Il "derby" dei sogni di Hauge: il delitto perfetto dell'ex Milan che fa piangere gli interisti

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Nell'eliminazione dei nerazzurri dalla Champions il ruolo da protagonista se l'è preso l'ex rossonero, in gol sia all'andata che nel match di questa sera. Ha segnato solo una rete in meno di Haaland nella competizione

25 febbraio - 10:48 - SAN SIRO

San Siro gli ha stravolto la vita e ne ha indirizzato il cammino. Oggi come sei anni fa, quando il biondino di Bodo stregò il Meazza e poi planò sul Duomo. I piani alti rossoneri l’avevano già notato settimane prima, ma quel gol nel preliminare convinse Maldini ad arpionarne il talento con un blitz. “Ciao, sono Paolo, vieni da noi?”. E Hauge firmò.

decisivo

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Oggi è tornato a San Siro e ha segnato di nuovo, stavolta all’Inter, in un piccolo derby personale contro la vecchia rivale. I gol in Champions sono sei. Uno in meno di Haaland. Gli stessi di Osimhen e Martinelli. Due al Tottenham, altrettanti ai nerazzurri, uno al Borussia Dortmund e un altro al Manchester City. Jens Petter Hauge è uno dei figli di Bodo. Uno che nel tempo libero, sopra il Circolo polare artico, va a pesca di trote e si rilassa. Dopo aver lasciato la casa madre ha girovagato un po’ per l’Europa e poi è tornato a segnare con la squadra della vita. Ha infilato un paio di reti in Serie A - tra cui una bella al Napoli -, vinto l’Europa League con l’Eintracht e giochicchiato col Gent senza brillare. Con la serata di San Siro è salito al terzo posto tra più dribblomani di tutta la Champions. Prima di lui Yamal e Vinicius, mostri sacri di quest’arte.

the ring

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A fine partita Hauge s’è mischiato in mezzo ai suoi per salutare i 3500 tifosi arrivati fino a Milano. Il piccolo “muro giallo" norvegese ha assistito alla storia e ha omaggiato i suoi idoli. Hauge è uno di loro. Il figlio di una città di 50mila abitanti arroccata all’inizio di un fiordo, dove l’aeroporto ha una sola pista, d'inverno si vive al buio, si sgomita per vedere l'aurora boreale nei giorni senza nuvole, lo stadio ha ottomila posti e dove prima di ogni partita, a bordocampo, la squadra si riunisce in cerchio. Si chiama “the ring”, forma un anello. A parlare è sempre Berg, il capitano. Hauge veste il 10 ed è il più talentuoso. Con due schiaffi ha trascinato il piccolo Bodo fino agli ottavi. San Siro continua a stravolgergli la vita.

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