Dopo l'incredibile decisione della Caf di assegnare la Coppa 2025 al Marocco, ripercorriamo i fatti dell'incredibile ultimo atto a Rabat
La credibilità di un movimento messa a serio repentaglio. Come è possibile assegnare a tavolino dopo due mesi la Coppa continentale accogliendo il ricorso della nazionale sconfitta, non per un caso di doping, di tesseramenti irregolari, ma per un fatto accaduto in campo e quindi - a questo punto verrebbe da dire solo teoricamente - sotto gli occhi di tutti? Regolamento alla mano si trattava di un classico caso di bianco e nero. Di grigio c'era ben poco. Don King, storico promoter di boxe, era solito dire "Only in America" anche se la sua era un'accezione positiva. Qui viene da dire "Only in Africa", col magone per chi sogna di vedere questo continente evolversi, non solo sportivamente.
i fatti
—
Dopo la clamorosa decisione della Caf, la federcalcio africana presieduta da Patrice Motsepe, di assegnare con un 3-0 a tavolino l'edizione 2025 della Coppa d'Africa al Marocco, Paese organizzatore (e che ospiterà anche gare del Mondiale 2030) ai danni del Senegal, è bene ripercorrere cosa accadde la sera del 18 gennaio scorso al Prince Moulay Abdellah Stadium di Rabat. Con il risultato ancora fermo sullo 0-0, l'arbitro assegna otto minuti di recupero. Il Senegal si illude con la rete di Gueye al 92' dopo il palo colpito da Seck, che però l'arbitro ritiene colpevole di aver commesso in precedenza fallo su Hakimi. Gol annullato quindi. Al 98' angolo per il Marocco: Brahim Diaz viene cinturato in area: il direttore di gara, Jean-Jacques Ndala della Repubblica Democratica del Congo, assegna il penalty -a dir poco dubbio - dopo l'on field review. E si scatena il finimondo.
il senegal abbandona
—
La tensione in campo è alle stelle. I senegalesi si sentono derubati e non ci stanno. Dopo qualche parapiglia tra i giocatori, il Senegal decide di rientrare negli spogliatoi in segno di protesta come richiesto dall'allenatore Pape Thiaw. Siamo ormai oltre gli 8' di recupero quando i Leoni della Teranga lasciano il campo per non far tirare il contestatissimo rigore. E' Sadio Manè a convincere i compagni a tornare sul terreno di gioco per disputare gli ultimissimi minuti. Si riaffaccia sul campo anche il ct Thiaw, che prima discute con l'arbitro e poi viene accompagnato al suo posto da Regragui, tecnico del Marocco. Al 112' è Brahim Diaz ad andare sul dischetto. Il suo penalty è comico: un cucchiaio che Mendy blocca senza muoversi. A molti sorge il dubbio che abbia sbagliato apposta... Si va quindi ai supplementari sullo 0-0.
l'asciugamano e la rete di gueye
—
La rete di Pepe Gueye al 4' del primo supplementare porta avanti il Senegal. Poco dopo l'ennesima puntata di questa finale che assume sempre più i contorni di una farsa. Mentre il gioco è fermo per soccorrere il giallorosso El Aynaoui, ferito alla testa, Hakimi viene invitato dai suoi tifosi a rubare l’asciugamano bianco di Mendy. Lui lo prende e lo butta dietro i cartelloni pubblicitari. Diouf, il terzino sinistro dei Leoni della Teranga, lo recupera immediatamente e lo rimette al suo posto. Il gioco riprende. Yehvann Diouf, portiere di riserva, porta un altro asciugamano, blu, a Mendy. Alle sue spalle spunta un branco di raccattapalle, uno di loro cerca di rubargli il feticcio colorato. Il portiere del Nizza non lo molla. Arriva poi Saibari, che cerca di sbarrargli la strada. Ma Yehvann riesce a evitarlo e consegna l’asciugamano al compagno, che poi glielo restituisce. La domanda sorge spontanea: perché tutto questo caos per un pezzo di spugna? Perché da quelle parti è considerato un potente amuleto, questioni di magia nera. Dopotutto, "Only in Africa", ahinoi...
la festa
—
Al triplice fischio si scatena la festa, in campo e per le strade di Dakar. Mentre un popolo intero, quello marocchino, cade nella più cupa disperazione. Era un titolo che aspettavano dal 1976, sfuggito dopo averlo quasi stretto tra le mani. O almeno così pensavano. Sino al fatidico ricorso in appello accolto dalla Caf due mesi dopo. Chissà come avranno appreso la notizia Diaz (nello spogliatoio dell'Etihad dopo City-Real) e Hakimi (in quello di Stamford Bridge dopo Chelsea-Psg). Ma soprattutto cosa avranno pensato i poveri senegalesi. Una coppa per due, con un epilogo che non può non lasciare l'amaro in bocca. Forse anche a chi si è ritrovato ad alzarla, metaforicamente.









English (US) ·