Una vita nel segno dello sport: il padre di Korda è ex n.2 al mondo, la sorella è oro olimpico e il suo futuro suocero è un ex Pallone d'Oro...
Martina Sessa
23 marzo - 16:26 - MILANO
Tutto parte da una frase, da un passo della Bibbia che diventa chiave di lettura di un’impresa: “Tutto è possibile per chi crede”. Sebastian Korda la legge al mattino, poche ore prima di scendere in campo contro Carlos Alcaraz. Non è solo parte di un rito, ma un passaggio mentale: fa sua la frase, se la ripete in campo e la traduce in due concetti essenziali: impegno e fiducia. “Volevo controllare quello che potevo controllare: restare positivo, restare lucido, essere totalmente coinvolto in ogni punto”, dirà poi. Di lì a poco, l’americano firma l’impresa all’Hard Rock Stadium di Miami: batte il numero uno del mondo per la prima volta in carriera. La vittoria passa anche attraverso un’altra parola, meno evocativa ma decisiva: normalità. Korda è da sempre considerato uno dei giocatori più eleganti del circuito, dotato di un repertorio completo. Eppure, in passato, il suo limite era proprio l’eccesso: “Cercavo di osare troppo, forzavo colpi che non servivano”, ha ammesso. Contro Alcaraz, invece, è aggressivo senza essere avventato. Lucido, essenziale. Determinante per questo nuovo approccio anche l’arrivo del nuovo coach, l’ex tennista Ryan Harrison: insieme da febbraio, hanno lavorato per valorizzare la sensibilità di mano di Korda, insistendo sul diritto ma soprattutto sulla scelta di andare a prendersi più spesso la rete.
origini e idoli
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Per capire davvero il suo tennis, però, bisogna tornare alle sue origini. Lo sport, per Korda, infatti è una lingua madre. È figlio degli ex tennisti Petr Korda, numero due del mondo e vincitore degli Australian Open nel 1998, e Regina Rajchrtova, arrivata fino al numero 26 Wta. Le sorelle, Jessica e Nelly Korda, sono campionesse di golf: Nelly ha conquistato anche l’oro olimpico ai Giochi olimpici di Tokyo. E anche la sua vita privata incrocia lo sport: è promesso sposo di Ivana Nedved, figlia dell’ex calciatore di Lazio e Juventus Pavel Nedved. Eppure, il tennis non è stato un destino immediato. A tre anni Korda impugna una mazza da hockey e sogna di diventare un giocatore dell’NHL (National Hockey League). Il richiamo del tennis arriva più tardi, a nove anni, quando il padre lo porta agli US Open per assistere alla sfida tra Radek Stepanek, allievo di Petr Korda, e Novak Djokovic. È lì che scatta qualcosa: da quel momento, il tennis diventa un pensiero fisso. Niente piani B, solo tennis. Cresce con modelli chiari: il padre, Stepanek e Rafael Nadal. A Nadal dedica perfino il nome del suo gatto, Rafa. Nel 2020, al debutto nel tabellone principale del Roland Garros, affronta proprio il suo idolo, che lo batte in poco meno di due ore. A fine partita gli chiede, in modo del tutto inusuale, un autografo sulla maglietta: “Al mio amico Sebastian, ti auguro il meglio per la tua carriera tennistica”, scrive Rafa. Essere figlio di Petr Korda significa non solo avere un idolo in casa, ma anche crescere in un ambiente privilegiato. Nell’off-season del 2021 Korda sceglie di allenarsi a Las Vegas con due leggende come Andre Agassi e Steffi Graf, vecchi amici di papà. “Andre mi ha detto quanto sono bravo e quanto posso ancora migliorare”, ha raccontato successivamente.
presente e passato
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Oggi Korda segue la sua strada, con il padre nel team ma in un ruolo più defilato rispetto a Harrison. “Nessuno mi conosce meglio di lui”, spiega. E i risultati iniziano a dare ragione al percorso: con il titolo di Washington nel 2024, i Korda diventano la prima coppia padre-figlio a vincere lo stesso torneo nella storia dell’Atp. Le coincidenze, nel tennis, hanno sempre un fascino particolare. Ventinove anni fa, Petr Korda batteva il numero uno del mondo Pete Sampras negli Stati Uniti. Ventinove anni dopo, Sebastian replica l’impresa, superando il numero uno al mondo Carlos Alcaraz a Miami. Anche l’esultanza sembra un’eco familiare: lo stupore di chi sa di aver fatto qualcosa di grande, ma non lo ha ancora del tutto realizzato. Petr con le mani sulla testa, Sebastian con la racchetta. Due immagini diverse, la stessa incredulità. A volte, per battere il numero uno del mondo, serve solo credere davvero che sia possibile. E leggere la Bibbia.









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