I leader dell'Inter sono sostituibili: perché Chivu cambia Lautaro e Calhanoglu

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Sia nel derby che a Madrid il bomber e il regista non hanno finito la partita: le due colonne della squadra sono la fotografia del momento nerazzurro

27 novembre - 11:28 - MADRID

Non saranno certo questi punti, gettati al vento di Madrid senza un perché, a cancellare le speranze interiste di finire tra le otto migliori, le elette che eviteranno il playoff Champions. E gli altri punticini preziosi dilapidati in casa, nel derby di quattro giorni prima col Milan, non hanno tolto minimamente le possibilità di scudetto nerazzurro: la cima della montagna è sempre lì, da scalare a –3 appena, tutt’altro che irraggiungibile. Ma se le ultime due fragorose cadute in serie della squadra di Chivu non intaccano le classifiche tra Italia ed Europa, a essere state erose sono invece le certezze faticosamente costruite nei mesi precedenti dall’allenatore romeno. I problemi sono assai più profondi di quanto si potesse pensare, arrivano nel cuore di una squadra fragile nella testa, sprecona davanti e dotata di una strana capacità di farsi del male da sola dietro. In questo quadro generale, già di suo inquietante, si può zoomare facilmente anche sul particolare: ecco allora quei due leader, riconosciuti e riconoscibili, eppure sostituiti entrambi nelle ultime due partite dopo prove grigiastre. Lautaro e Calhanoglu, fuori di nuovo a capo chino al Metropolitano dopo aver vissuto la stessa scena a San Siro, rischiano di diventare la fotografia più amara del momento nerazzurro. 

sanguinano

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Ieri a Madrid, ad esempio, il guerriero argentino è uscito al 73’ con faccia furente, altro che i sorrisi che tempo auspicava il suo allenatore. Nello stesso minuto, Calha è stato chiamato fuori per dare spazio a Sucic, con conseguente spostamento di Barella al centro: a differenza del compagno, il turco ha lasciato il campo senza la stessa espressione tormentata da guerriero latino, ma sulla pelle avvertiva comunque il peso di questo momentaccio, individuale e collettivo. Esattamente come contro il Milan, il primo gol subito da Sommer in ripartenza ieri nasceva proprio da un errore grossolano di Hakan. Insomma, iniziano a sanguinare davvero le palle perse nella zona centrale che proprio il turco occupa da regista. 

mammasantissima

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Con queste sostituzioni, una dopo l’altra, Chivu non ha certo messo in discussione in quanto tali i suoi leader, destinati comunque a ripartire dall’inizio, ma certifica un problema evidente nel loro due ruoli strategici: sia il capitano-centravanti che il totem del centrocampo sono, infatti, ben lontani dai propri standard. E pazienza se un tempo sarebbero rimasti in campo per tutto il match, indipendentemente dall’apporto alla causa: il tecnico romeno, a differenza del predecessore, non guarda in faccia nessuno al momento di sostituire qualcuno, mammasantissima compresi. 

lo smacco

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Da parte sua, Lautaro, non solo non è andato neanche vicino a segnare al Metropolitano, ma ha ricevuto uno smacco nel vedere esultare davanti ai suoi occhi l’amico-nemico, il connazionale Julian, proprio il collega che gli ha tolto il posto di centravanti principe in Argentina. Un Toro, come chiamano Martinez, punto da un Ragno, soprannome di Alvarez. Prima il capitano di Chivu aveva fatto coppia con Bonny senza fare davvero clic per una sera, nonostante la prestazione del francesino sia stata decisamente migliore della sua, e poi, dopo l’ingresso di Thuram, ha potuto muoversi dentro alla ThuLa solo per pochi minuti.

zona calda

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 Per afferrare davvero il senso del segnale arrivato da Chivu con gli ultimi cambi del Metropolitano bisognerebbe tornare indietro di 96 ore, giusto alla notte del derby di domenica scorsa, quando il capitano era stato richiamato in panchina, a sorpresa, da Chivu: “Che c’è, non posso fare cambi?!?”, aveva risposto un po’ stizzito il tecnico romeno a precisa domanda, quasi a voler rivendicare il diritto a una decisione che in casa Inter è sempre piuttosto controversa. Non bastasse, quella stessa sera del derby, Calhanoglu ha generosamente partecipato al regalo per Pulisic, prima di sbagliare dal dischetto. Ieri il turco si è ripetuto, ma solo in quella palla sanguinolenta persa prima della rete di Julian. Alla prova dei fatti, spesso sono proprio errori del regista in quella zona calda a spalancare il campo alle ripartenze che i nerazzurri faticano a contenere con questo schieramento. 

esposti alla bufera

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Il caso vuole che i due, centravanti e regista, siano anche i due protagonisti del caso mediatico dell’estate interista: lo scontro dopo l’eliminazione al Mondiale per Club è storia nota, con le accuse velate dall’argentino al turco, ma anche la ricomposizione fraterna ad Appiano è una vicenda ormai conosciuta. Anzi, entrambi hanno inizialmente mostrato di aver superato quelle scorie sul campo: il Toro è stato capace di segnare 4 volte in Champions prima del flop di ieri sera, mentre Calha è diventato il sorprendente capocannoniere in campionato. Certo, però, che le ultime due sconfitte nerazzurre rischiano di cambiare il quadro di insieme: se tutta l’Inter ha fatto passi indietro, attorcigliandosi sempre sugli stessi difetti, turco e argentino sembrano i più esposti a questa bufera.

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