Il ritorno di Grillo, "i politici sono zombie, la giustizia una clava"

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Beppe Grillo rispolvera la tradizione dei contro-messaggi di fine anno e, dopo un lungo silenzio - intercalato da post molto tematici e poco politici - si riaffaccia sui social. Lo fa, forse, proprio per motivare il suo silenzio, ma anche per sferrare una critica durissima alla politica fatta di "zombie" e alla giustizia "usata come una clava".

 A pervadere l'intero post, pubblicato su facebook qualche ora prima del discorso agli italiani del presidente Sergio Mattarella, è un sentimento di profonda amarezza. "In questo momento dell'anno tutti fanno finta di tirare una riga", ma "io questa riga non la vedo, vedo invece un accumulo di parole sprecate, usate come coriandoli - scrive il fondatore del M5s -.

Vedo un Paese che si è abituato a tutto, all'ingiustizia che diventa una procedura" e "al dolore che diventa una pratica amministrativa". Poi l'accusa, diretta a quella "politica" che "continua a recitare" in cui "cambiano le sigle, i simboli, gli accordi, e le facce sono sempre le stesse, che come zombie si trascinano con la scorta tra i palazzi".

Un passaggio chiave che prelude a quello che sembra un bilancio della sua esperienza recente con i 5 stelle: "Ho parlato tanto, ho urlato, riso e insistito. Ho detto cose scomode quando era sconveniente dirle e cose impopolari quando forse conveniva starsene zitti, ma poi sono rimasto in silenzio perché arriva un punto in cui le parole rischiano di diventare parte del rumore".

Nessun riferimento al nuovo Movimento di Giuseppe Conte, né tanto meno alla battaglia legale per il simbolo. Nessun riferimento diretto neanche alla vicenda personale del figlio Ciro condannato insieme ad altri tre imputati per presunto stupro di gruppo ai danni di due giovani donne. Il garante non lesina stoccate a destra e a manca, ma con toni molto diversi dal solito.

Quasi niente è rimasto del ruggito e della spavalderia di una decade fa. Le frasi regalate al suo pubblico sono più che intimistiche: scavano nel profondo con l'obiettivo di andare oltre.

"La giustizia è quella parola 'solenne' agitata da tutti come una bandiera e usata come una clava - scrive Grillo -. Ci sono cose che non entrano nei bilanci di fine anno, esistono ferite che non fanno notizia e cambiano il modo di guardare il mondo, insegnano che la verità segue percorsi tortuosi e che la giustizia spesso procede con tempi e logiche lontane da ciò che appare davvero giusto".

Il 2025 è stato "un anno di sottrazione…che ha tolto più di quanto abbia dato". "Mi sento in uno stato in cui non esiste noia, tristezza, né dolore fisico e morale", dice di sé. Per poi chiosare: "Il mio tempo non è ancora venuto, io sono postumo".

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