Le particelle prodotte dagli scarichi entrano nelle case anche con le finestre chiuse e vengono respirate per ore. Uno studio ha misurato cosa succede al cervello quando si riduce quella concentrazione con un purificatore HEPA.
Eugenio Spagnuolo
10 maggio - 18:15 - MILANO
Chi abita vicino a una strada trafficata conosce bene il rumore del traffico. L'inquinamento, invece, non si sente: le particelle ultrafini prodotte dagli scarichi entrano nelle abitazioni silenziosamente, si concentrano nell'aria interna e vengono respirate per ore. Gli effetti di questa esposizione cronica su polmoni e cuore sono documentati da anni di ricerca. Gli effetti sul cervello, però, erano però ancora poco esplorati. Uno studio pubblicato su Scientific Reports da ricercatori dell'Università del Connecticut e della Tufts University ha scelto di indagare proprio lì, misurando cosa succedeva al cervello dopo un mese con un purificatore HEPA in casa.
aria pura per il cervello
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Lo studio, chiamato HAFTRAP, ha reclutato persone che vivevano a meno di 200 metri da strade ad alto traffico a Somerville, nel Massachusetts (USA). Ognuno ha trascorso un mese con un vero purificatore HEPA in camera da letto e in soggiorno, poi un mese con uno finto, identico nell'aspetto e nel rumore ma senza filtro funzionante, con una pausa di un mese nel mezzo. L'ordine era casuale e i partecipanti non sapevano quale stessero usando. Il monitoraggio ha confermato che i purificatori (veri) hanno ridotto le particelle fini PM2.5 del 52% e le particelle ultrafini del 32%. All'inizio e alla fine di ogni periodo, un ricercatore si presentava la mattina per somministrare il Trail Making Test, uno strumento diagnostico diviso in due parti: la parte A chiede di collegare in sequenza punti numerati nel minor tempo possibile, misurando velocità visiva e motricità di base. La parte B, più impegnativa, prevede di alternare numeri e lettere in sequenza, il che richiede la capacità di passare rapidamente da un'attività all'altra che usiamo continuamente (guidando, gestendo riunioni, seguendo più cose in parallelo, ecc).
particelle sottili
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Il risultato più significativo è emerso guardando i partecipanti per età. Tra quelli con meno di quarant'anni non è emersa alcuna differenza apprezzabile. Ma tra quelli dai quaranta in su, il tempo medio di completamento della parte B è stato di 54 secondi con il purificatore vero contro 61,4 secondi con quello finto: un miglioramento del 12%. La parte A non ha mostrato differenze in nessun gruppo. La distinzione non stupisce: altri studi hanno già osservato che l'inquinamento tende a colpire le funzioni cognitive più elaborate lasciando intatte quelle di base. Esistono anche evidenze che le particelle sottili possano danneggiare la sostanza bianca nelle aree cerebrali coinvolte nella flessibilità cognitiva, che è esattamente la funzione misurata dalla parte B del test. Tra l'altro, la divisione per fasce d'età non era pianificata prima della raccolta dei dati, è emersa dall'analisi successiva. E va aggiunto che i purificatori finti, pur non filtrando, facevano comunque circolare l'aria, il che potrebbe aver ridotto in parte le particelle ultrafini anche nel gruppo di controllo, rendendo il vantaggio reale dei filtri HEPA potenzialmente superiore a quanto misurato.
Ciò che lo studio aggiunge, però, è un tassello in un quadro che si consolida da anni: l'inquinamento da traffico, già associato a malattie respiratorie, cardiovascolari e a un rischio aumentato di Alzheimer e Parkinson, potrebbe incidere anche sulla velocità con cui il cervello gestisce compiti che richiedono flessibilità mentale. Che questo effetto sia più visibile dopo i quaranta potrebbe riflettere una maggiore vulnerabilità del cervello che invecchia agli insulti ambientali cronici, anche in assenza di patologie conclamate.







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