I camion elettrici cinesi stanno per invadere l'Europa

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Il 2026 sarà l'anno in cui i primi camion elettrici cinesi entreranno nelle flotte della logistica europea. I produttori del vecchio continente bussano a Bruxelles

Giuseppe Croce

22 marzo - 11:07 - MILANO

In Europa, nel 2025, appena il 4,2% dei camion venduti era elettrificato; al contrario, in Cina i camion elettrici, ibridi e a idrogeno hanno rappresentato circa il 28,9% del totale dei mezzi pesanti venduti. Secondo Reuters, dopo il boom dei pannelli solari e quello delle auto elettriche made in China, nel 2026 potrebbe iniziare anche l'era dei camion elettrici cinesi. I produttori europei se ne sono accorti e stanno già cercando di correre ai ripari bussando alla porta di Bruxelles.

LA TECNOLOGIA è PRONTA

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La tecnologia dei produttori di camion cinesi è considerata avanti di tre anni rispetto a quella delle controparti europee. Questo divario è dimostrato da prestazioni nettamente superiori: i veicoli di nuova generazione, come il Global E700 di Windrose, offrono un'autonomia di 670 chilometri e tempi di ricarica di soli 35 minuti, una velocità più che doppia rispetto alla maggior parte dei camion elettrici europei attualmente in circolazione. Anche considerando un'autonomia reale molto più bassa, pari a 400 chilometri in autostrada, con l'attuale limite di velocità di 80 km orari per i mezzi sopra le 12 tonnellate a pieno carico un mezzo come il Global E700 è già competitivo con le controparti diesel: nelle 4,5 ore di turno massimo di guida consentito al singolo guidatore, infatti, può teoricamente percorrere 360 chilometri dopo i quali l'autista sarà costretto a fare una pausa da 45 minuti, sufficienti per la ricarica completa della batteria. In più, si tratta di un mezzo con posto di guida centrale e, di conseguenza, già omologato sia per la guida a destra che per quella a sinistra, e quindi riallocabile o rivendibile in tutta Europa. I produttori cinesi hanno inoltre dimostrato una velocità di sviluppo sorprendente, completando in soli tre anni ciò che normalmente richiederebbe sette anni all'industria tradizionale. Oltre all'evidente vantaggio tecnologico, i costi di vendita dei mezzi pesanti elettrici cinesi in Europa saranno molto competitivi. I nuovi arrivati puntano a proporre i loro veicoli a prezzi fino al 30% inferiori rispetto alla media europea. Il già citato Global E700, ad esempio, ha un costo base di 250 mila euro con 600 mila chilometri di garanzia del produttore. Questo vantaggio economico deriva dalla loro enorme scala produttiva in madrepatria e da una filiera di approvvigionamento per veicoli elettrici e batterie decisamente meno costosa.

COSA FARANNO I CINESI

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I produttori cinesi stanno mettendo in atto strategie commerciali mirate per superare la diffidenza iniziale e conquistare i gestori delle flotte europee, garantendo assistenza e produzione locale. Sany e SuperPanther hanno stretto accordi con l'azienda tedesca Alltrucks per poter fare affidamento su una rete di circa 650 centri di assistenza in tutta Europa. Inoltre, SuperPanther farà assemblare i propri camion in Austria (in un ex stabilimento Man) tramite la Steyr Automotive. Windrose adotterà un approccio innovativo per abbattere i costi di sviluppo. Oltre al sedile di guida in posizione centrale, che elimina la necessità di produrre varianti diverse per i mercati con guida a destra o a sinistra, il produttore ha scelto di importare i camion in Europa solo per la prima metà del 2026, per poi assemblarli in Belgio nella seconda metà dell'anno (e anche in Francia a partire dal 2027). In questo modo si terrà al riparo dai dazi europei. Byd conosce già il mercato europeo e produrrà i propri camion direttamente nella fabbrica di auto e autobus che possiede già in Ungheria. Farizon (che fa parte del Gruppo Geely) è già entrata nel mercato europeo con i van e ha firmato a fine 2025 un accordo con Duvenbeck Logistics Group e Agn Leanway International Logistics per la costruzione di un magazzino di ricambi in Europa.

COSA FARANNO GLI EUROPEI

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I tradizionali produttori europei (Mercedes, Volvo, Scania, Man e Renault) stanno prendendo la minaccia estremamente sul serio. Attraverso associazioni industriali come l'Acea e E-Mobility, stanno chiedendo misure di supporto alla Commissione UE, tra cui la riduzione dei pedaggi autostradali e l'introduzione di mandati per flotte merci a zero emissioni. L'obiettivo è stimolare e accelerare la domanda di camion elettrici europei prima che i marchi cinesi riescano a consolidare la loro posizione con prezzi più competitivi. Allo stesso tempo, le aziende europee cercano di recuperare il tempo perduto. Scania, ad esempio, ha investito ben 2 miliardi di euro per aprire una fabbrica di camion vicino a Shanghai e sta assumendo aggressivamente talenti cinesi nel settore Ricerca e Sviluppo. L'obiettivo degli europei è chiaro: imparare dai cinesi come passare rapidamente dall'innovazione alla fase industriale. In pratica, gli europei stanno facendo oggi con i cinesi quello che i cinesi hanno fatto con gli europei negli ultimi tre decenni.

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