"Il presidente Pasquale Stanzione, la vicepresidente Ginevra Cerrina Feroni e il componente Agostino Ghiglia ci hanno comunicato la loro ferma volontà di proseguire nello svolgimento delle loro funzioni istituzionali" nel Garante Privacy, "nella convinzione di aver sempre agito in piena trasparenza e correttezza". Lo annunciano i rispettivi legali. "Le ipotesi investigative, allo stato del tutto 'embrionali', seguono inchieste promosse da giornalisti in evidente conflitto con l'operato del Garante" e dovranno "essere oggetto di particolare verifica" da parte "della magistratura, nel cui operato "si esprime piena fiducia".
Il giorno dopo lo scossone delle dimissioni di Guido Scorza, componente del Collegio del Garante Privacy indagato in concorso per peculato e corruzione dalla procura di Roma, nel fortino di Palazzo Venezia tutto tace. Gli occhi sono puntati su Report che, dopo aver scoperchiato il vaso di Pandora con una serie di servizi, torna stasera ad accendere un faro sulla vicenda, in particolare sulle 'spese pazze' dei membri dell'Autorità, finite nel mirino della magistratura insieme con l'opacità di alcune sanzioni e presunti conflitti di interesse, dossier che potrebbe finire anche sul tavolo della Corte dei Conti.
La novità è "un documento inedito in cui c'è la prova che i Garanti, nell'ambito dei rimborsi spese, sapevano di essere in difetto", spiega Sigfrido Ranucci. "Peraltro c'è un regolamento che andava approvato già dal 2021, sollecitato anche all'ex segretario generale Mattei, in cui si fissava un tetto di 100 euro al giorno per il vitto e di 190 euro a notte per gli hotel, non superiori a 4 stelle. Abbiamo invece scoperto che per anni sono stati spesi fino a 690 euro a notte, in alberghi anche a 5 stelle. Quel regolamento non è stato mai approvato dal Collegio per poter continuare a beneficiare di diversi agi alle spalle dei cittadini". Spazio anche "a un secondo documento dei dipendenti che tornano a chiedere le dimissioni di tutti i componenti, non ritenendoli più credibili né equidistanti dalla politica", aggiunge.
Intanto le opposizioni tornano in pressing per l'azzeramento totale del Collegio. Tecnicamente - in base al Regolamento sull'organizzazione e funzionamento dell'Ufficio del Garante - possono deliberare anche soltanto tre componenti e le decisioni restano valide. È presumibile comunque che domani il presidente dell'Autorità, Pasquale Stanzione, comunichi ufficialmente (se non l'ha già fatto) le dimissioni di Scorza alla Camera, in modo che possa essere scelto un nuovo componente, che spetta all'opposizione indicare: nel 2020 Scorza era stato eletto a Montecitorio, in quota M5s. Ma la questione è di fatto politica, anche perché la legge non prevede meccanismi di revoca.
"Ci auguriamo che gli altri componenti seguano l'esempio di Scorza e si possa voltare pagina definitivamente", dice alla Stampa la senatrice pentastellata Barbara Floridia, presidente della Vigilanza Rai. "Al di là degli esiti giudiziari, che faranno il loro corso, il punto politico è evidente: la credibilità dell'Autorità è compromessa nel suo complesso" avverte Sandro Ruotolo, responsabile Informazione della segreteria nazionale del Pd, auspicando una riforma delle autorità di garanzia che contempli un meccanismo di revoca: "Dimissioni, rielezione e nuove regole di garanzia: è una questione che deve entrare immediatamente nell'agenda del Parlamento", dice. Mentre Angelo Bonelli (Avs) annuncia "un emendamento al Milleproroghe per cambiare le norme sulla nomina dell'Autorità e per la decadenza dell'attuale Consiglio".
La maggioranza finora si è chiamata fuori dal coro di richieste di dimissioni, disconoscendo la paternità del Collegio, eletto sotto il secondo governo Conte. "Mi rimetto alla magistratura, della quale mi fido", ha sintetizzato ieri la premier Meloni.
Gli inquirenti intanto setacciano documenti, cellulari e pc sequestrati ai quattro indagati - Stanzione, Scorza, la vicepresidente Ginevra Cerrina Feroni e Agostino Ghiglia - alla ricerca di elementi a sostegno dell'impianto accusatorio che si basa anche su testimonianze, come quella dell'ex segretario generale Angelo Fanizza, che si è dimesso dopo la richiesta di controlli sulle mail dei dipendenti nella caccia alla 'talpa' che aveva fornito i materiali a Report. Nel mirino dei magistrati, la richiesta di rimborsi per spese "compiute per finalità estranee all'esercizio di mandato", tra acquisti, viaggi, soggiorni in hotel 5 stelle, cene di rappresentanza, missioni all'estero. Sul fronte dell'ipotesi corruzione, il focus è in particolare su Ita Airways e sulle tessere da seimila euro ciascuna ricevute come presunta utilità in cambio di una mancata sanzione alla società. Faro anche sulla procedura relativa alla sanzione a Meta per gli smart glasses.
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