto al primo colpo e, sotto al Vesuvio, gode di stima e credibilità: il suo contratto con la famiglia De Laurentiis scade nel giugno del 2027 e con il patron partenopeo il rapporto scorre liscio. E, allora? Allora c’è che Antonio non ha mai smesso di coltivare un desiderio: riallacciare il discorso con la nave azzurra dopo il biennio tra il 2014 e il 2016 arricchito da un viaggio europeo, quella in Francia, vissuto sempre al massimo e sempre al centro del suo gruppo fino all’eliminazione, ai quarti di finale, con la favorita Germania per colpa dei rigori poco lucidi di Pellè e Zaza. Conte si sente ancora addosso i brividi azzurri, la Figc conosce la sua passione per l’Italia e, ancor più, in Figc non c’è politico che non ne riconosca l’abilità nel ricostruire ciò che si è rotto. De Laurentiis, calato il sipario sulla notte di Zenica, si è espresso in favore di Malagò presidente federale, particolare non da poco: tra il numero uno del Napoli e l’ex numero uno del Coni il dialogo è aperto e continuo tanto che non rappresenterebbe un ostacolo il contratto che lega Conte sotto al Vesuvio per un’altra stagione. Tradotto: nessun caso Spalletti-bis qualora da via Allegri arrivasse l’offerta ad Antonio perché con Spalletti si rischiò la causa in tribunale civile alla luce di quella che De Laurentiis considerò una fuga verso la Figc non autorizzata.

i veleni di ferragosto

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Se la Federcalcio chiama, Napoli risponde: il via libera non sarebbe ostacolato. Conte ascolta, annota, pensa al duello con il Milan in agenda domani sera. E, Mancini? Sul suo eventuale ritorno in Nazionale pesano troppi dubbi e troppe incertezze. Quanto sarebbe opportuno riaffidarsi a chi, Ferragosto 2023, mandò una mail in via Allegri, destinatario il presidente Gravina, per comunicare la scelta di volare in Arabia Saudita? E quanto sarebbe rischioso puntare su un ct che ha vissuto la sua ultima partita su una panchina di Serie A nel lontano giugno del 2016 e che ha salutato l’Italia nel giugno di tre anni fa? Questione di stile e questione di conoscenze si intrecciano, senza contare che allo stesso Malagò, uno dei possibili candidati, l’idea di legarsi ad un ct fin troppo amico non piacerebbe più di tanto.

passioni

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Conte avanza, Mancini no. E Allegri tira il freno a mano: il tecnico del Milan è da tempo un potenziale ct della Nazionale perché ad ogni cambio di rotta si pensa a lui, ma, lui, non pensa alla panchina azzurra. "Nella mia testa c’è il quarto posto qui e la voglia di riabituarmi alla Champions League. L’Italia? Ci vuole una visione per i prossimi dieci anni e, comunque, non ho riflettuto ad un ruolo da commissario tecnico...", così Allegri. Falliti i playoff mondiali si è aperta una crisi dagli effetti ancora tutti da scrivere: al centro c’è il profilo del nuovo ct da individuare senza giocare di rimessa. Le tappe sono segnate: prima le elezioni federali il 22 giugno, poi la scelta magari con la consulenza della figura di un direttore tecnico con la sensibilità per le cose di campo come accade già altrove. Conte avanza perché nessuno avrebbe da ridire sul suo ritorno: l’esperienza del biennio 2014/16 si è costruita attorno a un’Italia con la formula magica là dietro - Buffon, Chiellini, Bonucci, Barzagli -, ma non nel resto della scena. Un esempio? Contro la Germania, nei quarti, il nostro centrocampo si presentò con Parolo in regia, Sturaro e Giaccherini accanto. Quella squadra resse l’urto dei tedeschi fino ai citati calci di rigore. 

candidati

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Mancini è il commissario tecnico della magia di Wembley, l’11 luglio 2021: Mancio tornerebbe di corsa, le controindicazioni, però, non mancano. Allegri si è cancellato dalla lavagna delle possibili scelte, da Roma anche Gian Piero Gasperini non ha lanciato segnali di fumo. Nelle prossime ore, si aprirà la campagna elettorale dalla durata breve: entro il 13 maggio i candidati dovranno uscire allo scoperto e consegnare i loro programmi in Figc. Malagò è, di fatto, in campo, Giancarlo Abete potrebbe finirci presto: il nostro calcio ha bisogno di unione e progettualità. A fine settembre, quando saremo sotto i riflettori della Nations League, avremo un commissario tecnico in panchina con la prospettiva di rimetterci in linea di galleggiamento con le nostre storiche rivali e con la missione di riportarci dentro un Mondiale.

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